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Creato da antonioi0 il 05/02/2009
CULTURA E GIUSTIZIA
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Messaggi di Marzo 2023
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Post n°3762 pubblicato il 31 Marzo 2023 da antonioi0
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Post n°3761 pubblicato il 30 Marzo 2023 da antonioi0
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Post n°3752 pubblicato il 20 Marzo 2023 da antonioi0
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Post n°3751 pubblicato il 19 Marzo 2023 da antonioi0
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Post n°3750 pubblicato il 18 Marzo 2023 da antonioi0
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Post n°3749 pubblicato il 17 Marzo 2023 da antonioi0
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Post n°3748 pubblicato il 16 Marzo 2023 da antonioi0
Della originaria Lioni vi è un solo documento dell’anno 833 che attesta che il principe Sicardo di Salerno concesse a Wilirona, Badessa di S.Sofia, una Corte in Leoni171. Il periodo tra l’833 e il 1100 fu un tempo tormentato per queste terre a causa di terremoti e le guerre longobarde, terminate con la disfatta di questi eserciti da parte di Roberto il Guiscardo nel 1076, che impose definitivamente il dominio normanno172. Con il 1130 ha inizio il regno delle Due Sicilie ad opera di Ruggiero, re dei Normanni che sottrasse Benevento ai Longobardi. Verso la metà del 1250, la popolazione ancora abitante in Oppido, a valle, iniziò a trasferirsi nell’abitato collinare di Lioni che all’epoca apparteneva al feudo di Sant’Angelo, come casale. Il feudatario di Oppido, come era ovvio, reagì a tale allontanamento rivolgendosi alla Corte Regia dopo aver provato ad abbassare e ad eliminare alcune tasse per scoraggiarli al trasferimento. Tale trasferimento fu probabilmente dovuto ai terremoti, alle epidemie (1326, epidemia di peste) e alle scorrerie dei briganti che infestavano queste zone (1300-1400), nel 1412, Oppido era praticamente deserta. Nel 1313, quando Sant’Angelo fu istituita come Contea, fu posta nelle mani dei Joinville; cento anni più tardi, Re Ladislao la vendette alla famiglia Zurolo. Nel “Privilegio” che conteneva il giuramento di fedeltà173 che i vassalli erano tenuti a prestare al feudatario e al Re, si elencano i territori appartenenti a tali signori, tra questi i casali di S.Angelo e “con Lioni”, intendendosi quindi autonomo174. Come altri feudatari prima di lui, anche Zurolo passa di frequente dalla difesa di un regnante a quella del suo avversario, e così successe nella lotta tra aragonesi e angioini. Tale comportamento fu però, in seguito, punito dalla stessa Regina Giovanna II che invitò i Caracciolo, signori di Avellino e fidati sostenitori della regina, a dichiarare decaduti i Zurolo che a quel tempo erano conti di Lioni, Monticello, Morra, Guardia, Oppido (feudo disabitato), Andretta e Rocca San Felice175. Decaduti i Conti Zurolo, le terre in loro possesso passarono ai Caracciolo, che costruirono a Lioni l’edificio detto, da loro, “Forte Caracciolo”. Questi signori furono sempre fedeli agli aragonesi, anche quando, nel 1495, si riaccese la contesa con l’arrivo a Napoli di Carlo VIII, re di Francia, a differenza degli Zurolo che passarono con i francesi tentando di riconquistare le terre perdute. In questi tentativi di riconquista il Forte Caracciolo e la primitiva chiesa di Lioni vennero distrutti, e nel “ferro e fuoco” a cui sottoposero Lioni, molti degli antichi documenti riguardanti la città andarono persi. Su parte del suolo del Forte sorse, dopo i terremoti del 1536 e del 1561, la Chiesa Madre176, consacrata nel 1580. Lioni si stava appena riprendendo che un’epidemia di peste la decimò, nel 1657177, e seguì poi il terribile terremoto del 1694 che distrusse molti dei paesi della valle ofantina178, così come quello successivo del 1732, dopo