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Gvc, entrate in calo e più oneri di gestione

Post n°165 pubblicato il 25 Novembre 2008 da un_guru
 
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Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 24 novembre 2008

Raccogliere 450mila euro per ripristinare 268 sorgenti, costruire 103 nuovi pozzi e 26 impianti idrici per centri di salute e scuole primarie: è l’obiettivo della campagna “Il Burundi ha sete” che Gvc (Gruppo di volontariato civile) sta sostenendo per aiutare i villaggi della provincia di Kirundo, dove l’associazione lavora dal 1994.

Il progetto, della durata di tre anni, interessa un’area in cui vivono oltre 500mila persone, duramente colpita dalla siccità e da dodici anni di guerra tra la popolazione di etnia hutu (l’83%) e i tutsi (14%),

Gvc è un’organizzazione non governativa, con sede a Bologna, nata nel 1971. E’ attualmente presente in 27 paesi dove operano 80 cooperanti italiani, cui si aggiungono 5mila persone che vivono nelle zone d’intervento.

Dall’esame di bilancio, relativo al 2007, emerge che Gvc si finanzia principalmente con contributi pubblici e che – nell’anno in questione – ha raccolto quasi 13,4milioni di euro, cifra in calo del 15,8% rispetto all’anno precedente.

Gli oneri sono di poco inferiori (l’avanzo è pari a 26mila euro) e sono dedicati per il 92%, oltre 12,2 milioni di euro, all’attività istituzionale: nel 2006 era del 94,7 per cento. Crescono invece gli oneri di gestione, circa 740mila euro, che rappresentano il 5,6% delle uscite contro il 4% dell’anno precedente.

Il bilancio è disponibile online, sul sito www.Gvc-italia.org, insieme con alcuni grafici relativi a contributi, enti finanziatori e distribuzione dei fondi erogati: il 30% di questi ultimi è destinato all’Africa.

Sul proprio sito l’associazione prende inoltre posizione rispetto al dibatto in corso sul biodiesel rispetto al quale – si legge - “chi si occupava di queste cose … si è trovato a passare da operatore di miracoli a untore”, soprattutto con riferimento al Brasile.

L’organizzazione evidenzia che con il riso, alimento base in gran parte del mondo, e con il frumento nessuno sta producendo biodiesel; e che in Brasile il biodiesel è prodotto con soia, girasole e altre coltivazioni per le quali non si è avuto un aumento significativo dei prezzi.

Secondo Gvc il biodiesel rappresenterebbe un rischio solo se si decidesse di sostituire le coltivazioni di ortaggi, frutta, verdura, cereali con la soia, in modo da pregiudicare la produzione di cibo per uomini e animali. Allo stato attuale l’associazione ritiene che nessuno possa dimostrare seriamente che l’incremento dei prezzi alimentari sia collegato al biodiesel. Gvc afferma, inoltre, che biodiesel e biocombustibile non possono essere comunque la soluzione finale ai problemi di surriscaldamento del pianeta, ma solo uno dei mezzi da utilizzare (rispettando le soglie della sicurezza alimentare e ambientale) nell’arco dei prossimi 15-20anni, periodo necessario per lo sviluppo di energie davvero pulite.

 
 
 
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