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« DALL’IPOTESI AI MECCANIS...DALL’IPOTESI AI MECCANIS... »

TERREMOTO E RICOSTRUZIONI IN IRPINIA IL RESTAURO E I PIANI DI RECUPERO DEI CENTRI STORICI MINORI

Post n°3648 pubblicato il 05 Dicembre 2022 da antonioi0

  1.  
    1. Sant’Angelo dei Lombardi Come tutti i paesi dell’Irpinia, anche per Sant’Angelo dei Lombardi la ricerca delle origini è assai complessa e si perde facilmente quando si tenta una ricostruzione che parta da fonti già scritte, per la verità assai esigue e da indagini archeologiche che sebbene abbiano portato a scoperte numerose in tutto il territorio altirpino non sono ancora approfondite né tanto meno concluse100 . È certa la presenza di nuclei abitativi di genti hirpine, gruppi provenienti dalla maggiore famiglia sannita, poiché è stato possibile accertare l’appartenenza di alcuni reperti ritrovati in loco, nelle zone vallive, ma una ricostruzione chiara e completa di quei periodi non è stata ancora portata a termine101. Più certa è la vita di Sant’Angelo come degli altri centri storici della valle dell’Ofanto all’ombra di quella che ne fu la “capitale”, ovvero Compsa102. La vita romana di questi territori è attestata dal ritrovamento di elementi di spoglio, integrati nel complesso edilizio del Goleto, a valle del borgo di Sant’Angelo e da necropoli individuate in queste aree. Ma l’esistenza di questo come borgo compiuto non compare subito nelle vicende conzane, bensì si ritrova solo dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente e ad invasioni barbariche già avvenute. Fonti archivistiche, che comunque non scendono oltre il secolo X, furono rintracciate, lette e riedite dallo Scandone in una pubblicazione che oggi risulta quasi un unicum, poiché parte di quel materiale è andato perso durante i due conflitti mondiali; le fonti epigrafiche invece, non numerosissime ma esistenti, risultavano essere anche più recenti, ma molte sono andate distrutte nel terremoto. Quel che rimane di materiale è l’impianto urbano stesso di Sant’Angelo che, benché rimaneggiato in elevazione nel corso dei secoli, essendo questo un territorio di terremoti, è rimasto pressoché inalterato nella composizione planimetrica, che aiuta nella comprensione e nella costruzione un quadro plausibile della storia di questo antico borgo103, in unione, come fu subito dopo il terremoto, a indagini geologiche. Ovviamente, ipotizzare una data di fondazione non sarebbe metodologicamente corretto, ma è possibile azzardare, come per gli altri centri dell’Appennino meridionale, una formazione che va dal V al X secolo, periodo di destrutturazione dell’assetto romano-sannitico, 100 La più recente è quella del Rotili, tra il 1986 e il 1996, pubblicata poi nel 2000. Questo studio, poi ripreso e sistematizzato da quello ancor più recente della Iterar, ha avanzato dubbi circa l’origine normanna della gran parte del centro storico intra moenia di Sant’Angelo, sconvolgendo le congetture di molti non solo riguardo la costruzione del nucleo ma anche quella della cattedrale, dal cui studio nascono le ipotesi di revisione suddette. 101 R. Marandino, S.Angelo dei Lombardi: habitat e terremoto, Gennaro Ricolo Editore, Benevento 1982. 102 “Anche degli irpini della Valle dell’Ofanto non sono copiose le notizie. Un fatto certo è che essi, facendo parte della confederazione sannitica, combatterono contro i Romani nelle famose tre guerre, dopo l’ultima delle quali furono soggiogati dai possenti rivali. Anzi è certo che, sin dal tempo della sconfitta del Re Pirro (280 a.C.), i Romani, per tenere meglio in soggezione gl’Irpini che avevano aiutato il loro nemico, stabilirono a Compsa una loro colonia militare (Tito Livio, Ab urbe condita, Epitone, Lib.VI). Quei cittadini dell’Urbe, che si trasferirono in Irpinia come coloni a presidiare la civitas e ad occupare parte del suolo della valle compsana, appartenevano all’antica tribù Galeria. (F. Scandone, L’alta valle dell’Ofanto, Vol. I, Città di Sant’Angelo dei Lombardi, dalle origini al sec. XIX, Tipografia Pergola, Avellino, 1957, pg.9). 103 Ivi, pg.17

