È un negozietto polveroso e piccolo che tratta accessori per telefonia e informatica, ma dietro al banco l’uomo che mi serve sorride. E non c’è polvere, né ombra alcuna nella luce dei suoi occhi. È basso di statura, scuro di carnagione e il suo aspetto e il suo ciarlare mi sono subito simpatici. Mi tratta con i guanti di velluto, d’altronde sono un cliente. Unna volta terminata la transazione economica parliamo del più e del meno: ha le idee molto chiare sulle politiche migratorie e mi cita la Svizzera, che dice di conoscere bene, come la Germania e altri paesi. Un paese ordinato, per lui, consta di persone che lavorano e vivono felici, che generano serenità. Gli offro un caffè perché penso possa essere la persona giusta. Non faccio nemmeno in tempo a nominare la domotica che gli scappa un sorriso: «Bella, mi piace!» Ha un amico laureatosi in ingegneria che ha progettato un’abitazione totalmente controllata dalla succitata tecnologia, conosce elettricisti che masticano l’argomento ed è interessato a conoscere qualcosa in più. E capisce al volo il collegamento con l'ottimizzazione energetica. Passerò a fargli vedere un piccolo campionario. «Sai, da cosa nasce cosa, dobbiamo aiutarci...», mi dice. Penso alle cinque persone italiche che ho visitato prima di lui, agli occhi bovini al suono della parola “domotica”, alla diffidenza per il solo accenno ad una proposta commerciale, alle occhiate diffidenti e infastidite mentre si apprestano a fare qualunque cosa per farmi capire che sono impegnati e non hanno tempo da dedicarmi. Lui no.
Si chiama Chaouki e viene dal Marocco. Lui ha un lavoro, io no. Lui pare conoscere il mondo, io no. E parla fluentemente, come minimo, due lingue. Io no. E allora penso, (mi) giudico, e un po’ mi incazzo.
Le facce di merda vestono di qualunque colore e la gentilezza chiama sempre gentilezza.
Non mi piace nessun partito, ho bisogno di Idee. E di onestà.