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Creato da antonioi0 il 05/02/2009
CULTURA E GIUSTIZIA
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Post n°230 pubblicato il 29 Settembre 2013 da antonioi0
I versi del sublime Lucrezio sono destinati a perire solo allora quando in un sol giorno tutta la terra sarà distrutta; il nome di Tìtiro e le messi e le armi di Enea saranno letti fintanto che Roma sarà la capitale del mondo su cui ha trionfato; finché le fiamme d'amore e l'arco saranno le armi di Cupìdo, si impareranno i tuoi versi armoniosi, o raffinato Tibullo; Gallo sarà noto a Oriente e a Occidente e con Gallo sarà nota la sua Licoride.
Dunque, mentre perfino le rocce, perfino il dente del duro aratro si consumano col tempo, la poesia non conosce la morte: si arrendano alla poesia i re e i loro trionfi, si arrenda anche la fertile riva del Tago, la cui onda trascina oro.
La gente comune continui pure ad ammirare le cose comuni; a me il biondo Apollo riempia la coppa di acqua attinta alla fonte Castalia e possa io poggiare sui capelli il mirto che teme il freddo e l'ansioso amante legga e rilegga i miei versi. L'Invidia trova il suo pasto fra i vivi; dopo la morte si acquieta, quando ciascuno è tutelato dalla gloria che si è meritato: perciò anche quando il fuoco supremo avrà consumato il mio corpo, io vivrò ancora e gran parte di me sopravviverà. |

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