Racconto liberamente tratto dal “Three man…” JKJ
© SIGNO 2006
Voglio raccontarvi oggi un piccolo aneddoto, una scenetta capitata tempo fa, che potrà strapparvi, forse, qualche sorrisetto, e rendervi più gradevole la giornata.
Accadde una sera, qualche anno fa, nella quale eravamo invitati ad un ricevimento di gente intellettuale e molto alla moda. Eravamo io sottoscritto dottor Seenee O’ Relli, che son di chiare origini irlandesi, l’immancabile compare e avversario nel poker del Venerdì sera professor Keankolee, inglese puro sangue del quartiere del Soho in Londra, ed il consulente del mio studio tecnico l’ing.Albertos Los Zanes, spagnolo di padre Catalano, ma bergamasco della valle Rossa da parte di madre; finalmente di nuovo insieme da buoni vecchi amici, proprio come nelle scorribande della passata gioventù.
Eravamo in realtà la classica gente di paese che si vuole atteggiare da distinto signore di città, ognuno con la nostra nobile discendenza, ma sempre gente semplice di paese restavamo, con cultura limitata e nemmeno troppo approfondita.
Frattanto, in questo ricevimento, indossavamo i migliori vestiti, parlavamo un linguaggio forbito, ricercato, elegante, e chiunque risultava allegrissimo in sala, tutti meno due giovanotti, due studenti giust’appunto rientrati da un periodo di studio in Germania, nella Baviera; questi sembravano invece due tipi comuni che davano la sensazione d’esser irrequieti ed a disagio, come se fossero infastiditi dal troppo monotono procedere della festa.
La verità, invece, era che noi eravamo “troppo in alto” per loro. La nostra conversazione, spiritosa ma forbita, i nostri gusti raffinati erano al di là di essi.
Non avrebbero dovuto venirci a questa festa, non era per niente il loro ambiente. Più tardi, tutti ne avrebbero convenuto.
Un distinto signore sulla quarantina, vestito con smoking, bastone d’accompagnamento e bombetta tipica inglese si mise a suonare l’organo in modo divino, una fuga di Bach in ‘Re minore’ da far salire la pelle d’oca; in ogni caso, discutemmo anche di etica, filosofia e politica, e facemmo la corte alle signore presenti, con graziosa ed elegante dignità, che ci contraddistingueva quali “lord”.
L’umorismo era dilagante, ma sempre di alta qualità.
Dopo cena, vennero recitate poesie in francese seguite da scroscianti applausi, poi una signora cantò una ballata ispanica che fece piangere un paio di persone, tanto era patetica.
Ed ecco che i due giovanotti si alzano, quasi con energie improvvisamente ritrovate, e ci domandano se avessimo mai sentito Herr Dieguz Von Botter cantare la sua grandiosa canzonetta comica tedesca.
Herr Botter era nel frattempo appena arrivato, ma ancora si tratteneva in sala da pranzo.
Nessuno di noi ricordava di averlo mai sentito.
I giovanotti dissero che era la canzonetta più comica che fosse mai stata scritta nella storia della composizione musicale, e soggiunsero che, se ci faceva piacere, avrebbero chiamato Herr Dieguz Von Botter, che conoscevano benissimo, peraltro, da quando avevano assistito a sue lezioni in Germania, e lo avrebbero pregato in tutti i modi di cantare.
Dissero che era talmente comica che, una volta, quando Herr Botter l’aveva cantata in presenza del duca Jozef Jean-Free Teanini, fu conte della roggia Borgogna, questi dovette esser portato via in barella ed esser messo a letto perché non si reggeva più in piedi dalle risate e dall’ilarità scatenatasi.
I due giovanotti, sottolinearono anche che nessuno era capace di cantarla come Herr Botter; durante l’interpretazione, egli era solito mantenersi così serio da sembrare come se recitasse una tragedia, e proprio questa era la cosa più comica. Dissero che la sua voce ed i suoi modi, il suo gesticolare non davano mai l’idea che stesse cantando qualcosa di umoristico; era appunto la sua espressione seria, quasi il suo pathos che rendeva la cosa tanto irresistibilmente umoristica.
Che occasione meravigliosa, passare una serata come nei begl’anni passati, in mezzo a tante sane risate divertite : questo Herr Botter faceva per noi, e decidemmo quindi di chiedergli di cantare, eravamo ormai ansiosi di sentirlo. Questi sembrò felicissimo di poter dare l’ugola alla sua interpretazione, perché venne su immediatamente dalla sala da pranzo e, senza dire neppure una parola, si sedette al piano.
Sarà uno spasso, sottolineavano i due giovani studenti, mentre andavano a posizionarsi alle spalle del professore, accomodatosi nel frattempo davanti al piano.
Herr Dieguz Von Botter si accompagnava da solo; a dire il vero l’introduzione non preannunciava una canzone spiccatamente umoristica. Era un motivo, come dire, profondo, irreale….e che ci fece accapponare la pelle.
Ci sussurrammo l’un l’altro che quello era il metodo tedesco e ci disponemmo a trovarlo divertente.
