IMG: Lisette Model, "Coney Island Bather" (New York, 1938-41)
Ancora qualche claudicante sussulto dei suoi e avrebbe voltato l’angolo.
Sapeva che a ridosso del feretro della sua ultima trasvolata avrebbe ritrovato non più che una distesa di cocci e brandelli di conversazioni rugiadose e sorrisi, addormentatisi supini, rinsecchiti dall’aria brulla e vecchi strofinacci ricamati di spontaneità e acini ancora floridi di benevolenza nonostante il fortunoso, fortuito, fottuto atterraggio. Sapeva benissimo che là dietro non sarebbe cambiato nulla, tuttalpiù -si diceva- poteva solo esser meglio di quanto già s'aspettava. Piagnucolò per più d'un bel po', e fece gran cantilene di singhiozzi, specialmente quando -tutto d'un colpo- vide agitarlesi intorno, piroettando e irridendola, il ricordo di quell’ abbacinante quanto conosciuto riflesso. Lo scheletrino di un riverbero maliardo e fatale, a romperle dapprima il volo poi la cernita appassionata e vivace, come una punta di lancia intinta in un elisir di disinganno confitta nella pupilla appena -e pure a fatica- riaperta alla luce del disarmo. Pianse e sniffò la sua pena fino ad annoiare persino se stessa, finché arrivò il buio, e senza che se ne accorgesse il suo pianto le lavò via il veleno dagli occhi. Allora raccolse di fretta le poche cose ancora lì e, metodica quanto ignara del perchè, ne fece qualche cartoccio ben finito e annodato con cura. Uno lo lanciò via più lontano che poteva, un altro lo seppellì sotto la sabbia umida, un altro ancora se lo mise sotto al cuscino, quello imbottito di fazzoletti da pirata e foulard da aviatore, per tenerlo ben al sicuro insieme ai prossimi sogni che, ora ne era di nuovo certa, presto ne sarebbero arrivati di nuovi.
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