Angelo Ribelle

Mattone Su Mattone


Sono le sette. Suona la sveglia.Ha la voce calda e tagliente della Nannini ma questo non la salva certo dalla pressione del tasto SNOOZE...si, dai...altri cinque minuti me li merito. [Me li merito IO]Il piumone è soffice, leggero, caldo al punto giusto. Nonostante sia il sei di aprile ancora al mattino fuori è freddo e stare qua sotto mi piace. E' delizioso ed il lavoro puo' attendere.Il mio cielo da un po' di tempo a questa parte è popolato di quattro stelle. Sono quelle di questo albergo in centro a Firenze, arredato con mobili di legno chiaro e luci che illuminano dal basso verso l'alto, proprio come piacciono a me.Sono fuori casa, in giro, da cinque mesi e sempre piu' spesso avverto la mancanza del mio letto, delle mia tazza per fare colazione, del mio parquet del quale conosco ogni imperfezione, della mia sedia preferita ed un po' rotta, per non parlare del calore e della voce dei miei genitori...Dio, cosa non darei per l'abbraccio di mia mamma mentre la respiro forte riconoscendo il suo profumo impresso in me da una vita, come l'istinto di sopravvivenza, la voglia di amare, la gioia di essere accarezzato dal sole di primavera.Mi sento in bilico, poi accendo la TV. E mi sento una bestia. Uno stronzo. Uno fortunato, che non capisce neppure perchè non ci sia finito lui sotto le macerie della sua stessa casa, coi suoi cari dispersi, le sue cose schizzate chissa' dove.Mattoni, lacrime, sangue, disperazione, urla soffocate, dolore.Dolore.Dolore. Amplificato da sette canali che trasmettono in contemporanea e senza sosta le immagini di questa ferita alla caviglia dello Stivale.Persino la CNN mi mostra la semplicita' di una signora che ad ottant'anni ha perso tutto, dopo una vita di sacrifici ed abitudini, o i ragazzi della casa dello studente tirati fuori dalle macerie dal mignolo beffardo della sorte che tanti altri ha deciso di lasciare la' sotto.E poi i bambini, Dio, i bambini...Fragile. Ecco come mi sento. Come uno di quei palazzi che si sono sbriciolati sulle vite che contenevano in centro a L'Aquila, o nei paesini limitrofi, o dispersi nel nulla dell'Appennino che, come il cuore che dovrebbe battermi dentro al petto, è freddo come se l'inverno non fosse mai finito.Follia. Come morire a venticinque anni per un tumore al cervello, o a trentadue di meningite, o a ventiquattro in un incidente.Una canna che si piega al volere del vento, un battito d'ali di farfalla, uno sbuffo di fumo di philip morris che si dissolve nell'aria, ho solo l'imbarazzo della scelta per decidere a cosa assimilare la mia esistenza. Sara' bene ricordarlo.E oggi, intanto, prego. [tiepido è il sole su Firenze]Buona fortuna."La doccia bollente, lo shampo delicato, la crema idratante, l'olio per il corpo, il rasoio elettrico, la camicia pulita, la cravatta intonata, la scarpa lucida, l'occhiale griffato.Oggi mi vergogno della parte che devo interpretare."