Creato da barattiera il 30/11/2008
Cultura e tradizioni... tra leggenda e realtà
 

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Proverbi siculi

Avanti ca 'u medicu sturia 'u malatu si nni va..

A jaddina ca camina tonna ca vozza china..

Cu pava u pisci prima su mangia fitusu..

Cu si ni 'njamma di la sula prisenza allegra cori e crepa panza..

'U lupu di mala cuscienza comu fa accussi pensa...

Cu di sceccu ni fa mulu 'u primu cauci e do so'..

U' pisci feti da testa..

Dacci a viviri 'o saristanu ca 'o parrinu ci fa siti..

Quannu a jatta nun po' arrivari 'o pisci dici ca feti..

Cu beni ti voli 'ncasa ti veni..

Pavari e maritari quantu chiu' taddu si po..

Pani duro e cuteddu ca non tagghia..

Duru cu duru non tingi..

Fa 'u scemu ppi non pavari u dazziu..

A jaddina fa l'ovu..e o jaddu c'abbanba u culu..

Cu avi occhi e pinnulara nun avi bisogno di ruffiana..

U mari dissi n'jornu o scogghiu: ..." dammi tempu ca ti precciu..!"

Dopu ca a S. Aita a rubbaru ci ficiuru i potti di ferru..

 

Proverbi siculi (continua)

Cu prima non pensa all'ultimu suspira..

E' inutili ca 'ntrizzi e fai cannola ..'u santu è di mammuru e non sura.. 

Nuddu ti pigghia si non t'assumigghia.. 

Di nemici mi taliu iu e di finti amici mi po' taliari sulu Diu...  

Fai beni a jatta ca t'aratta..  

Cu si vaddau si savvau.. 

Megghiu l'ovu oggi ca a jaddina dumani...

Jungiti che megghiu i tia ..e pavaci a spisa ppa via... 

Voi gabbari 'u to vicinu..?  Cucchiti prestu e susiti matinu.. 

Cu' nasci tunnu non po' moriri quattratu...

Megghiu sensu ca ricchizzi... 

Accatta e vinni quannu si prijatu ... e marititi quannu si annjngatu... 

Quannu è jaddu canta all'ura...

Orbi, suddi, zoppi e sciacati... iti a Malta ca vi maritati...

Non su i biddizzi ca ti fanu amari... su i boni modi e li boni maneri..

U megghiu amicu ca c'avia tirava chiossai ppi iddu e no ppi mia...

Megghiu na' vota arrussiari ca' centu voti n'gialliniri...

 

 

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La festa di San Giovanni Battista

Post n°46 pubblicato il 15 Giugno 2009 da barattiera

 Aci Trezza (CT)

23-24-25 giugno

Sin dai tempi più remoti il cambio di direzione che il sole compie, tra il 21 e il 22 giugno, è visto come un momento particolare e magico. Questo giorno, detto solstizio d'estate, è il primo giorno di una nuova stagione in magia è associato alla festa di San Giovanni Battista, 24 giugno, giorno della sua nascita 6 mesi prima del Cristo ( da quanto affermato dalla chiesa).

Il 24 giugno di ogni anno, Acitrezza, durante le celebrazioni del patrono, S. Giovanni Battista, rinnova una tradizione che risale all'inaugurazione della statua lignea del Battista, intorno al 1750. Si tratta della pantomima del pesce a mare, u pisci a mari, rito propiziatorio, parodia della pesca del pesce spada che si svolgeva nello stretto di Messina. Culturalmente legata ad una ben più ampia area del bacino del Mediterraneo, nella ricorrente tradizione di Cola pesce, la pesca del pescespada rappresenta, per il popolo protagonista, l'incessante confronto con gli elementi naturali.

Sino al 1870, il paese veniva addobbato con pennoni e bandiere e illuminato con lanterne di terracotta, alimentate ad olio d'oliva. Alla vigilia della festa, i popolani mangiavano le fave nuove, perché ritenevano facessero scontare loro i peccati. Alcuni raccoglievano l'erba puleggio, i cui vapori lenivano i dolori facciali, mentre altri, specie chi aveva una malattia agli occhi, facevano il bagno il giorno di S. Giovanni Battista.

Le donne e i bambini, per adempiere ai voti fatti durante l'anno, indossavano (ed ancora oggi lo fanno) dei capi colore rosso, con decorazioni gialle e un nastro bianco, che circondava loro la vita.

La sera della vigilia di S. Giovanni, al termine della processione, aperta da un tamburo battente, il sacerdote, che portava le reliquie del santo, si fermava sulla piazza antistante la chiesa e, in un'atmosfera di grande suggestione, benediceva il mare.