    2. altura-valle, e di formazione di nuovi nuclei più sicuri sulle alture104. Dalla lettura dell’impianto si evincerebbe un tipico schema a fuso, di formazione medievale. Ma la nascita o comunque la trasformazione di borgo incastellato di Sant’Angelo dei Lombardi deve essere inserita nella più ampia storia dell’Italia meridionale. È possibile, infatti che il castello di Sant’Angelo nasca assieme ad un sistema di difesa voluto per il gastaldato di Conza, allorquando fu diviso, per questioni di corona, il principato di Benevento in due stati, quello di Benevento, appunto, a nord e quello di Salerno a sud, comprendente parte della Campania e dell’Irpinia fino al confine con la Calabria e l’Apulia105. In quest’ultimo, Montella e Conza erano i gastaldati di confine e avevano necessità di essere dotati di fortezze per la difesa nei punti strategici, sicchè è probabile che il “colle dell’Angelo”, alla metà del IX sec., fosse stato ritenuto adatto per la realizzazione di un fortilizio106 , proprio a difesa di Salerno, contro Benevento. Ma fino all’XI secolo, con ragione, si ritiene che il nucleo di Sant’Angelo dei Lombardi, sebbene fortificato, fosse ancora organizzato come un semplice villaggio rurale così come molti borghi dell’appennino, quindi interni, della penisola italiana107 . È però dal periodo normanno che Sant’Angelo ha importanza tale per cui si possa riuscire a costruire una storia che sia più esauriente e consenta anche di seguirne lo sviluppo urbanistico, benchè anche questo restituisca spesso dei vuoti o del salti, dovuti ai sismi. In particolare, possiamo dire che dal sisma del 990, di cui però non si hanno notizie relative a Sant’Angelo, a quelli della fine del ‘600, il borgo ebbe un sviluppo costante. Di questo periodo, anche se molti degli edifici furono distrutti dagli ultimi sismi, ne restano alcuni restaurati, molti frammenti ed epigrafi, nonché l’impianto urbano. Con la dominazione normanna, dunque, Sant’Angelo fu munita di mura, ampliata108, e costruita la cattedrale, sulla collina nord109, dove probabilmente sorgeva il fortilizio altomedievale, ad opera di Roberto il Guiscardo (1076) e alla sua morte, il papa Gregorio VII, esule 104 P. M. Lugli, Storia e cultura della città italiana, Laterza, Bari 1967. 105 Molti dei nomi dei paesi irpini sembrano tutti riportare la loro nascita a questo momento: Torella dei Lombardi, ovvero Turella, “torre” che guardava alla prospiciente Quintodecino, del principato di Benevento, o Guardia dei Lombardi, dal tedesco, lingua originaria dei Longobardi, “warte”, ovvero vedetta, scolta, guardia (F. Scandone, L’alta valle dell’Ofanto, Vol. I,pg.13) 106 E’ probabile che il toponimo di Sant’Angelo derivasse dalla dominazione Longobarda di queste terre, in particolare per il culto dell’angelo Michele che gli stessi Longobardi avevano, dopo essersi avvicinati alla chiesa. Sant’Angelo era posta sulla via che compivano i pellegrini per raggiungere la “Grotta dell’Angelo Michele” sul Gargano, dove si ricorda anche che i Longobardi vinsero i Bizantini (G. Fortunato, La Badia di Monticchio, Trani 1904). Ma il culto era probabilmente già esistente, prima che i Longobardi stessi lo facessero proprio e la “Via sacra dei Longobardi” che da Benevento, passando per Ariano, giunge al Gargano, altro non era che la più antica “Via dell’Angelo” che portava i fedeli al santuario di San Michele al monte Gargano, in Puglia, già nel periodo bizantino (cfr.G.Otranto, Il culto micaelico del Gargano, in Culte et Pelegrinages a Saint Michel en occident, Roma 2003, pp.43-63, cit. in C.Iterar, op.cit.,pg.113). 