Quest’anno l’associazione Q83 propone ai suoi soci, e a quanti partecipano alla serata di premiazione, l’adozione/sostegno a distanza di un gruppo di bambini che frequentano le scuole elementari a tempo pieno di un piccolissimo villaggio, Maikmol, un nido d’aquila in un’immensa foresta che copre le montagne blu della catena centrale della Papua Nuova Guinea. Ringrazio tutti per il premio assegnatoci e per quanto sarà fatto per il popolo che ci ha accolto e ci ama come se fossimo della loro stessa carne e sangue.Sono arrivato quassù, a Maikmol, dopo anni di sofferenza e d’amore, anni in cui ho fatto esperienza della carità di tanti, anni in cui sono cresciuto per divenire testimonianza della compassione di Cristo perché il mondo creda che Dio è Amore.Lasciatemi condividere con voi alcuni passaggi della mia vita. Ho amato Paolino di Nola sin da quando l’ho conosciuto, tantissimi anni fa. Me lo fece conoscere un povero e giovane prete di Visciano quando mi accolse nella sua case, mi fece sedere alla sua tavola e mi raccontò di quest’uomo che si fece schiavo per amore per essere libero in Cristo.Quel prete si chiamava P. Arturo D’Onofrio, io sono stato uno degli “orfanelli” che lui tolse dalla strada, sfamò, diede un tetto, un’istruzione e un’educazione cristiana, mi donò la sua paternità che mi ha portato a fare le scelte essenziali della mia vita.Come San Paolino anche lui si fece schiavo, schiavo di migliaia di ragazzini che la guerra aveva fatto orfani, schiavo di tutti fino alla fine. Uno schiavo che non si fermò mai, aveva compreso che senza il dono della sua schiavitù non ci sarebbe stata libertà per “i figli di nessuno”.Ricorderò sempre la casa di un’anziana signora di Nola che mi accolse, cinquantasei anni fa, una domenica di giugno in casa sua, avevo nove anni. Quella domenica a Nola si celebrava la giornata della carità per gli orfanelli di P. Arturo e ognuno di noi era scelto da una famiglia per poter avere un pranzo decente e la possibilità di vivere un giorno in una famiglia.Quella dolce donna mi diede la forza di lottare contro la durezza della mia vita, mi fece capire che un sorriso può cambiare la storia di una persona, che una carezza vale più di una manciata di lire.In quegli anni c’era poco, ma lo si divideva con tutti.Quelle persone mi fecero incontrare Cristo, me lo fecero vedere, toccare, udire nel dono del loro amore per me, per un bambino a cui era stata strappata ogni dignità.In Cristo sono riuscito a capire la mia vita, la ragione della mia esistenza, il futuro del mio essere.Nell’incontro con lui ho capito che siamo fatti per amare, che apparteniamo agli altri, che siamo fatti per tutti, ma specialmente per quelli che sono stati messi ai margini, alle frontiere dell’umanità.San Paolino mi è stato fratello maggiore in quel viaggio straordinario che mi ha portato dove l’umanità soffre, ai margini del mondo, ai confini della libertà.Sono ancora lì, tra coloro che la il mondo “civile” ha schiacciato nelle riserve, nelle periferie della terra per impossessarsi dei doni che Dio aveva posto nelle mani di questi suoi figli perché potessero raggiungere la libertà e la pienezza della gioia.Sono tra i figli di nessuno, quelli condannati all’analfabetismo, a morire perché non hanno accesso alle medicine, che non hanno accesso all’acqua potale, che non sapranno mai che Dio li ha creati perché potessero conoscere la gioia e l’amore perché sono stati schiacciati ai limiti dell’umano da mostri che divorano la vita degli innocenti in nome di una civiltà chiamata capitalismo.Sono qui per gridare al mondo il genocidio che si va perpetuando contro il diritto alla vita da quelli che commettono crimini contro l’umanità.Con i soci dell’Associazione “Q83” ho vissuto molti anni felici in attesa di poter andare dove Dio voleva, ai confini, alle frontiere, per poter essere di tutti, di essere per gli altri.Ringrazio Dio di avermi fatto incontrare nella mia vita tante persone che mi hanno condotto nei luoghi della schiavitù perché potessi assumermi la responsabilità di diventare uno strumento di libertà.Anche voi potete essere persone che si spostano ai confini dell’umanità e potete divenire causa e forza di libertà con la vostra bontà.Vi affidiamo questo compito: fate liberi quelli che i dominatori di questo mondo hanno resi schiavi, liberate i figli di nessuno destinati ad essere abusati, violentati, soppressi per fare più posto all’avidità e al possesso.Diventate liberatori come Cristo che liberò con la sua vita tutti i figli del Padre suo.Gridate con la vostra carità che siete dalla parte di coloro che hanno le mani vuote e gli occhi pieni di speranza.Portate a compimento l’opera iniziata da Gesù di Nazareth, continuata da Paolino e da tanti altri che in questi anni ci hanno riempito le mani e il cuore perché potessimo essere strumento di libertà per tutti quelli che sono ai margini e rischiavano di non vivere il dono della vita. d. Ciro Biondi
