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L'ITALIA E' (ANCORA) UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO?
Post n°416 pubblicato il 23 Marzo 2012 da mielealpeperoncino
Non faccio politica, non ho le dovute competenze in materia, forse non ho nemmeno una coscienza politica o, se ne sono in possesso, non ne ho la consapevolezza. Faccio questa affermazione con cognizione di causa visto che, alle ultime elezioni, mi sono recata alle urne facendo mettere a verbale che poiché nelle liste presenti non c'era alcun partito atto a rappresentarmi rifiutavo di esprimere il mio voto. Ho esercitato, avvalendomi del diritto al non voto, con regolare vidimazione della tessera elettorale, la mia forma di protesta bianca, l'unica, oltre alla rivoluzione, con la quale i cittadini possono esprimere il loro dissenso e il loro malcontento per un'Italia sempre più allo sbando.
In questi ultimi giorni è in corso un vero e proprio attentato per la soppressione di un ultimo baluardo di civiltà giuridica: l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Quindi la Repubblica, la democrazia e l'Italia non sono scindibili, sono una in funzione dell'altra. Questo concetto è talmente importante che si ricollega direttamente con l'ultimo articolo, il 139, che afferma: "La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale". Poi, sempre al primo comma dell'art. 1 si sostiene che la nostra Repubblica è fondata sul lavoro. Questo concetto nobile è in realtà molto debole, non afferma nulla se non una speranza, e non obbliga lo Stato a dare lavoro a tutti. È solo una sintesi ideologica di parte del pensiero socialista, comunista e popolare, osteggiata, nella sua formulazione e nella sua collocazione, da quasi tutti gli azionisti, e che fu ideata, non a caso, da Amintore Fanfani, uno dei leader della Democrazia Cristiana, che volle e riuscì a concludere un dibattito piuttosto prolungato e che rischiava di impaludarsi per mesi dando una sorta di contentino ideologico a quella sinistra operaista alla quale, in cambio, la DC chiese ed ottenne molto, molto di più in termini di definizione dei rapporti con la Chiesa, degli articoli sulla famiglia e sulla istruzione, e certi articoli sulle libertà. Dice ancora l'art. 1 che il popolo, questa sovranità, la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Cosa vuol dire, questo? È dunque altrove, e non nell'articolo uno, che si parla seriamente di lavoro. Esso viene citato, direttamente o indirettamente, in molti articoli della Prima Parte della Costituzione: il 3, il 35 e il 36 (ed in una buona parte del Titolo III, dei rapporti economici) , e, seppur quasi di rimando, nel Titolo V della Seconda Parte. Ma l'articolo sul lavoro per eccellenza, è, indubbiamente, l'Art.4: "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società". L'articolo numero uno di ogni Costituzione è un po' il suo slogan. Racchiude o dovrebbe racchiudere tutto lo spirito e tutti gli ideali, tutte le speranze e tutte le aspettative di un popolo. Così come scritto da Orazio Licandro, se si desse via libera a quest'ultimo atto (la cancellazione dell'art.18), l'Italia piomberebbe ancora di più in un nuovo medioevo, in cui il futuro, soprattutto quello delle future generazioni, sarà ampiamente ipotecato. APPROFONDIMENTO (Lettura facoltativa): Altro importantissimo dibattito si tenne sul secondo comma, quello che parla di dovere nell'esercitare una attività o una funzione. Alcuni deputati comunisti e socialisti, con l'appoggio dei democristiani La Pira e Aldo Moro, arrivarono ad ipotizzare conseguenze durissime verso coloro che non avessero partecipato attivamente alla vita economica del paese: fannulloni, ereditieri, disoccupati volontari, pigri e improduttivi sarebbero stati esclusi dai diritti politici, addirittura dal diritto di voto. Si ipotizzò persino un comma che suonava così: "nessuno ha il diritto di vivere nella Repubblica se non lavora". Ci vollero le sagge parole di Amintore Fanfani (DC), di Umberto Tupini (DC), di Giuseppe di Vittorio (Pci) e soprattutto quelle di Pietro Calamandrei (azionista) che, mediando tutte le posizioni, portarono l'assemblea a tre decisioni: quella di affiancare il concetto di "funzione" per la società a quello di "attività", in modo da comprendere anche i ruoli intellettuali, spirituali e artistici; quella di considerare il diritto ed il dovere al lavoro due concetti solenni e non due obblighi imperativi; quella di portare tali principi tra i principi fondamentali, staccandoli dalla sezione economica, per dare ad essi il valore che meritavano e per rafforzare il primo comma dell'articolo 1 che, soprattutto a Calamandrei, pareva un po' troppo vago e debole. Note: Doveroso sottolineare che parte del testo è tratto dal web, se così non fosse sarei un'enciclopedia vivente Chissà se sono riuscita ad accontentare il mio amcio bad.wizard che in un commento al post precedente mi esortava a scrivere qualcosa in merito all'Art.18. Ciao bad, tu avresti fatto decisamente meglio, visto le tue competenze in materia, io da ignorante spero di essermela cavata.
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ULTIMI COMMENTI
"AMORE"
L'amore è come il mare:
è possibile che si riesca
a vederne l'inizio ma la
fine si perde oltre la linea
dell'orizzonte.
Rossella.
L'amore, quello vero, che fa palpitare.
che regala quel prezioso elisir
che ci permette di sentirci giovani
e vitali anche quando il trascorrere del tempo
vorrebbe impedircelo è fatto, soprattutto
di silenzi, di sguardi lunghi, intensi,
ricchi di significati che le parole non
riuscirebbero mai a comunicare...
AMORE!!!
Rossella
DALLO SCRIGNO DELLE MIE
FIORI
I fiori sono fragili e muoiono in un sofffio quasi come i giorni della vita.
Ma se sai guardarli, sfiorarli, ammirarli e gioirne,
darai un senso al loro breve vivere.
L' ETERNITA' IN UN BACIO
Ricordo, Chiedesti: "Come mi baceresti?"...
Risposi: "In verità non saprei rispondere"...
So solo che per essere analogo alla tua unicità sarà privo di estensione,
senza inizio nè fine, sospeso nel tempo, senza un prima o un dopo.
Il presente ha i suoi limiti nel non averne, e un bacio
fuori dai limiti della estensione e del tempo è semplicemente ed
unicamente eterno.

