QUELLI DELL'83

NON SI ENTRA NELLA VERITÀ . . .


  NON  SI  ENTRA  NELLA  VERITÀSE NON ATTRAVERSO  LA CARITÀ All’inizio di quest’anno, in uno dei villaggi della nostra missione si è verificato un dramma che ha sconvolto la vita di tutte le tribù circostanti. Una madre di quattro bambini ha chiesto ai suoi figli di buttarsi nel fiume perché non aveva più niente da dargli da mangiare da una settimana. Sono morti tutti, la bambina più grande aveva 11 anni, l’ultimo aveva appena compiuto il primo anno di vita. Perfino il seno della mamma era inaridito. E’ stata un’amara scoperta. Proprio accanto alle nostre capanne una famiglia aveva sofferto la fame per mesi e nessuno si era accorto di nulla. Abbiamo provato profonda vergogna. Non era mai accaduto che nei villaggi una famiglia soffrisse tanto profondamente la fame da decidere la morte dei figli per non vederli più soffrire. Molti mi domandano cosa faccio in Papua Nuova Guinea. Mi chiedono: “Cosa fanno i missionari in terra di missione?”Moltissime volte non rispondo, ho vergogna a rispondere.I cristiani dovrebbero sapere molto bene cosa ha chiesto Cristo ai suoi discepoli: “Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo ad ogni creatura”.Annunciare il Vangelo, fare quello che ha fatto Gesù.Cosa face Gesù nel tempo in cui è vissuto tra noi?Annunciò il Vangelo di liberazione a tutti quelli che erano prigionieri del male, di ogni tipo di male.La fame, la sete, la malattia, l’ignoranza, la schiavitù, il genocidio, la mancanza d’amore, l’odio, la vendetta, la sopraffazione, l’abuso, il non sapere che Dio è amore, ogni attentato alla vita sono i mali che il missionario è chiamato ad eliminare con il Vangelo.Alla Chiesa è stato affidato il ministero dell’amore, questo è quello che i missionari fanno: servono la vita perché tutti conoscano l’amore.“Servi del Vangelo e testimoni dell’Amore”. La lettera enciclica che Benedetto XVI ha inviato al mondo alcuni mesi fa, “Caritas in Veritate”, dovrebbe rispondere a tutte le domande che i cristiani pongono a coloro che sono inviati dalle loro chiese ad annunciare l’amore ai confine della terra.Quello che segue è uno dei passaggi più impegnativi della lettera:“Dare da mangiare agli affamati (cfr Mt 25, 35.37.42) è un imperativo etico per la Chiesa universale, che risponde agli insegnamenti di solidarietà e di condivisione del suo Fondatore, il Signore Gesù. Inoltre, eliminare la fame nel mondo è divenuto, nell'era della globalizzazione, anche un traguardo da perseguire per salvaguardare la pace e la stabilità del pianeta… Il problema dell'insicurezza alimentare va affrontato in una prospettiva di lungo periodo, eliminando le cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri mediante investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cioè di utilizzare al meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche maggiormente accessibili a livello locale, in modo da garantire una loro sostenibilità anche nel lungo periodo…Il diritto all'alimentazione, così come quello all'acqua, rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita. È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni (Benedetto XVI, Messaggio in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione 2007). È importante inoltre evidenziare come la via solidaristica allo sviluppo dei Paesi poveri possa costituire un progetto di soluzione della crisi globale in atto, come uomini politici e responsabili di Istituzioni internazionali hanno negli ultimi tempi intuito. Sostenendo mediante piani di finanziamento ispirati a solidarietà i Paesi economicamente poveri, perché provvedano essi stessi a soddisfare le domande di beni di consumo e di sviluppo dei propri cittadini, non solo si può produrre vera crescita economica, ma si può anche concorrere a sostenere le capacità produttive dei Paesi ricchi che rischiano di esser compromesse dalla crisi.” Venendo tra voi a Dicembre vi prego di non chiedermi cosa faccio in Papua Nuova Guinea, chiedetevi cosa fareste voi in situazioni di mancanza dei più basilari diritti umani. Non dareste il vostro pane e la vostra acqua per non veder morire quattro bambini?Qui io cerco di fare quello che attuereste voi se viveste in mezzo a questo popolo che Dio ama.Grazie di quello che state già facendo, spero di abbracciarvi a Dicembre.                                                                                                                     d. Ciro Biondi