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Post n°3890 pubblicato il 26 Luglio 2023 da antonioi0
MA PER TUTTI GLI ANNI’50, IL DIBATTITO SUI CENTRI STORICI, RIMASE ANCORA RETORICA DA SALOTTO, APPANNAGGIO DI INTELLETTUALI O TECNICI PARTICOLARMENTE AVVEDUTI E SENSIBILI E NON STENTAVA A SUPERARE IL PIANO PURAMENTE ESTETICO, ANCHE SE IL TEMA PRENDEVA AD ESSERE AFFRONTATO SEMPRE PIÙ SPESSO GRAZIE AD INCONTRI TEMATICI E ALLA NASCITA DI NUMEROSE ASSOCIAZIONI. DEL 1950 È IL CONVEGNO, TENUTOSI A PALERMO, DI “STORIA DELL’ARCHITETTURA”, DURANTE IL QUALE LE RELAZIONI DI RENATO BONELLI, ROBERTO PANE E BRUNO ZEVI SOTTOLINEARONO DIVERSI MA IMPORTANTI ASPETTI DEL DEGRADO CULTURALE ED AMMINISTRATIVO RELATIVO ALLA TUTELA DI MONUMENTI E AMBIENTI ANTICHI, RIGUARDANTI LE GRAVI CARENZE DELLE SOPRINTENDENZE E DELLA CULTURA URBANISTICA234. NEL 1955 SI SIGLA L’ATTO DI NASCITA DI “ITALIA NOSTRA” (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PER LA TUTELA DEL PATRIMONIO STORICO, ARTISTICO E NATURALE DELLA NAZIONE) E NELLO STESSO PERIODO SI DA AMPIO SPAZIO ALLA DISCUSSIONE SULLE RIVISTE TEMATICHE. DALLE PAGINE DELLA RIVISTA «MONDO» PARTE LA FORTE DENUNCIA DI ANTONIO CEDERNA, CHE PRENDENDO LE MOSSE DAGLI INTERVENTI SULLA CITTÀ DI ROMA DENUNCIA LA VULNERABILITÀ DI QUELL’INSIEME DI ARCHITETTURE NON EMERGENTI, NON MONUMENTALI, MINACCIATO DALLA SPECULAZIONE EDILIZIA DI IMPRENDITORI PER NULLA ARGINATI NÉ DALLA POLITICA DI CHI GOVERNA NÉ TANTOMENO DA UNA LEGISLAZIONE URBANISTICA CHE IN QUESTO MOMENTO SEMBRAVA MESSA DA PARTE DI FRONTE AD UN’EMERGENZA, ACCANTONANDO L’ORDINARIO PER LO STRAORDINARIO E PRIVO DI REGOLE. LO STESSO ROBERTO PANE, SIA NEL CONGRESSO A PALERMO CHE IN QUELLO SUCCESSIVO A TORINO, NEL 1956, SOTTOLINEA COME «LA CITTÀ CHE SI ACCOSTA E SI SOVRAPPONE ALL’ANTICA CI APPARE COME L’ESPRESSIONE DI IMPULSO ECONOMICO TROPPO FORTE PERCHÉ SIA POSSIBILE MUTARNE ED ORDINARNE I MOVIMENTI. LA CAOTICA ESPANSIONE OBBEDISCE ALLE SOLLECITAZIONI DI UN IMMEDIATO E CIECO INTERESSE PRIVATO, E QUASI MAI TROVA ASCOLTO IL RICHIAMO AD UNA ORDINATA PREDISPOSIZIONE URBANISTICA CHE FACCIA SALVI GLI INTERESSI DELLA COMUNITÀ»235, DA QUI DISCENDE LA NECESSITÀ, PIÙ VOLTE AFFERMATA DALLO STESSO PANE ANCHE NELLA RELAZIONE AL CONGRESSO DI PALERMO, CHE L’ESTABLISHMENT CULTURALE SI FACESSE CARICO DELLA RESPONSABILITÀ DELLA TUTELA DELLE ARCHITETTURE DEL PASSATO IN TOTO, RISPETTO ALL’IMPETO DELLA RICOSTRUZIONE E DELLA SPECULAZIONE236, E LE SUCCESSIVE INTERROGAZIONI SULLA CONCILIABILITÀ TRA LA NUOVA ARCHITETTURA E QUELLA STORICA ESISTENTE E QUINDI IL RUOLO CHE LO STATO, ORA PIÙ CHE MAI COSTITUZIONALMENTE RESPONSABILE, DOVESSE AVERE NELLA TUTELA NON PASSIVA DI QUEL PATRIMONIO STORICO, ARTISTICO E DEL PAESAGGIO E QUINDI DELLA RISPOSTA CHE LO STESSO ERA TENUTO A DARE, AMMETTENDO L’ASSURDO DELL’INTANGIBILITÀ DELL’AMBIENTE