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DenseSoul

Cercando la parte di sogno che mi spetta di diritto...

 
 
 

KENSHI DAITO

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Post N° 80

Post n°80 pubblicato il 08 Luglio 2007 da siddhal

Dormire è fuori discussione, è evidente. Sono le Tre e i nervi non cedono, sarà così fino al mattino, lo so.

Il silenzio è denso e opprimente in questa notte lunga,e  mi provoca lo stesso fastidio che mi arrecherebbe un baccano infernale.

Eppure, per una volta sono quieta.

Il buio è caldo. Estate sul lago, finalmente...

Vorrei che le montagne fiatassero appena, di tanto in tanto. Solo un alito di vento per far tintinnare i sonagli appesi alle finestre. Le melodie accidentali mi ninnerebbero, riempiendo quel vuoto pericoloso che ora espande la mia mente. Ho quasi paura dei pensieri che a breve potrebbero colmarlo

...

La scia di un aroma orientale passa morbida sotto il mio naso. Mi attrae. Seguendo la traccia odorosa, m spingo fino alla finestra, mi appoggio al davanzale, mi sporgo un poco.

Dall’appartamento al piano di sotto, quello del corniciaio, due spirali di fumo si elevano nell’aria notturna, intrecciandosi. Il profumo d’incenso, presto, si espande ovunque. E’ buio la’ dentro, come qui da me...Ma non suona lo stesso silenzio. Insieme alle onde di oscurità e alle volute di fumo, anche un pianto sommesso esce da quella finestra.

Il corniciaio è un uomo sorridente, cordiale, socievole. Il pensiero che più spesso accompagna l’idea che ho di lui è che sia un uomo profondamente sereno, semplicemente felice.

Ma, questa notte, piange.

Il suo pianto, dapprima quasi solo accennato, presto diventa convulso e ritmato, acutamente sofferente. Avanza e irrompe nelle mie orecchie con un’intensità dolorosa, come fosse un corpo estraneo che penetra e spinge, per invadere crudelmente uno spazio che non gli appartiene. E’ un pianto di cui non so nulla, ma che mi fa male.

Impotente, ignorante, mesta, rientro in casa, mi sdraio sul letto. Cerco di evocare un ricordo luminoso e colorato che scacci quell’energia sofferente che ora pare essere un respiro immenso e surreale, il respiro affannato di un milione di ombre addolorate. E mentre scivolo nel sonno, supplico che quel pianto finisca, che quell’uomo, domani, torni a sorridere rassicurante e sereno come l’ho sempre visto.

E prego per ogni uomo che, in silenzio, al buio, magari anche in segreto, di nascosto dagli altri, e forse anche da se stesso, versa una lacrima bruciante. Una lacrima per una donna, per un figlio, per la vergogna di una menzogna, per lo strazio di una colpa, il pugno chiuso di un rimpianto, l’urlo muto dell’orgoglio

...

Ché non sono solo le donne ad andare a fondo e a cercare, laggiù, quel luogo speciale dove piangere senza pudore, senza riserve, senza paura. Quel luogo speciale dove prima si affonda, poi si riemerge. Sopravvivendo. Tutti.

 

 
 
 
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