Creato da mielealpeperoncino il 24/04/2008

trilogia mentale

Incontro di pensieri, parole e immagini

 

 

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CHE FINE HA FATTO LA VERGOGNA?

Post n°460 pubblicato il 11 Luglio 2012 da mielealpeperoncino
 

Dov'è andata a nascondersi la vergogna? Dalle escort del bunga bunga a Calcipoli: un sentimento in disuso rivela il mutamento dei costumi.

"Vergogna" ha scandito il portiere della Nazionale contro finanza e media per la gestione dell'affaire calcio scommesse, poco prima che un'ombra di sospetto si abbattesse anche su di lui.
"Vergogna, non meriti la nostra laurea", è stato il grido degli studenti di Tirana contro il Trota.
Ancora. "Vergogna", tuona periodicamente sul suo blog il comico diventato politico.
E "Pm vergogna" strillava a proposito d'inchieste a carico suo o di suoi il tycoon diventato politico-comico, proprio mentre in molti Paesi d'Europa ci si chiedeva se gli italiani si vergognassero o no a essere rappresentati da lui.
E dice bene Carlo Ginzburg: "Il Paese a cui si appartiene non è, come in genere si pensa, quello che si ama, ma quello di cui ci si vergogna: la vergogna può essere un legame più forte dell'amore".

Ma una cosa è certa: l'alta frequenza con cui quel sentimento ricorre nel discorso pubblico non vuol dire che sia vissuto su di sé da chi lo evoca: se spesso della vergogna si deplora l'assenza ("non c'è più vergogna"), il più delle volte lo si fa senza provarla su di sé ma scagliandola come anatema contro qualcun altro, come "sentimento di rimbalzo".

Qualche tempo fa a La vergogna dedicò un saggio Luigi Anolli, psicologo della comunicazione, asserendo che sia "l'emozione dei più coraggiosi, di chi non teme di mettersi a nudo di fronte agli altri". Tesi che fa venire in mente la figura del professor Lurie, protagonista del romanzo di Coetzee, Vergogna, seduttore (confesso) di una studentessa, che si rifiuta di firmare una pubblica dichiarazione di pentimento rivendicando la dimensione intima della difesa del proprio essere.

E di Vergogna, Metamorfosi di un'emozione si occupa ora l'illuminante saggio di Gabriella Turnaturi. La sociologa segue le evoluzioni di questa "sentinella del legame sociale", una volta annunciata da palpiti e rossori romantici. Non è affatto sparita, avverte, si è solo spostata, nascosta da qualche altra parte. Così, se un tempo si diceva "le vergogne" per alludere ai genitali da non mostrare in pubblico, oggi non si deve più arrossire per nudità esposte - tutt'altro - ma caso mai per il fatto di avere un corpo imperfetto e di non possedere i soldi per "aggiustarlo". "La vergogna non è più legata al giudizio morale su che tipo di persona si è, ma su come si appare", scrive Turnaturi. "Ci si vergogna del giudizio dell'altro come pubblico del proprio spettacolo".
E ci si vergogna delle proprie mancate o difettose prestazioni di fronte al mercato. Cosa più volte dichiarata in ultimi biglietti di suicidi per motivi economici, e profeticamente anticipata da Kurt Vonnegut in un racconto. Lo scrittore immagina un gran numero di 40-50 enni statunitensi che si tolgono la vita per garantire alle famiglie di non scendere al di sotto di un certo standard di benessere, intascando una certa polizza.

"Ormai per vivere bisogna morire, ecco la principale attività di questo Paese", è la battuta- chiave del libro. Battuta che, con accostamento stridente ma non del tutto peregrino, si può avvicinare a una frase della escort Terry De Nicolò che non si vergogna di vendere il proprio corpo ma di indossare vestiti non firmati o gioielli scadenti. "Quando sei onesto non fai un gran business, rimani nel piccolo, se vuoi arrivare in alto devi rischiare il culo", proclama.

Ma la vergogna come emozione pubblica richiede valori condivisi, quindi oggi è pressoché impossibile.

Ecco allora il rifugio nella retorica del "problem solving", dell'ipocrita "non c'è problema", frase-passepartout per nascondere responsabilità, magari dietro il paravento della tanto declamata (e poco praticata) professionalità.

