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Creato da todoescucho il 27/09/2007
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Post N° 6
Centomila persone sfilano per le strade di Yangoon al grido di «Democrazia, democrazia!». Le minacce della giunta militare del Myanmar (l’ex Birmania) non hanno fermato la protesta del popolo birmano. Lunedì un ministro aveva dichiarato in televisione che il regime avrebbe potuto intervenire con la forza per porre fine alle proteste. Secondo quanto riportato dalla televisione di Stato il ministro per gli Affari religiosi, il generale Thura Myint Maung, si è incontrato con alcuni leader religiosi per avvertirli che «se i monaci vanno contro le regole e le norme dell'insegnamento buddista prenderemo provvedimenti secondo le leggi esistenti». Un altro segnale di allarme potrebbe essere che alcuni ospedali della capitale sono stati svuotati dei malati meno gravi. Intanto si susseguono i summit degli alti gradi dell’esercito a Naypyidaw, una cittadina nascosta nella giungla che è diventata la nuova capitale oltre che quartier generale dei militari al potere da 45 anni.
Marce spontanee in molte città
A Sittwe, una città del nordovest, tutti e 100mila gli abitanti sono scesi per le strade al seguito dei religiosi. La gente protesta anche a Mandalay (sono circa 10mila) e a Bago, a nord della ex capitale Yangon. Qui, nel cuore del potere, cinque file di monaci hanno guidato un corteo di cittadini lungo più di un chilometro, dalla pagoda d’Oro di Shwedagon Pagoda, il principale tempio del Paese, fino al centro. Dove la folla si è riunita per pregare ed esprimere pacificamente il dissenso nei confronti del regime. Ci sono cartelli con scritto “Migliori condizioni di vita” e “Rilasciate i prigionieri politici” e “la volontà del popolo sia soddisfatta”. In alcune occasioni i monaci hanno anche tentato di scoraggiare il cordone di civili che li scortano come per proteggerli, per timore che tutto finisca in un bagno di sangue come nell'88. Già ci sono stati 150 arresti tra i civili. Una coppia, per esempio, è stata fermata perchè aveva dato dell'acqua ai monaci.
Il saluto della leader dell'opposizione agli arresti
In effetti si tratta della più grande protesta nel paese asiatico da quando manifestarono gli studenti universitari vent’anni fa. La marcia ha toccato anche l'ex cittadella universitaria della capitale, sulle rive di un lago, teatro nel '88 della repressione violenta di una sbalorditiva rivolta studentesca. Per la prima volta a sfilare ci sono anche membri della Lega Nazionale per la Democrazia eletti in parlamento nel 1990, sempre all’opposizione, il cui leader e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, dal 2003 è agli arresti domiciliari. Intorno alla sua abitazione sono state rafforzate le misure di sicurezza anche se sabato scorso alcuni monaci sono riusciti a raggiungere la sua casa-prigione (foto) per ricevere un saluto e un incoraggiamento ad andare avanti.
L'aumento del prezzo della benzina
Il malcontento, che covava da anni in una nazione di 53 milioni di abitanti per la maggioranza ridotti alla fame, è stato inasprito negli ultimi tempo dal raddoppio del prezzo dei carburanti. È da agosto che il paese è in fibrillazione. Le istanze popolari sono state raccolte pacificamente dai religiosi, che hanno un grande seguito e che «seppure non abbiano una immunità» ha spiegato un diplomatico straniero «lo Stato certamente non può affrontare come semplici cittadini». E infatti gli slogan sono fermi: «Lottare pacificamente contro il male della dittatura militare fino alla sua completa caduta». A supportare la loro marcia si è mobilitata anche Tun Eindra Bo, l’attrice più famosa del paese e personaggio pubblico molto ascoltato: «metto a disposizione dei monaci tutto il mio appoggio, di qualunque cosa abbiano bisogno» ha fatto sapere.

Nazioni Unite e Ue chiedono una soluzione pacifica. A Roma sit-in di 200 persone
Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon ha fatto sapere in una nota «che si rallegra della scelta non violenta dei manifestanti» e che «sta seguendo da vicino gli eventi in Myanmar». L'auspicio è che il governo non perda questa occasione per avviare un «dialogo con tutte le parti interessate al processo di riconciliazione nazionale in Myanmar». Anche l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Unione Europea Javier Solana segue l'evolversi della situazione ma avverte che «la pace, la stabilità e lo sviluppo non possono che essere ottenuti attraverso le riforme politiche, il rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali e il coinvolgimento di tutti».
Nella serata di lunedì si sono riuniti in 200 sotto la statua del Marc'Aurelio in Campidoglio, a Roma, in segno di solidarietà con la protesta del popolo birmano. Alla fiaccolata, che è iniziata con un minuto di silenzio, hanno partecipato anche una decina di monaci birmani che abitano in Italia, vari esponenti politici del centrosinistra, sindcalisti e il sindaco Walter Veltroni: «Se vincerà la pacifica rivoluzione non violenta - ha detto - sarà una meravigliosa notizia per
l'umanità». E ha annunciato che a Natale sarà assegnato il Premio per la Pace 2007 proprio a Aung San Suu Kyi, la leader dell'opposizione agli arresti domiciliari dal 2003. La donna, premio Nobel per la pace, è già cittadina romana onoraria
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