STORICO MA SENZA CHE L’INTERVENTO SULLA CITTÀ ANTICA DIVENISSE MOTIVO DI SPECULAZIONE E DISTRUZIONE, E CHE SI PERDESSE QUEL «VALORE CORALE DELLA STRATIFICAZIONE STORICA, L’INSOSTITUIBILE FASCINO DELLE STRADE E DELLE PIAZZE DEI NOSTRI CENTRI ANTICHI»237. INIZIA A CONFORMARSI, LA TUTELA DEI CENTRI STORICI, COME CULTURA CHE HA IL SUO FONDAMENTO NON PIÙ NEL VALORE ESTETICO DELLA GIUSTAPPOSIZIONE NEL TEMPO DI FORME, COLORI, PROSPETTIVE, BENSÌ PRENDENDO COSCIENZA CHE, DA UNA PARTE, IL MONUMENTO E IL SUO AMBIENTE SONO INSCINDIBILMENTE LEGATI E CHE L’UNO NON VIVE SENZA L’ALTRO E, DALL’ALTRA, ANCHE MANCANDO UN MONUMENTO EMERGENTE, LE CITTÀ STORICHE SIANO PATRIMONIO PREZIOSO PER IL LEGAME CON IL PASSATO, PERCHÉ TESTIMONIANZA DI UN MODUS VIVENDI IN CUI ECONOMIA, LAVORO, VITA DOMESTICA, MODALITÀ COSTRUTTIVE E MATERIALI RIUSCIVANO A CONVIVERE, FONDERSI E PRODURRE ARMONICAMENTE. IN QUESTO VI È LA CONSTATAZIONE CHE LE CITTÀ, STRATIFICATE NEL TEMPO, GODEVANO DI UNA CONTINUITÀ STORICA CHE SI TENTAVA DI NEGARE, AFFERMANDO L’IMPOSSIBILITÀ DELL’ARCHITETTURA MODERNA AD ENTRARE IN CONTATTO CON QUELLA ANTICA, RIPRENDENDO UN CONCETTO GIÀ ACCENNATO NEL VIII CONGRESSO CIAM AD HODDESON NEL 1951, IL CUI TEMA ERA “IL CUORE DELLE CITTÀ” E DURANTE IL QUALE, ANCHE ATTRAVERSO L’ESAME DI PROGETTI PROPOSTI SI SOTTOLINEAVA L’IMPORTANZA DEL CENTRO COME ELEMENTO PORTATORE DI UNA CONTINUITÀ STORICA CHE ANDAVA RISPETTATA E PERSEGUITA SENZA CHE I NUOVI EDIFICI COPIASSERO PEDISSEQUAMENTE GLI ANTICHI E DANDO O LASCIANDO AL CUORE DELLA CITTÀ QUEL RUOLO DI CONTENITORE DELLE DIVERSE ATTIVITÀ COMUNITARIE EQUILIBRATAMENTE, QUI, FUSE INSIEME. SI DELINEANO, COSÌ, SUB-TEMATICHE: LA SALVAGUARDIA DEI CENTRI STORICI COME MONUMENTI AL PARI DELLE EMERGENZE ARCHITETTONICHE IN UNA VISIONE DELLA STORIA DOVE TUTTI GLI AVVENIMENTI HANNO UGUALE IMPORTANZA (QUINDI COSA SI INTENDE PER CENTRO STORICO E COSA VA TUTELATO); IL RISANAMENTO DEI CENTRI STORICI IN MODO CHE POSSANO CONTINUARE A VIVERE IN CONTINUITÀ CON LA LORO STORIA, STUDIANDO FUNZIONI E INTERVENTI POSSIBILI ALL’INTERNO DI ESSI (COME SI DEVE TRATTARE L’ELEMENTO TUTELATO, QUALI SONO I MODI DELLA TUTELA); INFINE, LA CONVIVENZA TRA NUOVA ARCHITETTURA E ARCHITETTURA STORICA (È POSSIBILE L’INSERIMENTO DELL’ARCHITETTURA MODERNA IN UN CENTRO URBANO STORICO?238). QUESTI I TEMI CHE DAL DOPOGUERRA E FINO ALLA FINE DEGLI ANNI CINQUANTA CARATTERIZZANO UN DIBATTITO VIVACE MA ANCORA POCO DEMOCRATICO, STRETTO, COM’ERA, NELLE MAGLIE DELL’ELÌTE CULTURALE; VI SI IMPEGNANO FIGURE DEL CALIBRO DI ANTONIO CEDERNA, ROBERTO PANE, ERNESTO NATHAN ROGERS, BRUNO ZEVI, PIERO GAZZOLA. CEDERNA INIZIA DALLA CAPITALE LA SUA RIFLESSIONE SULLA SALVAGUARDIA DEI CENTRI STORICI: GLI INTERVENTI SU ROMA ANTICA, GLI SVENTRAMENTI E LA CANCELLAZIONE SPESSO DI INTERI BORGHI MOTIVANO LA SUA REQUISITORIA CONTRO