Anche qui Turnaturi introduce un riferimento letterario, il romanzo di Zoran Drvenkar Sorry, che ha al centro un'agenzia privata specializzata nel chiedere scusa a vittime d'ingiustizie, assassinii, soprusi vari. Vengono in mente scuse e gesti teatrali che mostrano il pentimento (che) inondano spettacoli  televisivi , dialoghi della vita quotidiana. E contrizioni a comando, aggiungerei, che vedono periodicamente ex nazifascisti piazzarsi in testa una Kippà, entrare nel mausoleo dello Yad Vashem per le vittime della Shoah e mettere in scena afflizioni da cui si spera di ricavare proficui frutti. Spesso riuscendoci.

Ma si può recuperare la vergogna come emozione spendibile nei comportamenti collettivi, per rinsaldare il senso di comunità? Turnaturi apre nel finale del libro uno spiraglio positivo in tal senso. "Il buon uso della vergogna - scrive - induce alla consapevolezza dei propri limiti e della propria fragilità perché trasforma questa emozione da vergogna della dipendenza e della propria limitatezza in desiderio di rafforzare l'indipendenza, i legami, le relazioni".

Prendiamo un esempio dal film di Crialese "Terraferma" : il ragazzo protagonista, dopo aver respinto in mare alcuni immigrati in arrivo nella notte scura, si vergogna di sé e in ciò trova la forza per aiutare una giovane madre appena sbarcata. Forza che non è alla portata di tutti, così come non lo è la vergogna ("la vergogna è già una rivoluzione", diceva il vecchio Marx). Anche perché la vergogna può esistere ed essere percepita solo in relazione a un altro sentimento, l'indignazione - da non confondere con la rabbia scomposta - vero termometro, e non solo episodio emotivo, della vita pubblica.

 

 
 
 
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"AMORE"

 

 

L'amore è come il mare:

è possibile che si riesca

a vederne l'inizio ma la

fine si perde oltre la linea

dell'orizzonte.

          Rossella.

 

L'amore, quello vero, che fa palpitare.

che regala quel prezioso elisir

che ci permette di sentirci giovani

e vitali anche quando il trascorrere del tempo

vorrebbe impedircelo è fatto, soprattutto

di silenzi, di sguardi lunghi, intensi,

ricchi di significati che le parole non

riuscirebbero mai a comunicare...

AMORE!!!

          Rossella

 

 

 

DALLO SCRIGNO DELLE MIE

FIORI

I fiori sono fragili e muoiono in un sofffio quasi come i giorni della vita.

Ma se sai guardarli, sfiorarli, ammirarli e gioirne,

darai un senso al loro breve vivere.

 

L' ETERNITA' IN UN BACIO

Ricordo, Chiedesti: "Come mi baceresti?"...

Risposi: "In verità non saprei rispondere"...

So solo che per essere analogo alla tua unicità sarà privo di estensione,

senza inizio nè fine, sospeso nel tempo, senza un prima o un dopo.

Il presente ha i suoi limiti nel non averne, e un bacio

fuori dai limiti della estensione e del tempo è semplicemente ed

unicamente eterno.

ATTESA

A volte come una barca alla deriva mi sento,

sembra estenuante l'attesa

ma è l'essenza stessa della vita.

                 Mielealpeperoncino.

 

DALLO SCRIGNO DELLE MIE

ACQUA-TE

Acqua pura e cristallina che sgorga dalla terra, che cade dal cielo;

nutre i suoi frutti, colma fiumi ed oceani.

Acqua fonte di vita dolce e pura, forte e dirompente

come te!

Te che mi disseti con la tua presenza e m'inondi col tuo amore,

consentendomi di nuotare nel tuo mare,

permettendomi di sprofondare in esso

fino a raggiungere gli abissi del tuo mondo,

quel mondo pieno di tesori nascosti, ricco di vita.

Quel mondo in cui vorrei immergermi

e di cui vorrei far parte.

 

SORGENTE DI VITA

Siamo nate insieme tu ed io.

Dolce e serena,

calma e tranquilla,

impetuosa e travolgente acqua.

