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_______ SETTIMO CAPITOLO _______ [ SECONDA PARTE ]
Post n°30 pubblicato il 07 Luglio 2009 da SPATIPETS
MIDONE
L’ultimo temporale in cui aveva abitato si chiamava “Tempobbrutto”. Non vi si era trovato troppo bene. In quel posto c’era troppo vento! Non riusciva a farsi cullare scendendo a terra, ma come partiva, per fare il suo lavoro, dal cielo, subito arrivava a toccare giù. Lui il suo lavoro lo faceva lo stesso, ma non si divertiva molto con Tempobbrutto. Con Umidone invece si trovava bene. Intanto c’era più spazio per la sua goccia perché Umidone era più grande, poi, quando scendeva a terra, essendo Umidone un tipo tranquillo, aveva il tempo di godersi il volo, cullandosi tra le folate del dolce “Ventino”, un vento con un carattere calmo, che lo portava a spasso per tutta l’aria del bosco, prima di farlo posare, magari in un prato verde di menta. Ora Umidone era impegnato in trattative col suo amico, il “Mare del Lungo Evaporare” che, come sempre, era in ritardo nel portare il vapore che serviva a Umidone a far piovere sul bosco. Il vapore del Mare del Lungo Evaporare era particolare e Umidone senza non poteva fare. Si formava solo se nel mondo del bosco non c’era nessuno che piangeva; ma questo non era difficile. Il difficile era che serviva anche che tutti gli abitanti del bosco dicessero contemporaneamente: <<Strabidonski>>. Ma anche questo era facile che succedesse. Ci voleva, però, un’altra cosa: che almeno qualcuno desse un bacio a qualcun altro. Per questo il Mare del Lungo Evaporare era sempre in ritardo con Umidone. Non era colpa sua, ma il bosco stava aspettando, stava aspettando… un Bacio. Il Mago nel frattempo, disteso sulle pietre di gomma del Monte Ciccia, aspettava che arrivasse Fix dal cielo, per poter poi fare la magia del Vaso magico e salvare il bosco. Il posto che aveva scelto non era a caso: dal Monte Ciccia poteva scrutare in lontananza l’arrivo dei temporali e, una volta avvistati, andargli incontro. Per fare più presto, il Mago avrebbe preso la rincorsa e, dalla vetta, si sarebbe lanciato nel vuoto per poi cadere sulle rocce che, essendo di gomma, l’avrebbero rimbalzato a mille e più distanze nella direzione d’arrivo dei temporali. Facendolo così arrivare in tempo per trovare l’ultima goccia, il nostro amico, Fix.
Era già ritornato due volte sopra il Monte Ciccia, il Mago, dopo essere andato incontro a già due altri temporali, e non aver trovato Stogaio. Uno era “Sgnapatrac”, un temporale senza pioggia, che adoperava per bagnare dove passava, il vino. Il Mago era tornato a fatica dai posti dove era passato Sgnapatrac, perché, se anche facesse di tutto per non bagnarsi, era impossibile anche per lui non bere il vino che era nell’aria e che Sgnapatrac faceva uscire da tutte le bottiglie, le caraffe, le botti, le cantine del bosco. Passato Sgnapatrac, tutto il vino ritornava da dove era partito ma, quello bevuto ormai… faceva il suo effetto! Tutti gli abitanti della parte del bosco dove era passato Sgnapatrac, erano così ubriachi che saltavano, ridevano, cantavano, andavano, tornavano, volavano, suonavano e ballavano per giorni e giorni. Il Mago si ricordava di aver sentito un miagolare cantato che faceva così: <<Miiiaaoooo, sento un Trillooo!, uno Squilloooo! Non son Brillooo, ma Ubriachilloooo, e non mi guastaaa non aver rispostaaa, ma curioso sotto sottooo, sogno ancora un cuore rottoooo!! Consolato dal formaggioooo, tiro avanti con coraggioooo, la mia errante vita felinaaaa; aspettando una gattinaaaa!!!!!>>. Non capì mai, il Mago, chi fosse che “miagolasse” così, ma il vino fa fare cose strane. Anche agli abitanti del Bosco Magico. Con l’altro temporale invece non successe niente. Era il temporale di nome: “Schhht!”