107 R. Marandino, S.Angelo dei Lombardi: habitat e terremoto, pg. 24. 108 Si veda la “Tavola della Periodizzazione”, inserita come scheda nel capitolo 4 del presente studio. 109 Alla collina si accedeva tramite una strada, da ovest, che seguiva, e segue, le curve di livello. a Salerno, ordinò alcuni vescovi tra cui quello di Sant’Angelo (1085)110; questo nuovo ruolo contribuì senza dubbio ad una crescita edilizia e ad una parziale espansione del borgo. Come tutta la parte dell’alto Ofanto, anche Sant’Angelo dei Lombardi dal 1140 divenne feudo affidato all’illustre famiglia dei Balvano, il cui primo signore fu Gionata. Questi governarono Sant’Angelo, con il resto della valle, per cento anni. In questo periodo (tra il XII e il XIII sec.) fortificarono il colle nord su cui sorgeva la cattedrale, munendola di Donjon111; poi il borgo, rimasto per un breve periodo nel demanio regio, passò di mano in mano a diversi signori fino ad essere eretta contea nel 1313 e a giungere nella mani della casata dei Ioinville nella quali restò fino a quando non divenne possedimento dei Caracciolo di Napoli, già titolari del feudo di Avellino112, nella prima metà del XV secolo113, mentre si compiva (1442) la conquisa aragonese del Regno di Napoli e ci si avviava verso la trasformazione di questo in viceregno. I Caracciolo rimasero in possesso del feudo fino agli inizi del XVII, ovvero finchè la famiglia stessa non si estinse per mancanza di eredi maschi114. In questo periodo, vennero registrati diversi terremoti tra cui quello del 1456, che colpì la cattedrale romanica e le fortificazioni sulla collina, sicchè lo spopolamento del nucleo occidentale portò alla fondazione di un nuovo abitato a sud del castello115. Gli stessi Caracciolo, dopo il 1466, si occuparono di strutturare la loro residenza sul luogo dell’antica fortificazione medievale di origine normanna, cosicchè la fabbrica quattro-cinquecentesca venne raccordata al Donjon esistente, incorporando anche i resti dell’antica chiesa romanica. A sud est di questo, in sito sottostante, venne costruita una cattedrale che divenne il fulcro del nuovo nucleo urbano. Dunque, l’attuale nucleo di Sant’Angelo dei Lombardi ci restituisce quella che era al XV-XVI sec., con rimandi alle epoche precedenti lì dove sorge il castello. Questa è una tesi nuova rispetto a quella accreditata ancora dopo il terremoto del 1980 e che portò alla compilazione di una tavola di Periodizzazione (come si vedrà poi nel capitolo a questo dedicato), assunta come base del piano di recupero, evidentemente errata. La tavola, riporta, infatti, la maggior parte del costruito intra-moenia come di impianto normanno, 110 F. Scandone, op.cit.,pp.131-132. 111 “La chiesa e la fortificazione del Donjon, secondo evidenze archeologiche, erano prospettanti sull’abitato che in epoca normanna si trovava in posizione ed in un sito differente da quello moderno, che si sviluppava sulle pendici occidentali della collina nord” (C. Iterar, op.cit.,pg. 114); durante alcuni scavi, sono emersi resti di mura di cinta del piccolo abitato medievale, che sorgeva quindi ad ovest, in parte opposta a quella attuale, Cfr. M. Rotili (a cura di), Sant’Angelo dei Lombardi. Ricerche nel castello (1987-96), Napoli 2000, pp.87-98. 