Io il tedesco non lo capisco; non l’ho mai studiato, però non mi faceva piacere che i presenti si accorgessero della mia ignoranza, ed allora ebbi un’idea che mi sembrò ottima. Misi gli occhi addosso ai due studenti e seguii le loro reazioni. Quando essi sorridevano io sorridevo, quando sghignazzavano io sghignazzavo ed ogni tanto aggiungevo anche qualche risatina di mia iniziativa, proprio come se avessi scoperto un po’ di comicità che era sfuggita agli altri, e questo particolare mi parve ingegnosissimo da parte mia.
Mentre il canto proseguiva, ebbi come l’impressione che molti altri tenessero gli occhi addosso ai due giovanotti, esattamente come me.
Anch’essi sorridevano quando i giovanotti sorridevano e sghignazzavano quando i due sghignazzavano, e siccome i due sorridevano, sghignazzavano e scoppiavano in fragorose risate praticamente in continuazione, la cosa divenne veramente molto comica, immaginate.
Eppure, il professore tedesco non sembrava contento. Al principio, quando cominciammo a ridere, il suo viso espresse un’intensa sopresa, come se quelle risate fossero l’ultima cosa con cui si aspettava d’essere onorato.
Trovammo ciò molto naturale e dicemmo che la metà del divertimento consisteva appunto nella sua serietà.
Era certo che, da parte sua, il minimo accenno che rendesse noto dell’aver coscienza di quanto era buffo, avrebbe rovinato tutto completamente.
Siccome continuavamo a ridere, la sua sorpresa si trasformò in disgusto e indignazione, e guardò con viso arcigno tutti, eccetto, s’intende, i due giovanotti che gli stavano alle spalle e che non poteva vedere.
Quello sguardo ci fece venire le convulsioni e ci dicemmo l’un l’altro, che saremmo morti dalle risate continuando di quel passo.
Commentavamo dicendo che già il testo da solo era abbastanza per farci venire un attacco di delirio da risata; ma aggiungerci poi la sua serietà istrionica era davvero troppo….
All’ultima strofa superò se stesso; girò intorno uno sguardo fiammeggiante di sì feroce concentrazione che, se non fossimo stati preavvisati che quello era il metodo del cantar comico in tedesco, ci saremmo impauriti seriamente.
Ed egli inserì nella musica selvaggia una nota di tanto lamentoso strazio che, se non avessimo saputo che trattatavasi di una canzonetta umoristica, avremmo pianto a scroscio.
Finì in un irresistibile urlo e delirio di risate. Tutti affermammo che era la canzonetta più comica che avessimo mai udito in vita nostra, e dopo aver assistito ad una cosa simile trovammo molto sciocca la credenza che i tedeschi non hanno il senso della comicità.
Chiedemmo al professore di tradurre la canzonetta in italiano in modo che anche le persone di ‘media cultura’ potessero comprenderla ed apprezzarne la grande comicità.
Fu allora che Herr Dieguz Von Botter non ne potè più e si tramutò in una belva!!
Ci stramaledì in tedesco (ed io ebbi l’occasione di giudicare quella lingua molto espressiva per tale uso), si mise a far salti, si battè i pugni l’uno contro l’alto e ci scagliò addosso tutte le contumelie che conosceva, in italiano stentato.
Disse che mai, in vita sua, aveva ricevuto un simile affronto.
Venne poi fuori che la canzone non era comica. Essa parlava di una fanciulletta delle montagne dell’Hartz che aveva dato la sua vita per salvare quella dell’assassino innamorato; di seguito lui moriva ed incontrava lo spirito di lei nell’aere e poi, all’ultima strofa, lui rinnegava lo spirito di lei e se ne andava con un altro spirito…..ora, non son sicuro dei dettagli, ma era qualcosa di molto triste, questo è certo.
Herr Botter disse che l’aveva cantata perfino in presenza del cancelliere Khol, in ricordo e commemorazione della tragedia delle freccie tricolore a Remstein, ed il cancelliere aveva singhiozzato come un bambino, commosso da cotanta drammaticità.
Herr Botter dichiarò seccato che tutti sapevano essere quello uno dei canti più tristi e più patetici della lingua tedesca!!
Ci trovammo in una situazione molto imbarazzante, e non sapevamo come rispondere.
Ci guardammo intorno per scovare i due giovanotti che avevano combinato il trucco, ma essi, subito dopo la fine del canto, se l’erano squagliata immediatamente.
Ed il ricevimento finì così, mai visto in una maniera così fredda e con così poca cerimonia.
Pensate che non ci scambiammo neppure la buona notte. Scendemmo le scale in fila, uno dopo l’altro, camminando silenziosamente e tenendoci nel lato di ombra. Da quella volta non mi sono più interessato di canti germanici….ah ah ah ah ah!!!!
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il 06/09/2016 alle 13:52
Inviato da: Privilege_bg
il 04/04/2016 alle 09:15
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il 02/04/2016 alle 10:11
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il 28/02/2016 alle 14:37
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il 27/02/2016 alle 22:53