DALLA PAPUA NUOVA GUINEA
Quest’anno l’associazione Q83 propone ai suoi soci, e a quanti partecipano alla serata di premiazione, l’adozione/sostegno a distanza di un gruppo di bambini che frequentano le scuole elementari a tempo pieno di un piccolissimo villaggio, Maikmol, un nido d’aquila in un’immensa foresta che copre le montagne blu della catena centrale della Papua Nuova Guinea. Ringrazio tutti per il premio assegnatoci e per quanto sarà fatto per il popolo che ci ha accolto e ci ama come se fossimo della loro stessa carne e sangue.Sono arrivato quassù, a Maikmol, dopo anni di sofferenza e d’amore, anni in cui ho fatto esperienza della carità di tanti, anni in cui sono cresciuto per divenire testimonianza della compassione di Cristo perché il mondo creda che Dio è Amore.Lasciatemi condividere con voi alcuni passaggi della mia vita. Ho amato Paolino di Nola sin da quando l’ho conosciuto, tantissimi anni fa. Me lo fece conoscere un povero e giovane prete di Visciano quando mi accolse nella sua case, mi fece sedere alla sua tavola e mi raccontò di quest’uomo che si fece schiavo per amore per essere libero in Cristo.Quel prete si chiamava P. Arturo D’Onofrio, io sono stato uno degli “orfanelli” che lui tolse dalla strada, sfamò, diede un tetto, un’istruzione e un’educazione cristiana, mi donò la sua paternità che mi ha portato a fare le scelte essenziali della mia vita.Come San Paolino anche lui si fece schiavo, schiavo di migliaia di ragazzini che la guerra aveva fatto orfani, schiavo di tutti fino alla fine. Uno schiavo che non si fermò mai, aveva compreso che senza il dono della sua schiavitù non ci sarebbe stata libertà per “i figli di nessuno”.Ricorderò sempre la casa di un’anziana signora di Nola che mi accolse, cinquantasei anni fa, una domenica di giugno in casa sua, avevo nove anni. Quella domenica a Nola si celebrava la giornata della carità per gli orfanelli di P. Arturo e ognuno di noi era scelto da una famiglia per poter avere un pranzo decente e la possibilità di vivere un giorno in una famiglia.Quella dolce donna mi diede la forza di lottare contro la durezza della mia vita, mi fece capire che un sorriso può cambiare la storia di una persona, che una carezza vale più di una manciata di lire.In quegli anni c’era poco, ma lo si divideva con tutti.Quelle persone mi fecero incontrare Cristo, me lo fecero vedere, toccare, udire nel dono del loro amore per me, per un bambino a cui era stata strappata ogni dignità.In Cristo sono riuscito a capire la mia vita, la ragione della mia esistenza, il futuro del mio essere.Nell’incontro con lui ho capito che siamo fatti per amare, che apparteniamo agli altri, che siamo fatti per tutti, ma specialmente per quelli che sono stati messi ai margini, alle frontiere dell’umanità.San Paolino mi è stato fratello maggiore in quel viaggio straordinario che mi ha portato dove l’umanità soffre, ai margini del mondo, ai confini della libertà.Sono ancora lì, tra coloro che la il mondo “civile” ha schiacciato nelle riserve, nelle periferie della terra per impossessarsi dei doni che Dio aveva posto nelle mani di questi suoi figli perché potessero raggiungere la libertà e la pienezza della gioia.Sono tra i figli di nessuno, quelli condannati all’analfabetismo, a morire perché non hanno accesso alle medicine, che non hanno accesso all’acqua potale, che non sapranno mai che Dio li ha creati perché potessero conoscere la gioia e l’amore perché sono stati schiacciati ai limiti dell’umano da mostri che divorano la vita degli innocenti in nome di una civiltà chiamata capitalismo.Sono qui per gridare al mondo il genocidio che si va perpetuando contro il diritto alla vita da quelli che commettono crimini contro l’umanità.Con i soci dell’Associazione “Q83” ho vissuto molti anni felici in attesa di poter andare dove Dio voleva, ai confini, alle frontiere, per poter essere di tutti, di essere per gli altri.Ringrazio Dio di avermi fatto incontrare nella mia vita tante persone che mi hanno condotto nei luoghi della schiavitù perché potessi assumermi la responsabilità di diventare uno strumento di libertà.Anche voi potete essere persone che si spostano ai confini dell’umanità e potete divenire causa e forza di libertà con la vostra bontà.Vi affidiamo questo compito: fate liberi quelli che i dominatori di questo mondo hanno resi schiavi, liberate i figli di nessuno destinati ad essere abusati, violentati, soppressi per fare più posto all’avidità e al possesso.Diventate liberatori come Cristo che liberò con la sua vita tutti i figli del Padre suo.Gridate con la vostra carità che siete dalla parte di coloro che hanno le mani vuote e gli occhi pieni di speranza.Portate a compimento l’opera iniziata da Gesù di Nazareth, continuata da Paolino e da tanti altri che in questi anni ci hanno riempito le mani e il cuore perché potessimo essere strumento di libertà per tutti quelli che sono ai margini e rischiavano di non vivere il dono della vita. d. Ciro Biondi