112 R. Marandino, S.Angelo dei Lombardi: habitat e terremoto, pg. 35. 113 La serie numerosa di feudatari è ben illustrata dallo Scandone che ne stila un elenco sulla base di documenti originali, nella sua pubblicazione (F. Scandone, op.cit., pp.22-79) 114 S. Casiello, Alta Irpinia, Arte Tipografica, Napoli 1974, pg. 65. 115 C. Iterar, op.cit.,pg. 115. Sulla costruzione di questa cattedrale diverse furono le ipotesi prima degli utlimi scavi archeologici. Difatti, alcuni (S. Casiello, op.cit., pg.66), la volevano coeva alla istituzione della diocesi altomedievale, altri (R.Marandino, op.cit. pg.21), ritenevano dubbia la costruzione di un edificio religioso in un luogo così delocalizzato rispetto al nucleo urbano. Dalle indagini di scavo condotte da Marcello Rotili, non si rilevano, però, tracce di strutture più antiche o ipogee, per cui risulta probabile la datazione relativa al XVI sec. e non al XI sec. (cfr. M.Rotili, La Cattedrale di S.Angelo dei Lombardi, in «Civiltà Altirpina», gennaio-giugno 1996, pp.19-26; cfr. M.Rotili (a cura di), Sant’Angelo dei Lombardi. Ricerche nel castello, Napoli 2000. probabilmente proprio partendo dal considerare la cattedrale una costruzione del XI sec., ma se gli scavi non hanno rivelato alcun frammento dell’epoca normanna, è dato di pensare che anche l’abitato sia coevo alla cattedrale, nella quale vi si riconoscono fattezze del XV –XVI secolo. Fino agli ultimi scavi, il Marandino, ma come lui anche altri, sosteneva la tesi di un terremoto registratosi nel 1550; questo avrebbe provocato gravi danni alla cattedrale e alla casa del vescovo, per cui questi dovette trasferirsi per un periodo nel castello116. Sempre secondo il Marandino, dopo il sisma si mise mano alla ristrutturazione monumentale della cattedrale, che egli sostiene di origine angioina 117, del castello, e alla realizzazione di alcune abitazioni private architettonicamente differenziate, poiché evidenti sono i canoni dell’architettura rinascimentale, sebbene filtrati da tradizioni locali contadine118. Il castello, già adattato a Palazzo residenziale dai Caracciolo, venne ulteriormente modificato dagli Imperiale, famiglia che comprò119 il feudo di Sant’Angelo dopo la fine della casata dei Caracciolo (1631). Nel 1719, proprio un Imperiale, tale Giulio, fu insignito del titolo “principe” da Carlo VI, re di Napoli. Il titolo di Principato a Sant’Angelo era meramente nominale, non corrispondeva ad una reale crescita o ad un maggior lustro per il feudo, ma un semplice riconoscimento al suo signore120. Gli Imperiale tennero il feudo fino agli inizi del 1800, ovvero finchè il ramo femminile della famiglia non la estinse lasciandolo nelle mani di un nipote, Troiani Marulli. Mentre si alternavano casati e dinastie sui troni e nei feudi, i terremoti più che gli uomini mutavano l’aspetto di queste terre e proprio nel XVII secolo più di un terremoto interessò queste zone. Certamente come indicano i documenti analizzati da Scandone il primo grave terremoto di quel periodo vi fu il 10 ottobre 1680121. Dopo sei anni si verificò un’ulteriore scossa e poi il terremoto disastroso, per tutta la valle dell’Ofanto, dell’ 8 settembre 1694 che interessò le stesse zone del 116 R. Marandino, op.cit., pg. 39. 117 “La cattedrale, ristrutturata ed ampliata, assunse l’attuale forma a croce latina con due navate laterali; il suo aumentato volume fu verticalizzato, e l’interno reso spazioso e luminoso. È impossibile ridisegnare la procedente pianta, della quale nessuna traccia è rimasta; qualche esplorazione andrebbe tentata nella cripta angioina, lasciata pressochè intatta nel corso dei successivi interventi, ma forse essa stessa già rifacimento di un ambiente ancora più antico”(R. Marandino, op.cit., pg. 41) 118 Ivi, pg. 40. 