il quale, ancora una volta, la Chiesa Madre fu ricostruita (1743). Dal 1700 fino ai primi anni del 1800 la storia di Lioni si legge soprattutto come storia delle contese tra il clero della Chiesa di Lioni e quello della Chiesa di Sant’Angelo dei Lombardi179. Nel 1806 vennero aboliti i privilegi feudali e nel 1807 alcuni ordini religiosi, con la legge del 13 febbraio che fece guadagnare al demanio regio diversi beni ecclesiastici, compreso quello dell’abbazia del Goleto. Nello stesso anno, Avellino tornò ad essere capoluogo della provincia di Principato Ultra. Il brigantaggio prosperava nelle sue campagne, benchè Gioacchino Murat tentasse di arginarlo. Restaurato il regno borbonico nel 1815, si provò a debellare il seme della libertà e dell’uguaglianza diffuso dai francesi attraverso il ripristino delle vecchie leggi e dell’oppressione delle popolazioni; la reazione a questi tentativi reazionari, frange di popolazioni iniziarono a riunirsi segretamente in quelle che si chiamarono “vendite” della Carboneria; a Lioni si formò una delle prime vendite carbonare. Contro il re e contro la Chiesa si mossero i ribelli lionesi, dopo che la monarchia borbonica per sedare gli animi ebbe firmato, il 16 febbraio 1818, un concordato con la Chiesa per ottenere appoggio. A Lioni le opposte fazioni, repubblicana e monarchica, si combatterono aspramente e dopo il 1848, diversi furono gli arresti ed i processi180. Con la cacciata dei Borboni e l’unità d’Italia, coloro che non vollero accettare la liberazione si diedero alla macchia, i più unendosi alle bande di briganti, contro i quali la stessa giunta municipale di Lioni, il 17 agosto 1872 formò il gruppo dei “Militi della Guardia Nazionale che compongono la Squadriglia da prestare servizio per la prevenzione del brigantaggio”181, approvandone l’elenco . La fine del 1800 vide, infine, solcate queste terre dalla ferrovia che partendo da Avellino traversava molta parte dell’Irpinia per giungere a Rocchetta S. Antonio. In Lioni la stazione sorse dentro i confini del paese e da questa posizione strategica il borgo trasse beneficio per il suo commercio e quindi per l’economia intera della città. A parte le due pause dovute alle guerre mondiali, Lioni visse il XX secolo come un periodo abbastanza prospero, l’economia, come già detto, grazie alla ferrovia, non ebbe crisi, l’artigianato prima e le industrie poi, sia alimentari che edili, si svilupparono velocemente. Dotata di ogni servizio civile, compresi tutti i livelli di scuole, Lioni visse una condizione sociale ed economica forse in controtendenza con quella dei paesi limitrofi, così giungendo fino al terremoto del 1980.
171 A. Di Meo, Annali, Anno 833, Tomo III, Ed. Simoniana, pg. 365. 172 F. Scandone, L’Alta Valle dell’Ofanto, Vol.I, Tipografia Pergola, Avellino 1957. 173 Reg. Ang. 362, pg. 105. 174 Scandone riporta: “Con privilegio del 28 settembre 1413 Re Ladislao ordinava che al R. Consigliere Giovanni Zurulo, fratello del Logoteta e Gran Protonotario Bernardo, fosse prestata l’assicurazione feudale dai vassalli di S.Angelo, a lui testè venduta col titolo comitale, con i casali, con Lioni, e col castello disabitato di Monticchio” (F. Scandone, op.cit., pg.47) 175 A. M. Iannacchini, Topografia storica dell’Irpinia, Vol. III, Tipografia Pergola, Avellino 1894, pg.23. 176 R. Colantuono, op.cit., pg.45. 177 Archivio Parrocchiale, Libro dei Morti (dal 1622 al 1718). 178 F. Scandone, op.cit.,pg.330. 179 R. Colantuono, op.cit., pp. 51-56. 180 A. D’Amato, La verde Irpinia. Cenni storici, geografici, letterari della Provincia di Avellino, Federico e Ardia, Napoli 1924, pg. 24.
181 Cit. in R. Colantuono, op.cit., pg.58. |
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Post n°3747 pubblicato il 16 Marzo 2023 da antonioi0
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Post n°3746 pubblicato il 15 Marzo 2023 da antonioi0
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