. Un tipo silenzioso, tanto che ci si accorgeva dove era passato solo perché era bagnato il bosco. A Schhht! il Mago chiese se c’era Fix con lui, e dovette chiederglielo cinquecentonovantasei volte e mezza prima di avere risposta: <<No!>>. Quella era la seconda volta che andava incontro a un temporale e cominciava a stancarsi. Buttarsi dalla cima del Monte Ciccia era faticoso, rimbalzare poi sulle rocce di gomma e volare lontano, ancor di più. Quando arrivava a rimbalzare sulle rocce sentiva spiaccicarsi il suo… il suo… come chiamarlo? Il suo “Magico Tortone Riempipantalone”. Si! Il suo Magico Tortone Riempipantalone, che dopo gli faceva un prurito, ma un prurito, che si grattava poi per due giorni interi più due volte ancora. Nel momento però dello slancio, il momento in cui cominciava a prendere il volo, era meraviglioso sentire il fischio del vento, l’aria che sbuffava al passaggio di quel corpo tutto tondo. Volare a velocità folle appiccicava al Mago i vestiti, ma tanto tanto, che la cintura gli entrava nel pancione e per riuscire a tirarla fuori, il Mago, doveva distendersi sulla schiena, chiudere bocca e naso e gonfiare forte la pancia. L’ultima volta gli erano entrate anche le scarpe tra le dita dei piedi, tanto da farlo camminare sulle mani, sulle mani si!, già! Si si, ecco! Il Ciabattino Formichino dovette lavorare col contagocce e il “Liquido Pomposo” per liberargli i piedi. Una volta fatto gocciolare il Liquido Pomposo tra le fessure delle calzature, che s’erano fatte tutte dure, ma avevano ancora delle aperture, il Ciabattino Formichino chiamò il Liquido: <<”Pomposo!, Pomposooo!>>. Il Liquido Pomposo era un tipo che tutte le volte veniva chiamato e sentiva pronunciare il suo nome, rispondeva borioso e scontroso gonfiandosi innervosito: <<BlopBlup, BlupBlop, lasciami stare, Fssss>>. Rispondendo gonfiandosi, il Liquido Pomposo, fece così allargare le scarpe del Mago staccandogliele dai piedi. Per riconoscenza, quella volta, il Mago diede al Liquido Pomposo una bolla di sapone dove vivere e gonfiarsi in tutta calma e tranquillità.
L’Umano intanto continuava a cercare: <<Ho usato i miei sensi, ma non riesco a trovare chi cerco. Ho anche sognato, ma ancora adesso non so quanto sia servito venire qua, nel Bosco Magico, per cercare il modo di essere di più. Se almeno fossi sicuro che c’è veramente! Ma se perdo anche la speranza mi cacceranno sicuramente dal bosco. Non so come, ma da questo posto, qualcuno o qualche cosa farà si che me ne vada. E con ragione! Non posso stare in questo posto e portare la Negatività. Il Lupo, il Sole, la Cuoca Magica, Barcobaleno, la Fabbrica delle Parole, il Gatto Matto, i Girasoli, i Sogni… il Mago, (il Mago, già, il Mago. Cosa starà facendo in questo momento?). Non posso tradire tutti quanti non riuscendo a trovare chi cerco. So di quanta ospitalità sono capaci gli abitanti del bosco, quanto sono disposti a fare per aiutarmi… ma comunque dovranno salvarsi. Quando sarà il momento di decidere di loro stessi, per forza di cose, salveranno il bosco. Il mondo magico delle colorate visioni, di cui io sono ospite, deve essere salvato altrimenti morirebbe anche il mondo degli Umani! Non ci sarebbe più spazio per immaginare e sperare… sognare. Gli Umani, il Bosco Magico, tutti abbiamo bisogno che ci sia questo. Tutto questo. E perché possa continuare ad esserci, in pratica, io devo continuare a cercare e, infine trovare, chi mi farà essere di più. La pena per il fallimento di tutto ciò è la Morte. Il Dubbio, la Paura, ora sento che li ho incontrati, li ho tra le mie ossa, il mio respiro si è fatto più ansimante, il mio sguardo tremante, il mio passo incerto. Ora tutto è più cupo, molto più cupo, ma non mi arrendo, ce la farò!, ce la farò!>>
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