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ALIENAZIONE-FILOSOFIA E TEORIA CRITICA DELLA SOCIETA'

Post n°2 pubblicato il 09 Ottobre 2007 da WUDY6

ALIENAZIONE-FILOSOFIA E TEORIA CRITICA DELLA SOCIETA'
Sentiero ermeneutico: ontologia del naufragio 
Georg Simmel - Horkheimer e Adorno


-Il tema dell'alienazione nella sociologia tedesca
La problematica dell’alienazione ritorna al centro del dibattito soprattutto in Germania, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. L'industrializzazione e le profonde trasformazioni conosciute dall'Europa durante la seconda metà del XIX secolo spingono sociologi e filosofi come Georg Simmel (1858-1918), Werner Sombart (1863-1941) e Max Weber (1864-1918) a porre al centro delle loro ricerche il problema della moderna società capitalistica, cercando di individuarne le caratteristiche essenziali. Seppure da posizioni diverse e, talvolta, esplicitamente critiche nei confronti del marxismo, la sociologia tedesca riporta alla luce e fa proprio il motivo della disumanizzazione - a suo tempo denunciata da Marx- provocata dall'avvento della società capitalistica. Max Weber, per quanto privo di qualsiasi forma di rimpianto nei confronti del mondo premoderno, sottolinea con forza la drammaticità della condizione dell'uomo odierno. Essa non deriva, per lui, dalla marxiana divisione in classi bensì dal crescente livello di "razionalizzazione" della società e dal conseguente "disincanto del mondo", ossia dal suo progressivo distacco da ogni sottofondo magico-religioso, dalla sua desacralizzazione e completa riduzione a oggetto calcolabile e scientificamente dominabile. L'uomo moderno vive nella salda convinzione che "ogni cosa, in linea di principio, può essere dominata dalla ragione... Che non occorre più ricorrere alla magia per dominare o per ingraziarci gli spiriti, come fa il selvaggio per il quale esistono simili potenze. A ciò sopperiscono la ragione e i mezzi tecnici". Ma la razionalità moderna e capitalistica che domina il mondo è, secondo Weber, puramente "strumentale", basata sulla fredda efficienza di un ottimale rapporto mezzi-fini ottenuto attraverso la liberazione dagli impedimenti rappresentati dalla tradizione, dall'emotività e dal riferimento ai valori. La moderna società capitalistica, pertanto, finisce per configurarsi come una vera e propria "gabbia d'acciaio", dalla quale non è possibile uscire ma nella quale occorre un virile coraggio per riuscire a vivere, accettando senza rimpianti l'inevitabile spersonalizzazione di tutti i rapporti umani derivante dalla crescente burocratizzazione. 

 
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