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The dreamer
Post n°261 pubblicato il 11 Ottobre 2007 da like_a_doll
Poi lessi su un giornale l'esperienza di una missionaria laica in Sud America. Fui conquistata dal coraggio e dalla grinta vitale di questa donna. Io avevo otto anni, lei, credo, una trentina. Le scrissi una lettera: da grande volevo diventare come lei e volevo sapere tutto. Probabilmente si intenerì, mi rispose. Per qualche anno coltivai il sogno di partire in missione nel Terzo mondo. Poi credo che l'egoismo abbia avuto la meglio - a volte accarezzo idee simili, ma sono molto più cinica di quando avevo otto anni, in effetti. Da adolescente ero molto attratta dai pazzi. Credevo che in fondo non esistessero veri matti, che fossero solo l'altra faccia della luna. Credevo che conservassero qualche verità. Non so se la causa fosse l'influsso dei libri che leggevo o di qualche pazzo vero, che conoscevo da anni, ma pensai che sarebbe stato eccitante diventare psichiatra - vero, c'è una sottile dose di sadismo in questo. Scoprii che per studiare psichiatria bisognava prima accollarsi cinque anni di medicina. E così mi ricordai che le materie scientifiche non sono il mio forte. Pensai di ripiegare sulla psicologia, intanto scrissi un racconto su uno schizofrenico. Intanto scrivevo. Sognavo di diventare una grande scrittrice - di quelle che sopravvivono ai secoli e alle orde di Melisse P. Ma gli scrittori se non diventano famosi muoiono di fame. Pensai che avrei potuto vivere di scrittura facendo la giornalista, gli esempi erano tanti. Al quarto anno delle superiori, con questo sogno in tasca, decisi di iscrivermi a scienze della comunicazione. Al quinto scelsi Roma. Il campo del giornalismo è molto chiuso, la carriera troppo lunga e precaria per una persona che sente come priorità la propria indipendenza, il lavoro non così interessante come credevo. Manca poco al tesserino da pubblicista, che sarà, probabilmente, solo una riga in più sul curriculum, ma intanto ho cominciato a guardare verso altri campi. I sogni sono scivolati via dalle mie mani. Quelli che vi ho detto erano i più importanti, ne avrò avuti altri mille. Sognavo grandi posizioni e adesso mi sento invischiata nel pragmatismo. Sono arrabbiata con il sistema, lo sapete, ma non sono più eccessivamente preoccupata. In genere me la cavo. Me la caverò. La cosa importante è aver capito che per essere felici non c'è bisogno di essere al top in ogni campo. Quello che voglio è terribilmente normale e forse è meglio così. I miei sogni sono piccoli. |
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