Beat(ter) Generation - Dicembre 2006
Checcazzo di giornata. Anche oggi mi sono svegliata piuttosto presto, con tutte le migliori intenzioni: doccia bollente, mezzo litro di caffè e un paio di sigarette prima di uscire con addosso il vestito buono, quello da mettere quando si rende necessario ribadire che sto bene, che sono un individuo sano e socialmente affidabile, quello beige. Beige come tutti i discorsi che sento colare sulla nuca e tutt’intorno. Beige come la più moderna coscienza collettiva. Beige come i denti del postino nuovo, come il suo contratto interinale. Beige come il mio cane morto ormai da mesi, che ancora mi manca da impazzire. Eppure non riesco a fingere di non capire che per l’ennesima volta mi sono ritrovata ubriaca fradicia a risalire sbilenca le scale di casa dei miei. Pessima idea quella di fermarmi qui per il fine settimana. “Non dovrei farmi vedere così..” pensavo, mentre tentavo di imbroccare la lastra successiva. “Non è il caso che sbocchi nel lavandino di marmo, piuttosto giù dalla finestra come quella volta la, ma non nella latrina dorata della mamma.. pessimo risultato olfattivo, il profumo di lavanda spray unito al puzzo dei succhi gastrici rimescolati.. cazzo ma com’è che fino a due sorsi fa ero lucida e adesso..?! Tutte le volte finisce così, idiota.. mah.. hahahahhahhh.. sssshhhh, idiota!”. E riecco l’ennesima, lenta, processione di pensieri e rimproveri a me stessa eruttare come colata densacidula, mix esplosivo di alcool variabilmente aromatizzati e sensi di colpa. Sempre in agguato, quelli immancabilmente si destano dopo un paio di bicchieri, e risalgono dal colon alla gola, per andarsi a sversare sulle pareti della ragionevolezza come un bambino che scopre per la prima volta lo scivolo al parco giochi.. anche se da soli, secondo me, non combinano granché. Diciamolo, è il gin a fare il lavoro grosso. Quel maledetto ogni volta mi seduce le papille, poi mi corre giù per la gola e sguinzaglia i sensi più reconditi, anche quelli che pazientemente narcotizzo un po’ per volta tutti i giorni. E poi mi ritrovo senza controllo e alla fine.. pfff.. tutto a puttane.. ad affrontare scalate apocalittiche come questa, per raggiungere il letto, correndo ogni volta il rischio di farmi beccare col fiato pesante e il trucco sfatto, oltre che incapace di reggermi in piedi. “Che schifo, dovrei smetterla una volta per tutte.. avrei dovuto comprare il pane e tornare subito a casa.. tra poco torna papà e ancora non ho apparecchiato la tavola”.
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