119 Prima di passare nelle mani degli Imperiale, il feudo di Sant’Angelo, fu posseduto dai Carafa. Questi lo ebbero in eredità: Catrerina, ultima erede dei Caracciolo, sposò Ettore Pignatelli, da cui ebbe una figlia Anna, andata in sposa a Francesco Maria Carafa. Anna morì giovane e i feudi furono ereditati dal figlio minorenne, Francesco Maria Carafa iuniore ma, per motivi finanziari e giudiziari (Petitionum Releviorum, Archivio di Stato di Napoli, vol.4, fol. 170; Registr. Significatoriar. Relevior, Archivio di Stato in Napoli, vol.47, fol. 180 e vol. 48, fol. 8, Cfr. F. Scandone, op.cit., pg.63), il padre dovette vendere lo stesso feudo per far fronte e debiti e a spese di lite (Cfr. F. Scandone, op.cit.,pg.63 e Doc. 508). 120 F. Scandone,op.cit., pg.76. 121 Tali documenti pur non trovando conferma nella storiografia locale e regionale non destano dubbi circa la loro autenticità e specificità, come riporta l’interpretazione paleografica dello Scandone nei sui volumi (F. Scandone, op.cit. docc .593, 594, 595, 596, 597). 34 terremoto del 23 novembre 1980, ovvero Avellino terremoto del 23 novembre 1980, ovvero Avellino, Salerno e Potenza122. Dopo questo ancora uno a chiudere la sequenza, nel 1732. Dal primo terremoto, nel 1680, fino all’ultimo, Sant’Angelo dovette essere un cantiere continuo123; la ricostruzione, in primis, del castello trasformato in palazzo signorile, di cui lo Scandone riporta l’iscrizione e che risale al 1758, poi il restauro della Cattedrale, di cui però non si hanno iscrizioni, ma si deduce dall’interno decorato a stucco e da soluzioni architettoniche secondarie all’esterno di ispirazione tardo-barocca. Fu ingrandito in quegli anni anche il vicino episcopio e il complesso monastico di S. Maria delle Grazie (fondato nel 1623, lì dove si poteva immaginare l’antico nucleo medievale), al di sotto del castello. Così come i monumenti, furono di certo danneggiate anche le abitazioni private e si provvide presto alla loro ricostruzione, spesso dandovi un impianto architettonico funzionale che provava ad imitare un palazzo signorile, ovvero con ampi portali, cortiletti interni, scale in pietra lavorata che conducevano al piano abitativo, spesso voltato ed affrescato, con finestre e balconi finemente modellati. Era la tipologia che si ritrovava nella parte marginale poco a ridosso delle mura. Verso l’interno vi era l’edilizia minore, le cui insule erano attraversate da cavedi di scolo che confluivano poi “fuori le mura”124. Relativamente alle costruzioni esterne alle mura, mentre il Marandino colloca temporalmente nel XVIII secolo il Borgo Piaggio, a sud ovest della Cattedrale, da recenti studi, analizzando documenti d’archivio125 risulta invece che tale Borgo fosse già presente prima del 1694, quindi almeno nella prima metà del XVII secolo, mentre la Casiello, riporta il Borgo Piaggio come insediamento formatosi assieme alla cattedrale, intendendo quest’ultima risalente al periodo normanno come il nucleo primitivo delle case intra-moenia. Tenendo conto delle ultime indagini di scavo, operate dal Rotili, che collocano la costruzione della cattedrale dopo il XV secolo, dovremmo ritenere che il Rione Piaggio si sia formato tra questa data e l’inizio del XVII secolo, come borgo rurale extramurario a servizio della Mensa Vescovile 126. Del XIX secolo è la realizzazione al capo opposto del Rione S. Rocco, poco distante dalla piazza principale e quindi dal centro: un impianto