Non voglio che parole vuote di sapore,stendano un lenzuolo bianco che paventa in fossa polvere di marmo.Allungando le pieghe ai fiocchi delle dita,cremandomi la coscienza.Da un urlo a distanzaal vago caldo del sonno,potrei solo avere lo specchiodell'acqua del mio volto.Chiederei, Cari : chi e' nato sopra di memaculando un battito d'occhi nuovo,quando li ho chiusi?( Vergine in preghiera, 1640-50, Sassoferrato, Roma)