Ogni tua goccia è vita.

Mielealpeperoncino

 

PRIVA DI TITOLO

Rifessi di luce costante

al calar del tramonto

si nascondono.

Primeggiano le scure ombre

dietro le verdi fronde.

 

Rinascono in un pensiero

triste o felice

purchè vero.

Vestendosi di bianco

passeggiano di fianco.

 

Ritorna il giorno e con esso il sole

ma se fosse pioggia o vento,

alcuno il tormento.

Chi è in natura

alla natura affida 

fragilità e forza

timore e coraggio.

 

Se ne fa scudo, letto e sostegno

non tralasciando il proprio impegno.

Fra immensi giardini, prati ed aiule

si spegne la vita di un fiore. 

          (Mielealpeperoncino)

 

Così in natura...

  Così dal fioraio... 

 

Così nel mio cuore...

Così in casa mia...

 

DALLO SCRIGNO DELLE MIE...

 

 

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Dialogo tra sguardi

 

Lei: Guardami e parlami

      e mentre mi parli, ascoltami

      perchè è ascoltando che potrai parlarmi

      ed è parlando che potrò ascoltarti

      e ancora guardami!

Lui: Ti guardo, è bello guardarti!

      Ti ascolto, è bello ascoltarti!

      Ti parlo, è bello parlarti!

      Forse ancor più bello sussurrarti!

      Per poi perdermi in quel sussurro

      giungere a te e finalmente

      perdermi in te.

                (Mielealpeperoncino)

 

DEDICATO A PROFUMO DI ROSE E A CATWOMAN

L'amicizia ha qualcosa di misterioso che spinge alla confidenza e all'abbandono più completo. E' una dimensione dell'amore pur non essendo l'amore.

Vi voglio bene ragazze.

L'immagine a seguire ed il pensiero trascritto, mi sono state dedicate da Profumo di rose nel suo Blog. Grazie Profumina sei sempre molto cara e dolce. Spero di non deluderti nel percorso che ci vede unite al di là di quella che è una reale ed abituale frequentazione tra amiche.

Sei come la luce che emana il sole prima di andare a dormire.

Sei come l'acqua che rigenera ogni cosa che tocca.

Sei come il vento che ossigena chiunque.

Sei grande come il mare.

Ti voglio bene Mieluccia. 

 

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IL MIO MARE UOMO

 

Una poesia a rappresentarmi

Il più bello dei mari è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti.

E quello che vorrei dirti di più bello

non te l'ho ancora detto.

Nazim Hikmet

IL MIO MARE UOMO

Il mare cos'è per me il mare...

E' il letto sul quale riposare,

la seggiola sulla quale dondolare,

l'avvolgente abbraccio di un compagno,

il tumulto da cui lasciarmi sconfiggere.

Ad esso affido le mie intime confidenze,

talune me le rende, altre le insabbia

nei suoi abissi profondi.

In esso ritrovo le infinite e contradditorie

risposte ad una inassolutà verità

sull'eternità della vita.

Il mare, il mare, cos'è per me il mare

se non l'altare della mia pace.

Mielealpeperoncino.

 

.....METAFORANDO.....

"Glia alberi e le montagne sono il desiderio di cielo che ha la terra." (...)

Le tue mani sono rami dell'albero che sei.

Io vorrei essere la tua terra.

Sei il mio desiderio di cielo,

il mio albatro dei sentimenti,

il portatore sano di "malattie dell'anima",

l'essenza dell'incontro,

l'assenza di ragione,

il vuoto di memoria,

la montagna da scalare e

il pozzo di Talete.

 

Mielealpeperoncino

 

Irrisolto quesito

Quantunque tu in quell'essere io,

quantunque io in quell'essere tu.

Smarrito l'io, smarrito il tu

ritrovarci dovremmo

in quell'essere tu, in quell'essere io.

 

Originato dalla fusione del tu-io-tu,

il mio ed il tuo essere dovrebbero

dare essenza

ad un unico essere…

Vale a dire: “Il nostro essere” o

vale a dire: “Noi”.?

Irrisolto quesito.

 

      

 

 

sessualità

 
 

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