CHI, POLITICI E TECNICI, AMMETTE LA DISTRUZIONE DI BRANI DI CITTÀ. EGLI CONSIDERA CHE IL CARATTERE DEI CENTRI ANTICHI NON STIA NEI MONUMENTI PRINCIPALI, BENSÌ IN QUEL «COMPLESSO CONTESTO STRADALE ED EDILIZIO, NELL’ARTICOLAZIONE ORGANICA DI STRADE, CASE, PIAZZE, GIARDINI, NELLA SUCCESSIONE COMPATTA DI STILI E GUSTI DIVERSI, NELLA CONTINUITÀ DELL’ARCHITETTURA MINORE»239. A TAL PROPOSITO SI VEDA IL SAGGIO DI A. BELLINI, LA RICOSTRUZIONE: FRAMMENTI DI UN DIBATTITO. TRA TEORIE DEL RESTAURO, QUESTIONE DEI CENTRI ANTICHI, ECONOMIA IN L. DE STEFANI (A CURA DI), OP.CIT.,PP. 14-65. 231 L’ORIENTAMENTO INGLESE VERSO LA CONSERVAZIONE A RUDERE, IN MODO PARTICOLARE DELLE CHIESE BOMBARDATE PESANTEMENTE DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE DAI RAID TEDESCHI, È COMUNQUE FRUTTO SIA DI UNA PREGRESSA CULTURA CONSERVAZIONISTA DERIVATA SENZA DUBBIO DALLE RIFLESSIONI OTTOCENTESCHE CHE VIDERO PROTAGONISTI J.RUSKIN E W. MORRIS, MA ANCHE DA UN DIBATTITO ACCESO CHE PRESE LE MOSSE GIÀ DOPO LE PRIME DISTRUZIONI, DURANTE IL CONFLITTO MONDIALE. L’ENORME QUANTITÀ DI RUDERI PROVOCÒ UNA REAZIONE IMMEDIATA NELL’AMBIENTE CULTURALE ED ARTISTICO TANTO CHE, IN MODO ANCHE PROVOCATORIO, SI AFFERMÒ LA BELLEZZA DEL PITTORESCO ANCHE NELLE COSTRUZIONI COSÌ DISTRUTTE, RIPRENDENDO IL CONCETTO DI SUBLIMITÀ RUSKINIANA(A. PANE, LA GUERRA E LE ROVINE IN INGHILTERRA IN S. CASIELLO, I RUDERI E LA GUERRA. MEMORIA, RICOSTRUZIONI, RESTAURI, NARDINI EDITORE, FIRENZE 2011, PP.62-65). SEBBENE DIVERSI FURONO GLI ORIENTAMENTI, LA MAGGIOR PARTE DEGLI INTERVENTI SI ATTESTARONO SULLA CONSERVAZIONE DEL RUDERE, PIÙ O MENO SPINTA, SULLA SISTEMAZIONE DELL’AREA DEL RUDERE A VERDE E, MENO SPESSO, AFFIANCARDO COSTRUZIONI IN LINGUAGGIO ARCHITETTONICO MODERNO, COME NEL CASO PIÙ CELEBRE DELLA CATTEDRALE DI COVENTRY (A. PANE, LA GUERRA E LE ROVINE IN INGHILTERRA IN S. CASIELLO, OP.CIT., PP.71-76). PIÙ SPESSO L’ORIENTAMENTO FU DI TRATTARE LE CHIESE «BOMBARDATE COME “WAR MEMORIALS”, SISTEMANDOLE A GIARDINO SENZA ALCUNA RICOSTRUZIONE (…) “PER IL GUSTO DELL’ATMOSFERA INTENSAMENTE EVOCATIVA CHE POSSEGGONO IN COMUNE CON TUTT LE ROVINE, CHE CONFERISCE LORO UNA VTALITÀ ARCHITETTONICA PROPRIA; E FRANCAMENTE PER LA LORO BELLEZZA”(…). L’AUTORE (J. M. RICHARDS) POI PROSEGUIVA OSSERVANDO CHE LA BELLEZZA DI TALI ROVINE NON SEMBRAVA AVERE ALCUNA DIRETTA RELAZIONE CON L?ORIGINARIO VALORE ARCHITETTONICO DEGLI EDIFICI E CHE, AL CONTRARIO, “ALCUNE DELLE PIÙ DRAMMATICHE ED EVOCATIVE ROVINE ERANO FIORITE INASPETTATAMENTE DA UNA STRUTTURA CHE NESSUNO AVREBBE GUARDATO DUE VOLTE”». (A. PANE, LA GUERRA E LE ROVINE IN INGHILTERRA, PP.66-67). 232 A. PANE, LA GUERRA E LE ROVINE IN INGHILTERRA, PG.64.
233 R. PANE, CITTÀ ANTICHE EDILIZIA NUOVA(1959), EDIZIONI SCIENTIFICHE ITALIANE, NAPOLI 1959, PAG. 235-246. |

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