PUNTO. E A CAPO
Minchiate assortite gusto fragola, vaniglia, rabarbaro, caffè o mais.
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DUE DI PICCHE
Post n°62 pubblicato il 20 Novembre 2009 da VELENOnelleVENE
UNO Inbox (1), View Message Inbox <<MI PIACI. Dovevo comunicartelo esplicitamente. Avrei aspettato ancora altro tempo, per capire cose tipo se frequenti ancora qualcuno (questo non mi è chiaro) o se ti sto sul culo o se ti piaccio un po’ anche io (buio pesto) o per metterti a parte di fatti miei fondamentali. Ma alcune circostanze mi hanno indotto a cercare risposta più prima che poi. 1) se frequenti qualcuno cancellati via dalla testa questo messaggio. Non ho più simpatia con la fede da tempo ma rispetto religiosamente il comandamento “non desiderare la “donna” d’altri” per una forma di solidarietà femminile. 1) se ti sto sul culo lasciami stare. Io sto cercando di non fare più cose tanto per fare. Se desidero frequentare qualcuno è perché ho l’impressione di poterci stare bene un po’ al di là della soddisfazione di un appetito sessuale. Necessito trattamento paritario. 1) fatto fondamentale: ho un’infezione cronica da HCV, si trasmette per via parenterale, è meno contagioso dell’HIV ma, pur con le dovute misure precauzionali, non costituisco una compagnia a rischio zero. Questo è tutto. Se per qualcuna delle sopracitate ragioni o altre (non mi interessa sapere quale!) non ti sento, pace come al solito! Ho ricevuto e a mia volta dato picche in varie occasioni, è lo “spirito del gioco”!Baci e buon weekend!>> ---------------------------------------------------------------------------------------------------- “Hey ciao!” “Io e te dobbiamo fare due chiacchere.” “Ok quando vuoi!” ---------------------------------------------------------------------------------------------------- “Hey, non ti rompo più le palle su facebook, tranquillo!” “No, la questione è molto semplice, mi vedo con una ragazza…Non ti ho risposto perché…........ma ho 32 anni, non ho mica paura…” Pace. ******* DUE Entra nel locale ancora semideserto insieme a due amiche ed un amico. Lo intercetta subito con lo sguardo. Intende salutarlo per prima quella sera. Va dunque a bussare decisa con la punta delle dita il parapetto davanti a lui, facendogli levare un momento lo sguardo – concentratissimo – dalla consolle. Per quel breve istante il suo viso, sempre così serio, si scioglie in un sorriso angelico. Finita la sua sessione la raggiuge prontamente con un bicchiere in mano. Qualcosa di arancio. Sicuramente succo di frutta. Liscio. Non lo ha mai visto bere alcolici. Del resto è sempre da solo. Nessuno con cui fare la strada per casa. Anche se casa sua non è tanto lontana. “Ciao, come stai?!” “Non c’è male e tu?!” “Bene grazie. Ti sei tagliata i capelli.” “Già già. A te invece sono cresciuti un casino in queste settimane”. Intanto sfiora con la mano i ricci castani che gli si arrampicano sulla nuca. Poi lo sguardo le scivola giù, lungo il bicipite gonfio ed esposto dalla T-shirt attillata. Giù verso la mano che tradisce la sua inquietudine. Gli accarezza la pelle morbida e glabra dell’avambraccio interno, avvicinandosi con gli occhi per leggere il corsivo. Love me. “Questo è fresco?!” “No, l’ho fatto circa due anni e mezzo fa. Ne ho anche uno più grande sulla schiena, un tribale, da diversi anni prima.” “Dai, sembrava fresco. E perché l’hai fatto?!” “Più che altro per me. Era un periodo in cui ero molto…” muove la mano in orizzontale a mimare il suolo, non riuscendo ancora, col linguaggio del corpo, a celare quello che le parole cercano di minimizzare “…parecchio giù. Era per dire a me stesso di volermi bene.” “Anche io i piercing più o meno per lo stesso motivo. Che hai fatto questa settimana?!” “Mercoledì sono stato all’incontro della chiesa evangelica che frequento da un po'.” Comincia così nel chiasso del locale, quando la musica iniziava a scaldarsi, la gente a ballare. E finisce appena fuori dalla porta antincendio, all’aperto, nell’area fumatori. Due ore e mezza dopo. Un fiume di parole. Anzi due. Lui che cerca di persuaderla che Gesù la ama e che la fede è la strada della salvezza. Lei che si corazza delle ragioni del proprio ateismo. Nel mezzo due vite meno facili di altre. Due storie dense. Molto diverse tra loro. In comune paure, insicurezze, la fatica di reagire . Due percorsi divergenti per andare nello stesso posto. Per stare bene. Se ne vanno a casa quando la sala è già semideserta e sta per chiudere. Ognuno caparbiamente per la sua strada. Lei stranamente poco sorpresa dalla storia di questo dj carino - forse quegli occhi timidi, l’aspetto efebico, la sua musica già le avevano fatto intuire ogni cosa – ma alquanto stupita dal suo coraggio, dimostrato nel proporsi con argomentazioni poco popolari e confidenze spinose. Lui si allontana invece rassegnato ad aver perso la battaglia. Ma non la guerra.
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AREA PERSONALE
"Oh, you can't help that," said the Cat "we're all MaD here. I'm mAD.
You're MAD."
"How do you know I'm mAd?"
"You must be" said the Cat "or you wouldn't have come hERe!"



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