
Quel viaggio, ancor prima di iniziare, le aveva già insegnato qualcosa.
Ogni partenza è un addio!
Rifletteva sulla nuova dimensione che voleva cucirsi addosso, scrollandosi il peso di quel dolore lancinante che le apriva il petto proprio all'altezza del cuore, dilaniandolo.
Kumi cercò di distaccarsi da quel pensiero divenuto asfittico nella sua intransigenza.
"Ogni partenza è un addio ma ogni addio diventa insopportabile se ripetuto una seconda volta", aveva letto in chissà quale libro.
In Giappone le avevano insegnato a sorridere sempre, cosa che lei aveva imparato alla perfezione, ma non aveva avuto abbastanza tempo per apprendere la lezione più importante.
Si sentiva prigioniera e pensava che anche il sole dovesse sentirsi come lei.
Prigioniero.
Non si era mai sentita cosi trasparente.
Il ricordo era cosi violento da spazzare via ogni sorta di bagliore luminoso.
Sopravviveva solamente, in un angolo remoto della mente, l'idea di un gioco fatto di luci ed ombre.
Kumi rincorre ancor oggi l'ombra perduta, l'ombra della perfezione.
Questione di attimi.
Si ripete che certe cose non dovrebbe neanche pensarle.
La felicità è sempre a portata di mano, basta solo metterla alla prova.
La mano?
O la felicità?
Giochi di parole di cui ama i controsensi e nella quale ama immergersi.
Ogni gioco è un capriccio, ogni capriccio un gioco.
Numeri, parole, sentimenti.
Sono i fianchi di quest'ipotenusa a proiettare l'ombra sul quadrante.
Kumi non è il suo vero nome, ma solo un gioco di parole.
Ed io mi chiedo chi saranno le sue vittime?
Inviato da: cassetta2
il 14/09/2020 alle 14:09
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il 03/09/2014 alle 00:16
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il 01/09/2014 alle 17:00
Inviato da: samira.1976
il 22/12/2009 alle 00:48
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il 15/12/2009 alle 14:27