razionale con case a schiera rettilinea, costruite su curve di livello degradanti in modo da ricevere tutte la luce solare, divise e connesse in verticale da stradine scalinate. Probabilmente dedicate ad artigiani e piccoli imprenditori del latifondo, oppure costruite su un precedente baraccamento, successivo al terremoto del 1732, per alloggiarvi gli sfollati, erano comunque realizzate senza una pianificazione urbanistica e controllata, ma, 122 S. Pescatori, I terremoti dell’Irpinia, in «Rassegna economica della Provincia di Avellino», Anno VIII, 1915, pp. 14-16. 123 C. Iterar, op.cit., pp. 121-125 124 R. Marandino, op.cit., pp.50-51. 125 Archivio di Stato di Avellino, Notai di Sant’Angelo dei Lombardi, not. Guglielmo Ricciardi, Sant’Angelo dei Lombardi, b.2167, annotazione riportata alla fine del protocollo del 1694, rilegato in nun unico volume, privo di compertina,unitamente agli atti relativi agli anni dal 1693 al 1696; atto 26 agosto 1696; atto 16 agosto 1696; cit. in C.Iterar, op.cit., pg.121. 126 C.Iterar, op.cit., pg.121. nonostante questo, possiede una logica urbanistica assai apprezzabile che assieme a «qualche variazione accidentale (attribuisce) all’insieme un gradevole accento paesistico»127 a questa parte della collina, anche per la tipologia architettonica omogenea e di grande semplicità128. Si può commentare che la grande ricostruzione avvenuta dopo i terremoti del XVII e XVIII secolo e l’espansione che seguì furono avvedute e ambiziose, molti monumenti recuperati ottimamente e migliorate le condizioni abitative, tutto rispettando l’assetto originario, anche mantenendo la divisione sociale129. Tutto ciò fu possibile grazie ad una certa capacità culturale ma anche ad un forte dispendio di risorse finanziarie, esistenti grazie ad una ripresa economica determinatasi nel ‘700, a causa di un ceto medio che speculò su una crisi di rendita feudale procurandosi un discreto patrimonio fondiario che mise a frutto nello sviluppo della produttività agricola, del quale beneficiarono anche le masse contadine. Uno sviluppo che però la piccola borghesia meridionale non seppe sistematizzare ed “industrializzare”, e che quindi non generò a lungo andare fonti alternative di occupazione e profitto. Anche l’artigianato rimase quello “di servizio”, non superando le barriere locali né un’economia che non fosse di mera sussistenza. Questa era la situazione anche nel XX secolo, il che portò facilmente all’emigrazione degli anni ’50. Così come in altri paesi irpini, anche a Sant’Angelo, certa introduzione di macchine agricole portò i contadini a risiedere lì dove era il proprio fondo e ad abbandonare il centro, provocando anche una frattura nel corpo sociale tra campagna e “città”. Urbanisticamente, dopo gli anni ’50 il borgo non andò modificandosi molto, se non si considerano interventi di abbellimento e costruzione di edilizia popolare ai margini della città, realizzata comunque senza pianificazione130. In conclusione, come osserva la stessa Casiello, prima del terremoto del 1980 ci si trovava di fronte ad una chiara testimonianza di città stratificata, con un tessuto edilizio compatto, oggi aggiungeremmo con un nucleo iniziale di origine medievale, dove lo schema planimetrico a fuso, però, viene messo in discussione dalle ultime scoperte. Un organismo, comunque, perfetto in cui si riscontravano valori ambientali ed episodi di varie età e gusto, realizzati tutti con lo stesso materiale locale, la pietra grigia, che viveva e condivideva i suoi valori simbioticamente col contesto naturale circostante131 .    

 
 
 

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