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Post N° 71

Post n°71 pubblicato il 24 Gennaio 2008 da SmokinDoll
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Reo Confetto

 

  

Non riesco proprio a scioglierlo, questo dolore. Non vuole quest’amarezza scivolar via dai polpastrelli inzaccherati di un passato tanto rasente quanto amaro. Lo posso respirare, ma non inghiottire. Posso sentirlo, ma non riesco a vomitarlo, quel frantume di specchio conficcato in gola, lucido intralcio di verità riflessa mai assimilata, mai abbracciata. Paura di ferirmi, paura di tagliare. Paura di denudarmi nell’avere ragione. Ritraggo le mani che mi hai chiesto, allora, quelle che nascondevo in fondo alle tasche, le stesse nelle quali hai sputato dopo averle carezzate con premura. E mi faccio chicca dimenticata, accampata a questi avanzi di ipotesi dentro a un cartoccio appena socchiuso, sotto una coperta di colori sgualciti come i ricordi, sferzata dal vento che soffia via i minuti. Sono bossolo acredolciastro, brunito e rigido contenitore di irrequietezza, essenza liquida e cedevole. Vagheggiata, addentata e poi disciolta nel silenzio, reminiscenza dondolata avidamente in una cavità impaziente, poi sputata per la strada come minuzzolo molesto, dopo il lungo e tenero riposo nella tua bocca chiusa, che pareva riparo e invece era prigione, caverna buia di un fantoccio che non deglutiva ne espelleva. Giaccio ai bordi di un mattino umido di gemiti e saliva ora, orfana di una leggerezza ritrovata che scorgo vaga appena oltre la trasparenza della buccia colorata. Mi riparo come posso dagli affilati staffili di mille lingue tornite, ma è la tua che m’ha sciupata. E’ ben più freddo il mio di dentro, del guanto crepitante che lo riveste. Vi rimbombano la cristallizzazione dei propositi, la necrosi del tuo valore e, per fortuna, ancora, la mia smania di scivolare via dal tuo pugno sporco. Qui in basso, dal marciapiede dove mi hai lasciata cadere, sento inconfondibile l’aroma del tuo celebre silenzio penetrare gli intenti, ridotti ormai ad esili cadaveri, resti del nostro lauto pasto ornato di fede irrancidita e salate bugie. Così, tento di farmi riparo con gelatine di muta quiete, intarsio corazze di forza col mio pugnale di zucchero e schivo, ogni tentativo un po’ di più, e rimetto tutta me, pur non avendo mai chiesto nulla. Eppure, hai strappato via il mio gusto, tu, il sapore che hai cercato di mischiare con quello ormai confuso delle labbra che vai assaggiando. Mi hai negato ogni colore, ogni suono, ogni proposta e ogni risposta, lasciandomi ammuffire nell’insofferenza del tuo taschino, abile dolciario inappetente. Pepita gracile e dispettosa io, come altre mille nel tuo sacchetto strozzato dalla presunzione. Scrutata, desiderata, agguantata, leccata.. e poi lasciata lì a consumarsi di disinganno e di perchè, dal bambino ingordo che sei, frettoloso d'assaggiar la prossima, che non comprende il suo non saper riconoscere alcun sapore, se non quello di sé.

 

 

  * IMG: "Geometria Edibile" - moi à Bruxelles, Septembre 2007 

 
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