ATTESA
A volte come una barca alla deriva mi sento,
sembra estenuante l'attesa
ma è l'essenza stessa della vita.
Mielealpeperoncino.
DALLO SCRIGNO DELLE MIE
ACQUA-TE
Acqua pura e cristallina che sgorga dalla terra, che cade dal cielo;
nutre i suoi frutti, colma fiumi ed oceani.
Acqua fonte di vita dolce e pura, forte e dirompente
come te!
Te che mi disseti con la tua presenza e m'inondi col tuo amore,
consentendomi di nuotare nel tuo mare,
permettendomi di sprofondare in esso
fino a raggiungere gli abissi del tuo mondo,
quel mondo pieno di tesori nascosti, ricco di vita.
Quel mondo in cui vorrei immergermi
e di cui vorrei far parte.
SORGENTE DI VITA
Siamo nate insieme tu ed io.
Dolce e serena,
calma e tranquilla,
impetuosa e travolgente acqua.
Ogni tua goccia è vita.
Mielealpeperoncino
PRIVA DI TITOLO
Rifessi di luce costante
al calar del tramonto
si nascondono.
Primeggiano le scure ombre
dietro le verdi fronde.
Rinascono in un pensiero
triste o felice
purchè vero.
Vestendosi di bianco
passeggiano di fianco.
Ritorna il giorno e con esso il sole
ma se fosse pioggia o vento,
alcuno il tormento.
Chi è in natura
alla natura affida
fragilità e forza
timore e coraggio.
Se ne fa scudo, letto e sostegno
non tralasciando il proprio impegno.
Fra immensi giardini, prati ed aiule
si spegne la vita di un fiore.
(Mielealpeperoncino)
DALLO SCRIGNO DELLE MIE...
Dialogo tra sguardi
Lei: Guardami e parlami
e mentre mi parli, ascoltami
perchè è ascoltando che potrai parlarmi
ed è parlando che potrò ascoltarti
e ancora guardami!
Lui: Ti guardo, è bello guardarti!
Ti ascolto, è bello ascoltarti!
Ti parlo, è bello parlarti!
Forse ancor più bello sussurrarti!
Per poi perdermi in quel sussurro
giungere a te e finalmente
perdermi in te.
(Mielealpeperoncino)
DEDICATO A PROFUMO DI ROSE E A CATWOMAN
L'amicizia ha qualcosa di misterioso che spinge alla confidenza e all'abbandono più completo. E' una dimensione dell'amore pur non essendo l'amore.
Vi voglio bene ragazze.
L'immagine a seguire ed il pensiero trascritto, mi sono state dedicate da Profumo di rose nel suo Blog. Grazie Profumina sei sempre molto cara e dolce. Spero di non deluderti nel percorso che ci vede unite al di là di quella che è una reale ed abituale frequentazione tra amiche.
Sei come la luce che emana il sole prima di andare a dormire.
Sei come l'acqua che rigenera ogni cosa che tocca.
Sei come il vento che ossigena chiunque.
Sei grande come il mare.
Ti voglio bene Mieluccia.
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IL MIO MARE UOMO
Una poesia a rappresentarmi
Il più bello dei mari è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
Nazim Hikmet
IL MIO MARE UOMO
Il mare cos'è per me il mare...
E' il letto sul quale riposare,
la seggiola sulla quale dondolare,
l'avvolgente abbraccio di un compagno,
il tumulto da cui lasciarmi sconfiggere.
Ad esso affido le mie intime confidenze,
talune me le rende, altre le insabbia
nei suoi abissi profondi.
In esso ritrovo le infinite e contradditorie
risposte ad una inassolutà verità
sull'eternità della vita.
Il mare, il mare, cos'è per me il mare
se non l'altare della mia pace.
Mielealpeperoncino.
.....METAFORANDO.....
"Glia alberi e le montagne sono il desiderio di cielo che ha la terra." (...)
Le tue mani sono rami dell'albero che sei.
Io vorrei essere la tua terra.
Sei il mio desiderio di cielo,
il mio albatro dei sentimenti,
il portatore sano di "malattie dell'anima",
l'essenza dell'incontro,
l'assenza di ragione,
il vuoto di memoria,
la montagna da scalare e
il pozzo di Talete.
Mielealpeperoncino

Irrisolto quesito Quantunque tu in quell'essere io, quantunque io in quell'essere tu. Smarrito l'io, smarrito il tu ritrovarci dovremmo in quell'essere tu, in quell'essere io. Originato dalla fusione del tu-io-tu, il mio ed il tuo essere dovrebbero dare essenza ad un unico essere… Vale a dire: “Il nostro essere” o vale a dire: “Noi”.? Irrisolto quesito.








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