Angelo Ribelle

Il Morso Della Taranta


L'eurostar arriva nella piccola stazione a notte fonda, con ottantacinque minuti di ritardo.Appena sceso, un'aria dalle temperatura ben diversa rispetto a quella del "posto 33, carrozza 1" mi  circonda e mi invade i polmoni. Non mi č difficile sentire odore di salsedine nell'aria, sorrido.Mi guardo un po' intorno mentre cerco quelli che saranno i primi punti cardinali da fissare, sui quali costruire poi tutta la mia capacita' di (dis)orientamento per il resto della permanenza.Poco dopo arrivo alla mia stanza, una doccia e giusto il tempo di toccare le lenzuola bianche che perdo i sensi. Mi risvegliero' soltanto dopo sette ore di sonno ristoratore.Arriva il giorno. Spettacolo dentro gli occhi e sulla pelle.Quarantuno gradi e mezzo, col sole che cade a picco sulla testa creando una sensazione di quasi svenimento. Ci sono abituati i miei compagni di avventura, mentre guardano "il toscano" che arranca un po' tra un bicchiere di vino ghiacciato, olive e taralli. E non posso fare a meno di osservare intorno.La terra rossa, riarsa dal sole, con gli ulivi secolari e giganteschi a fare da guardiani dei grandi spazi delimitati dai muretti in pietra. E ti sembra di sentirlo tra quelle piante l'eco dei passi, che non sai se sono quelli dei contrabbandieri che cercano di sfuggire alla finanza o quelli di una femmina che balla a piedi nudi la taranta.Illegalita' e sensualita', in una miscela che difficilimente si puo' scindere. Veleno e vita come la miscela di ossigeno e azoto che forma l'aria. Ed č lė che la percepisci, trovandola come il retrogusto di tannino nel primitivo di Manduria, mentre ti scalda assieme al sole che, sfrontato, ti si imprime sulla pelle abbronzandola.Terra di contraddizioni questa, ma proprio per questo affascinante come la donna sbagliata, della quale non riesci a far meno. Una donna che ti rivolge parola, ti seduce e poi gestisce il gioco con la maestria che solo una -femmina- puo' avere.Rimango cosė immobile su questo tetto piatto della "Citta' Bianca", mentre osservo il mare che,azzurro, mi saluta dal fondo della piana.Neppure dieci minuti di auto e ci saro' dentro, sale tiepido sulla pelle, mentre laggiu' all'orizzonte proprio non riesci a capire dove finisce l'acqua ed inizia a salire il cielo.E allora bagni a mare interminabili, con la pelle dei polpastrelli che alla fine sembra sciogliersi ed i brividi di freddo che attraversano la colonna vertebrale neppure fosse fatta di burro.E poi la sera col ritrovo in quella splendida piazza, prima di infilarsi per il dedalo di bianchi vicoli a bere vino e suonare la chitarrra, oppure finire la nottata in qualche masseria tra gli ulivi, aspettando che il sole sorga direttamente da sopra il mare, -non come sei abituato tu toscano....da te il sole dentro il mare ci va a dormire-Sono forti le tinte della Puglia che ho scoperto, dirette come sigarette senza filtro ma pastose come l'abbraccio della terra calda quando stramazzi a terra sfinito dal cibo e dal vino.Tinte liquide, tinte gassose, tinte da guardare, che una volta entrate dentro non mi abbandoneranno piu'.E non posso che essere felice della cosa.Buona fortuna.