
Nel mio eterno peregrinare, mi ritrovai improvvisamente in terre a me sconosciute, suoni e profumi erano quelli d'oriente, zenzero e zagara imprigionavano le membra come fossero canti di sirene.
I bruni colori del giorno accompagnavano il passo del fedele destriero.
Arsure svilivano la vista, minando la mia integrità. Ero nella terra di nessuno.
Le leggende si rincorrevano su quel lembo di mare che adesso riuscivo a scorgere all'orizzonte.
Si narra che il greco, molti anni prima ne avesse varcato le soglie, sfidando le ire del ciclope.
Fu li che incontrai Trinacria, donna dalle superbe qualità. I capelli nero corvini su quel viso dalla pelle olivastra, due profondi e scintillanti occhi, verdi gemme di una bellezza a me ignota ed un corpo che sprizzava sensualità nel suo delicato incedere.
Incrociai il suo sguardo parecchie volte, durante il mio soggiorno in quel luogo.
Una sera più di altre sentii il suo timido sguardo crescere fino a divenire audace, quasi volesse avvilupparmi a lei con il suo scrutar nel profondo dell’animo.
Crebbe in me il desio, cavaliere alla corte del re, soggiogato da si tale pensiero.
La desiderai, oh si che la desiderai, la desiderai talmente tanto che l’ebbi, perché nella fantasia di un uomo tutto può accadere, se l’ebbro di bacco ne prende possesso. E fu cosi che l’amai quella sera, con tutto me stesso, nelle fantasie più ardite e nelle realtà più desolate.
La sognai e fu un sogno divino.
Il suo bacio umido come il mare.
Il respiro caldo come il vento di mezzanotte.
Il corpo fremente come il frusciar dei mandorli in marzo.
Il sapore della pelle, ardito, come di pistacchi tostati.
Il suo abbraccio violento come il temporale.
Mi sveglia in preda al delirio, febbre di tarantola mi avvolse la mente e mi lasciai trasportare.
Inviato da: cassetta2
il 14/09/2020 alle 14:09
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il 03/09/2014 alle 00:16
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il 01/09/2014 alle 17:00
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il 22/12/2009 alle 00:48
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il 15/12/2009 alle 14:27