Un giorno imboccai un tratto di strada non asfaltata, mi piace entrare nelle pianure e nei boschi, mi piace l’aria pulita. Percorsi circa 3 km ed arrivai davanti un cascinale abbandonato, parcheggiai la macchina e scesi. Mi guardai intorno, c’era pace e tranquillità, campi estesi quanto gli occhi potevano vedere, quello che cerco in determinati momenti della mia vita, un po’ di silenzio, dove mi rinchiudo. Lascio il mondo fuori, con i suoi problemi, con i suoi guai. Cammino intorno a questo casolare. Le finestre sono tutte aperte e i vetri tutti frantumati. All’interno, pochi mobili sporchi e mezzi distrutti, un materasso dove sicuramente, qualcuno vi ha passato la notte, o la fugace storia di due giovani innamorati incuranti del posto, adesso, in questo stato, agli occhi comuni, alquanto squallido. Mi soffermo sulla cucina, dove anni orsono qualcuno vi mangiava, ognuno al suo posto, in attesa della pietanza, fresca di giornata, coltivata dagli stessi, dal campo alla tavola, roba di altri tempi, dove la famiglia sempre numerosa, dato la necessità di braccia operose, coltivava i campi adiacenti e teneva animali di ogni tipo. La semplicità di questo posto mi attrae, sogni erranti, verso posti e tempi medioevali, dove dame e cavalieri avevano solcato quei campi, oggi aridi ed incolti. Spaccati di vita mi passano davanti. Forse avrei voluto vivere nel ‘700, un tempo bellissimo, dove personaggi come il Parini e Goldoni ne facevano parte, dove la poesia ed il romanticismo la facevano da padroni. Dove le piccole cose erano importanti, dove ci si accontentava di quello che si riusciva a coltivare dopo ore di lavoro nei campi o ad accudire gli animali nell’aia. Si mi sarebbe piaciuto vivere nel ‘700. In questo nuovo millennio, malgrado sia un tecnologico, non mi ci ritrovo, ma questo casale, mi trasmette emozioni forti, intense, come se ogni sua piccola parte di mattone mi parlasse e mi raccontasse tutto quello che vissero gli abitanti di questo incantevole posto, sperduto ed abbandonato ai primi del ‘900, ed ormai stanco, sul punto di lasciarsi andare e diventare cenere…… quello che saremo tutti….. prima o poi.
IL CASALE
Un giorno imboccai un tratto di strada non asfaltata, mi piace entrare nelle pianure e nei boschi, mi piace l’aria pulita. Percorsi circa 3 km ed arrivai davanti un cascinale abbandonato, parcheggiai la macchina e scesi. Mi guardai intorno, c’era pace e tranquillità, campi estesi quanto gli occhi potevano vedere, quello che cerco in determinati momenti della mia vita, un po’ di silenzio, dove mi rinchiudo. Lascio il mondo fuori, con i suoi problemi, con i suoi guai. Cammino intorno a questo casolare. Le finestre sono tutte aperte e i vetri tutti frantumati. All’interno, pochi mobili sporchi e mezzi distrutti, un materasso dove sicuramente, qualcuno vi ha passato la notte, o la fugace storia di due giovani innamorati incuranti del posto, adesso, in questo stato, agli occhi comuni, alquanto squallido. Mi soffermo sulla cucina, dove anni orsono qualcuno vi mangiava, ognuno al suo posto, in attesa della pietanza, fresca di giornata, coltivata dagli stessi, dal campo alla tavola, roba di altri tempi, dove la famiglia sempre numerosa, dato la necessità di braccia operose, coltivava i campi adiacenti e teneva animali di ogni tipo. La semplicità di questo posto mi attrae, sogni erranti, verso posti e tempi medioevali, dove dame e cavalieri avevano solcato quei campi, oggi aridi ed incolti. Spaccati di vita mi passano davanti. Forse avrei voluto vivere nel ‘700, un tempo bellissimo, dove personaggi come il Parini e Goldoni ne facevano parte, dove la poesia ed il romanticismo la facevano da padroni. Dove le piccole cose erano importanti, dove ci si accontentava di quello che si riusciva a coltivare dopo ore di lavoro nei campi o ad accudire gli animali nell’aia. Si mi sarebbe piaciuto vivere nel ‘700. In questo nuovo millennio, malgrado sia un tecnologico, non mi ci ritrovo, ma questo casale, mi trasmette emozioni forti, intense, come se ogni sua piccola parte di mattone mi parlasse e mi raccontasse tutto quello che vissero gli abitanti di questo incantevole posto, sperduto ed abbandonato ai primi del ‘900, ed ormai stanco, sul punto di lasciarsi andare e diventare cenere…… quello che saremo tutti….. prima o poi.