Intorno al 1822, in occasione della festa, si racconta che i trezzoti rappresentavano la "conquista di Algeri", il bombardamento e l'assalto di alcune fortezze turche da parte della flotta cristiana, episodio saliente dell'impresa di Carlo V nel 1541. Oggi la pantomima si è vestita di altri colori. Tra le bancarelle stracolme di oggetti, carrettini traboccanti di arachidi e ceci tostati e assordanti fuochi d'artificio, u Raisi, colui che dirige la pesca, si avvia a balzelloni sulla spiaggia, ostentando, in modo caricaturale, calzoni corti, un cappellaccio, stracci rossi, una fascia purpurea a tracolla. Con fare minaccioso muove una canna di foglie fresche sulla mano destra ed un ombrello sulla sinistra.

Alcuni pescatori, vistosamente ornati in rosso, con marcata gestualità iniziano la calata della barca. Il loro compito è quello di arpionare u pisci, provetto nuotatore che furtivamente s'immerge nello specchio di acqua teatro della pantomima, nascondendosi tra le numerose imbarcazioni. In uno scenario scandito dalle urla della gente, ha così inizio la pesca.

U Raisi, dall'alto di uno scoglio, avvista la preda, lancia segnali, urla frasi arcaiche ed incita i marinai a catturarla. Il pesce, dopo vari tentativi, viene preso e levato a bordo, ma riesce a scappare. I pescatori imprecano, si accapigliano e u Raisi, disperato, si getta in acqua. L'inseguimento del pesce si ripete e questa volta la preda viene ferita e catturata, macchiando di rosso il mare. Due pescatori tengono saldamente il pesce-uomo per le braccia e le gambe e minacciano di squartarlo con una grande mannaia. Urlano la bontà delle carni. Ma a pochi metri dall'approdo il pesce fugge definitivamente, scomparendo tra i flutti. Poi, tra l'entusiasmo generale, i pescatori capovolgono la barca e ritornano a terra in un gioco di spruzzi che coinvolge tutti gli spettatori.

Questa festa è considerata una delle manifestazioni popolari più importanti della Sicilia. Nella semplicità della rappresentazione, recitata, come già detto, da pescatori locali, è presente tutta la profondità del rapporto tra l'uomo e il mare, il pescatore e la preda, da Verga ad Hemingway. Il susseguirsi di momenti di conquista del pesce spada e della perdita della preda, sino al capovolgimento dell'imbarcazione, rappresentano l'alternarsi della ricchezza e della povertà, della felicità e della disperazione, della vita e della morte..

La festa di S. Govanni Battista oggi

Alle 08:00 fa il suo ingresso nel paese la banda che segna l’inizio dei festeggiamenti del Santo, al seguito della banda tantissimi bambini con il fazzoletto rosso e giallo sul collo in onore del santo. 

I fedeli sono assiepati dentro la chiesa piena all’inverosimile. Inizia la messa e, quasi come tutto il paese si fermasse, si odono solo le parole del parroco. Poi: ”boom, boom, boom………..”fuochi d’artificio incessanti, scampanii festosi e  fazzoletti gialli e rossi sventolanti e :”diciamolo tutti con tutto il cuore”, quindi la folla immensa dei fedeli: ” EVVIVA SAN GIOVANNI”. La statua scintillante d’oro, donato negli anni dai fedeli, e’ svelata.

Nel primo pomeriggio il paese e’ attraversato dal corteo dei teatranti che metteranno in scena nelle acque del porto la pantomima del “U’ PISCI A MARI”.

Appena finita la rappresentazione le campane incominciano a rintoccare e la piazza G. Verga si riempie di tantissimi fedeli Intanto la “vara”: il fercolo che porterà per le vie paesane il santo,e’ stato posto dinanzi le scalinate della chiesa. I fuochi d’artificio si odono sempre con maggiore violenza. Fazzoletti sventolanti al cielo, esce dalla chiesa S.Giovanni. Posto sul fercolo, addobbato con fiori variopinti, accompagnato dalla banda, incomincia il suo giro per le vie a sud del paese. Il rintocchìo della campanella del parroco ,che sta sul fercolo, scandisce le fermate della vara, per consentire ai fedeli di fare un dono. Tra una fermata e una partenza la vara si avvicina alla “calata dell’angelo”; un angioletto, legato ad uno speciale argano, con in mano una somma di denaro, raccolta dai fedeli, scende lentamente dal cielo per giungere alla statua del santo, la banda intona note gioiose, e la vara riparte. 

Tutta Acitrezza è irradiata dall’illuminazione artistica e la gente comincia ad riempire nuovamente la chiesa in attesa del rientro del santo sulla via principale si sono formate due ali di folla, il fercolo arriva a gran velocità tra un tripudio generale. Il santo sotto le luci artistiche sganciato dal fercolo, comincia il suo lento rientro verso l’altare maggiore. Poi tutti sul lungomare per vedere i fuochi d’artificio di chiusura.

 
 
 
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