Angelo Ribelle

La Morte Dolce


Passi ritmati e automatici, che si susseguono uno dietro l'altro, come colpi di un metronomo lasciato al suo destino sopra un pianoforte che ha smesso di suonare, come il ticchettìo dell'orologio della sala di aspetto della rianimazione di un ospedale di provincia, come i singhiozzi del pianto disperato di una bambina che reclama attenzione all'interno della sua cameretta.Risposte cercate nella folle, lucida, solitudine di una giovane donnaIntanto attorno ad Alice la campagna che muore nel silenzio di settembre. Ha bisogno di quiete, Lei che è fuggita in mezzo al nulla nel tentativo di ascoltare sè stessa, di tamponare la profonda ferita da taglio infertale da chi pensava la amasse.L'erba che si secca, le foglie che si tingono dei toni del giallo e del rosso, la terra che chiede respiro dopo aver nutrito le vigne adagiate su di lei. Ecco cos'ha intorno adesso.Può vederlo il frutto di questo amore materno, di questo -darsi- che arriva dal nucleo del pianeta, osservando i grandi chicchi di uva matura accarezzati da questa pioggia fatta di grandi, fredde, gocce.Ne assaggia uno: ha un sapore intenso, dolce, profumato. Può avvertire il sole evanescente di marzo, la pioggia tenue di aprile, il vento bollente di giugno.In quella miscela di sensazioni c'è racchiuso un intero anno. Come nel suo amore agonizzante.E' uno spettacolo unico, meraviglioso, commovente, questo.E' un mescolarsi di cielo, acqua e terra, un'alchimia meravigliosa scritta in un misterioso disegno che ogni anno si ripete senza neppure sapere perchè.Così superbo che Lei non riesce a trattenere le lacrime.E le lascia sfuggire, nel silenzio assordante della campagna che muore, lontana mille chilometri da chi le aveva fatto intravedere amore per poi trasformarlo in polvere. Alchimia anche questa, si potrebbe dire.La nascita, la vita, la morte. Tutto perfettamente circolare, così straordinariamente logico e prevedibile da spaventare chi, come l'uomo, è abituato a fronteggiare molto più spesso l'irrazionalità rispetto al crudo razionale.Sembra impossibile che qualcosa di così immenso ed infinito risponda ad un assioma immutabile inciso come parole sulla pietra. Una pietra che però non esiste, che non è mai stata fotografata, che non è mai stata sfiorata.Devi credere che esiste, perchè è così che deve andare. Ma senza rassegnarsi mai completamente. Questa è la natura umana.E' tremendamente dolce il temporale di oggi, perfetto sicario di un'estate vissuta con gli occhi, col gusto, con la pelle. Un'estate esanime, condensata ormai nell'ultimo respiro fatto di aria inaspettatamente tiepida di una giornata di ottobre.Lo puoi vedere abbattersi senza pietà sulla terra bramosa di inebriarsi di pioggia, pronta a concedersi la prima ubriacatura dopo una stagione morigerata per creare vita, foglie, uva, erba, sogni sui quali far adagiare innamorati pronti a darsi l'un l'altro, a scambiarsi baci, a sussarsi promesse a fior di labbra.Cadono copiose le lacrime, mentre il temporale si fa più forte. Il prossimo anno però quest'uva però non potrà avere il solito sapore. Sarà speciale, unico, innamorato.Ci sarà il dolcissimo sale di Alice e renderla unica.Anche i leoncini imparano ad uccidere giocando. Ed è una meraviglia.Buona fortuna.