I think this music draws influence and inspiration from popular music and folk rock of the mid ‘60s to the early ’70s, folks like Peter Paul & Mary, John Jacob Niles, Bob Dylan, The Byrds, Neil Young, CSN, Judee Sill, Ennio Morricone, West Coast Pop Art Experimental Band, The Zombies, SMiLE-era Brian Wilson, Roy Harper, Van Morrison, John Fahey, Robbie Basho, The Trees Community, Duncan Browne, the Electric Prunes, Trees, Pete Seeger, and Sagittarius, among many others. (Robin Pecknold, leader dei FF, uno che s'incazza, se gli si parla di influenze e tributi).
Beh, Dylan c'è (si ascolti Lorelai: quale canzone vi ricorda?), ci sono i Byrds, la West Coast PAEB, Crosby Stills Nash, d'accordo. Vogliamo dimenticare i Fairport Convention, i Pentangle e una spruzzatina di Floyd barrettiani (s'ascolti il lento crescendo di the plains / bitter dance: le armonizzazioni vocali qui non ricordano Matilda Mother? più in generale, il brano non rimanda al folk psichedelico inglese del periodo?). Oh, non scordiamoci del cadavere di Nick Drake, disseppellito per il pizzicato acustico e il canto flautato di BlueSpotted Tail (testo che fa venire i lucciconi per la semplicità e il candore con cui domanda ragione di tutte quelle luci accese in cielo, la notte, e Why is the earth moving round the sun? Floating in the vacuum with no purpose, not a one?).
E aggiungete pure dell'altro a piacimento, qua e là. Non ci si discosta poi molto dai territori di quel Fleet Foxes del 2008, disco d'esordio di buon successo (oro in Inghilterra; ricordo d'aver sentito White Winter Hymnal -che ha per inciso un testo notevole, la neve che si tinge dello stesso rosso delle fragole estive- su una radio commerciale in un bar della stazione di Lambrate, pensate un po'). Disco passatista, quindi, piacione, a un passo -a tratti- dallo stucchevole, assai derivativo, calco di quanto già visto nel recentissimo passato. C'è altro guano da ammucchiare? Finito? Bene.
Difficile trovare un gruppo più divertente e coinvolgente di questi Foxes. Helplessness Blues, il blues della vulnerabilità (cinque stelle al titolo), gira nel mio ipod, nello stereo di casa, nell'autoradio, ovunque, praticamente da maggio scorso. Non me ne sono ancora stancato. Il quadriposto iniziale, Montezuma-Bedouin Dress (il violino arabeggiante!)-Sim Sala Bim-Battery Kinzie, mi mette invariabilmente di buonumore. E quel che segue poi, la virata verso l'acustico psichedelico d'antan, mi pare un passo prevedibile e lecito, un ammicco al prog.rock (il flauto traverso di plains / bitter dance, la lunga suite ipnotica di the shrine / an argument, col suo finger picking convulso, il ralentì apres il tamburo marziale, il gong che sembra dover apparire da un momento all'altro, dio mio, il pareo di roger waters giace nelle rovine di pompei!, e una incomprensibile scheggia free jazz nel finale) che completa il mosaico e dà vita alla creatura: essa salsa zombie e va ondeggiante pella sala scialando effluvi (miasmi) dun passato que non vol passare. E noi dietro di essa, dansando ebbri di piazer. Oh, porco dun can!
Verrebbe da rispondere come J.A. Webb dei Male Bonding in questa intervista per Vitaminic: Il “revival” è una roba di cui solo un giornalista potrebbe scrivere: lo aiuta a tenere bene in ordine le sue cose. A me non interessa: è solo musica con le chitarre. Chi lo va a dire a Simon Reynolds, adesso?
Inviato da: Gesu
il 28/07/2022 alle 01:24
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il 28/07/2022 alle 01:22
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il 28/07/2022 alle 01:06