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« GESTIRE I BAMBINI OPPOSITIVIGESTIRE I BAMBINI OPPOSITIVI »

TEORIA TECNICA E DIDATTICA DELL’ATTIVITÀ MOTORIA PER L'ETÀ EVOLUTIVA

Post n°2831 pubblicato il 12 Ottobre 2020 da antonioi0

I FATTORI DI BUONA SALUTE

 

Sono così definiti perché in stretta relazione con la qualità della vita delle persone, sia sotto l’aspetto preventivo che della piena espressione delle potenzialità psico-fisiche, soprattutto se la finalità del lavoro è agonistica.

Questo significa che vanno inseriti in ogni programmazione e perseguiti con attenzione tramite costante verifica delle capacità raggiunte dagli allievi al loro riguardo.

I fondamentali fattori di buona salute sono:

-efficienza cardio-vascolare e respiratoria,

-forza e tono dei muscoli, soprattutto della parete addominale,

-flessibilità lombo-sacrale e degli arti,

-composizione corporea nel rapporto fra massa magra e tessuto adiposo (legame con l’educazione alimentare).

 

Sia nell’allenamento che nell’attività motoria, questi fattori vanno tenuti in considerazione e attentamente perseguiti, sia con finalità preventive (per esempio dei paramorfismi o delle malattie cardio-vascolari) che di miglioramento dell’efficienza generale dell’individuo.

 

 

IL CONCETTO DI CARICO

 

Con il termine carico motorio s’intende identificare il complesso delle attività motorie svolte, in ambito scolastico o extrascolastico, sia in situazioni casuali che intenzionali. Si riferisce alla quantità, qualità e significatività delle attività motorie intenzionalmente ed istituzionalmente programmate” (da:Sotgiu-Pellegrini: “Attività motorie e processo educativo” SSS. Roma). Si caratterizza come un intervento intenzionalmente programmato e controllato, indirizzato allo sviluppo delle abilità motorie con valenza e validità diverse: valenza globale rispetto a tutte le aree della personalità e validità specifica nei confronti di tutte le funzioni dell’area motoria.

Questo avviene se nella nostra programmazione inseriamo tutti i seguenti obiettivi:

  1. sviluppo degli schemi e delle abilità motorie

  2. sviluppo delle capacità senso-percettive

  3. sviluppo delle capacità condizionali

  4. sviluppo delle capacità coordinative

 

 

GLI SCHEMI E LE ABILITÀ MOTORIE

 

Lo sviluppo degli schemi motori, la loro combinazione e quindi lo sviluppo delle capacità motorie, implicano il contemporaneo incremento delle capacità percettive, condizionali e coordinative.

 

LE CAPACITÀ’ SENSO-PERCETTIVE

 

I processi che conducono alla corretta gestione del movimento possono essere così sintetizzati:

  1. percezione delle informazioni che passano attraverso il corpo

  2. organizzazione e/o associazione delle informazioni secondo le categorie del tempo e dello spazio

  3. progettazione del movimento utile a raggiungere lo scopo prefissato

  4. esecuzione (utilizzando gli elementi precedenti) di un movimento coordinato, efficace, economico, adeguato al raggiungimento dell’obiettivo.

Credo che sia innegabile quanta poca importanza è stata data, in passato, alla funzione di percezione, come sia stata poco allenata e quanto sia ancora estranea a molti docenti. Per questo credo che sia necessario un approfondimento sui canali percettivi.

 

La percezione è la capacità che ci consente di raccogliere le informazioni che provengono dall’esterno (esterocettive) del nostro corpo e dall’interno (propriocettive).

La percezione esterocettiva avviene attraverso i 5 apparati sensoriali (vista, udito, tatto, gusto, odorato),

La percezione propriocettiva avviene attraverso l’apparato vestibolare (per l’equilibrio) e cinestesico (informa sulle posizioni e sul livello di tensione di muscoli, tendini e articolazioni).

La percezione dipende dall’integrità dei recettori periferici e del cervello, che deve elaborare tutte le informazioni che gli arrivano, ma è condizionata moltissimo dall’emotività che può condizionare, oltre che la percezione di se stessi e di quello che si sta facendo, anche la capacità di agire velocemente o efficacemente.

Ogni persona, attraverso la sua capacità di percepire, pone l’attenzione su quelle informazioni che ritiene significative e necessarie per una determinata azione. Attraverso le sue capacità cognitive, poi, seleziona, comprende ed elabora tutte le informazioni raccolte dai canali percettivi e utilizzando le sue capacità mnemoniche, le riordina e immagazzina.

