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ADERENZE "More cippa in the net!"
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Post N° 54
Post n°54 pubblicato il 21 Settembre 2007 da SmokinDoll
Incredibile, anche stavolta è fatta.. il cartellino ha fatto gneeeee alle cinqueezerotre, e alle cinqueeventuno è già sul treno.. non ci si crede! Sta lì in piedi con le zampe stanche, e poco più in là una famiglia di rom accatastata come manga sui primi sedili scorgibili la riporta alla realtà. Si arrabatta trafelata e muta tra gli snodi del biscione, e si ferma vicino al cesso e a un paio di scatole di cartone esageratamente scotchate, rigonfie di stracci e cipolle, involta dalla puzza di cesso e di tutta quell’altra roba insieme. Però intanto il treno l’ha preso. Il viaggio -pensa- se lo farebbe tutto lì se non fosse per l’olezzo insoffribile; quell’emissario etereo di odori e ricordi non invocati la spinge a cercare un posto che renda non più che tollerabile il viaggio, perciò decide di spostarsi e cercare un posto nella carrozza meno affollata che c’è, tra quelle che riuscirà ad attraversare prima del crollo definitivo. Caldo, caldo, puzza, piena, caldo, piena.. ecco un posto decente. Fa un cenno gentile a una verosimile sorella sfigata di Rossy de Palma che siede a lato di un indio minuto, dagli occhi di petrolio; americani entrambi, probabilmente amanti in stato di schermatura emotiva date le granate di silenzi imbottiti che lei gli scaglia dal fianco. Lui s’accorge subito della sua presenza, ne accoglie il gesto e con fare tenero l’ invita a sedere. La sua lei si scongela per un attimo per guardarlo, gorgogliargli qualcosa e poi incazzarsi di nuovo, stavolta di più. Ci passerebbe le giornate lei, a guardar la gente, e a volte trova il tempo per farlo anche, però immancabilmente arriva sempre qualcuno a interromperle lo spettacolo, e allora si sveglia e ricomincia a scrivere.. Si sistema in senso contrario a quello della sua vista, la meta alle spalle. Non le piace per niente viaggiare seduta all’indietro, lo trova un po’ come camminare al contrario su sentieri incrinati che scippano a forza le sembianze agli occhi. Così, per minimizzare la para-noia dell’attesa e la grana della direzione si mette a frugare nella borsa che ha ancora addosso. Are you ready for the inventory?! Ha quasi sempre borse enormi piene di niente, altre volte invece usa piccoli borselli di recupero (per il momento la parola “vintage” le ha sostanzialmente rotto le palle, anche se ne ama il concetto..), ma la costante comune è che la dentro non trova mai quel che cerca. Le scivola fuori una scheggia di sorriso pensando che quel diversivo assomiglia tanto ai vecchi giochi che si facevano in prima serata, quei narcolettici show a premi del sabato sera in cui spesso si tentava di identificare un oggetto tastandone la forma, infilando le mani in lunghi guanti dentro un box di plexiglass.. flashback catodico, ecco uno degli effetti del tanfo di piscio e cipolle assimilati convulsamente insieme. Più precisamente, (l’)oggi è una sacca di pelle morbida, che le lascia correre le dita fra le pieghe della fodera appena logora: libro portafoglio salviette biglietto chiavi cicche fumo portasfighemensili accendino burrocacao chiavi auricolari burrocacao monetina cellulare toscanelli quadernino penna penna ciddì fazzoletti caramella. La mano adesso annaspa e indaga con sobria impellenza tra i recessi sinuosi mentre gli occhi saldi si schiantano sull’oblò della porta, lo stesso tondo del suo incombente zero quotidiano; i pensieri a correrle giù dalle spalle, e profughi aggrapparsi come chewing-gum masticati al bracciolo del sedile, le gambe molli estese al corridoio come ultima volontà di trattenersi alla crosta della realtà, gli incisivi intenti a brucare gli interrogativi. Nel frattempo il cilicio di un binario lungo un giorno sotto al culo, o forse di un minuto appena e intanto, a poco a poco, il risolversi del corpo, degli iridi che riprendono ad alitare in faccia al presente, con le gambe che si ritraggono compostamente come felci rinsecchite dall’autunno e la bocca ora un poco socchiusa e umettata dalla speranza di un colpo di scena sui polpastrelli, utile ma non bastevole congegno inventato per non arrendersi all’idea che non sono nella sua borsa le risposte che cerca, ma alla fine di quella corsa.
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