La capacità coordinativa infine, elabora ed associa tutti gli elementi necessari per progettare e realizzare l’azione idonea al raggiungimento del risultato prefissato.

Sensibilizzare e affinare le capacità percettive è di grande importanza in quanto permette agli allievi di selezionare le informazioni necessarie per attuare qualsiasi attività motoria. Se non riusciranno ad essere coscienti delle informazioni che arrivano (sia dall’interno che dall’esterno) incontreranno ostacoli nel progettare e realizzare qualsiasi risposta efficace per un problema motorio ed anche nel quotidiano.

I propriocettori sono terminazioni nervose che inviano informazioni al sistema nervoso; gli stimoli sono avvertiti da particolari recettori posti nei muscoli, nei tendini e nelle capsule articolari. Queste terminazioni generano impulsi nervosi che sono trasmessi al midollo spinale e dove possono rimanere per la determinazione dei movimenti riflessi, oppure raggiungere altre zone del midollo spinale e del cervello, per la determinazione di funzioni specifiche.

I propriocettori hanno una funzione importante nel controllo della contrazione dei muscoli scheletrici e tale controllo è realizzato per mezzo di due tipi di recettori distinti:

  • i fusi neuromuscolari , distribuiti nel corpo muscolare

  • gli organi tendinei del Golgi posti nei tendini

I fusi neuro-muscolari

Sovrintendono il riflesso da stiramento: se un muscolo è improvvisamente allungato, la parte mediana del fuso neuro-muscolare è stirata e ciò provoca l'immediato invio di segnali al midollo spinale. Questi segnali eccitano le cellule nervose motrici che controllano le fibre muscolari scheletriche immediatamente circostanti il fuso. Pertanto, l'improvviso stiramento del muscolo determina la “contrazione miotattica diretta” del muscolo che si vorrebbe allungare, opponendosi automaticamente allo stiramento. Questa funzione serve a "smorzare" le variazioni di lunghezza del muscolo, cioè ad impedire che la lunghezza del muscolo cambi troppo rapidamente.

Gli organi del Golgi

Sovrintendono il riflesso tendineo, o di stiramento miotattico inverso, che rileva l'entità della sua tensione ed invia tale informazione al cervello. L'informazione è utilizzata per rilassare il muscolo eccessivamente contratto e per regolare la tensione muscolare in rapporto alle necessità funzionali.

Presiedono poi a tale controllo anche i corpuscoli del Ruffini e quelli del Pacini (recettori cinestesici), situati nelle capsule articolari, che informano sul grado d'angolazione delle articolazioni e la velocità con la quale tale grado si modifica.

Conoscere il funzionamento dei recettori cinestesici è di fondamentale importanza nell’insegnamento dello stretching.

 

LO STRETCHING

 

Lo stretching è una metodica di allungamento muscolare che consiste nel raggiungere e mantenere determinate posizioni del corpo allo scopo di migliorare la mobilità e l’elasticità della muscolatura. Viene utilizzato per migliorare la mobilità articolare ma è anche particolarmente indicato, nelle sedute di potenziamento muscolare perché produce i seguenti benefici:

  1. riduce lo stato di contrazione muscolare,

  2. migliora la circolazione sanguigna e quindi aumenta la capacità di smaltire l’eventuale acido lattico accumulatosi tra le fibre,

  3. favorisce il ripristino delle sostanze energetiche, nutritive e rigeneratrici,

  4. produce una piacevole sensazione di rilassamento

 

In passato la mobilità veniva allenata attraverso esercizi prevalentemente di slancio che attivavano però il cosiddetto “riflesso da stiramento”. Questo è un meccanismo istintivo che fa contrarre le fibre del muscolo allungato, allo scopo di proteggerlo da allungamenti dannosi se repentini ed eccessivi. Infatti gli allungamenti che arrivano alla soglia del dolore possono procurare microtraumi alle miofibrille che, cicatrizzando rendono il muscolo più rigido; tale rischio aumenta se la temperatura è bassa.

 

Ogni esercizio di stretching si compone di tre fasi:

  1. eseguire una trazione lenta del muscolo, allontanando i suoi capi articolari, per raggiungere una posizione in cui si percepisce una moderata tensione che non deve essere mai dolorosa.

  2. mantenere questa posizione per alcuni secondi (circa 20/30)

  3. ritornare lentamente alla posizione iniziale.

 

Oltre a questa tecnica di allungamento tradizionale, esiste un altro metodo che viene utilizzato per migliorare la mobilità articolare, ma che porta grandi benefici anche negli allenamenti di potenziamento muscolare:

 

 

 
 
 

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