Quando ho sentito che hanno arrestato Paolo Calissano, la prima cosa che mi sono chiesto è perché gente di quel tipo, a cui non manca nulla, che sono cresciuti in un ambiente ricco e ovattato, possa ridursi in questo stato. Come possa buttare all’aria la sua carriera, ma prima di tutto la sua vita, per rincorrere quella felicità che non ha mai trovato, quell’affetto che nessuno gli ha mai dato. Queste persone che raggiungono il successo e con lui il tipico tenore di vita, consono alle loro entrate, si uccidono giorno dopo giorno, cercando attimi di felicità temporali, solo per il gusto di trasgressione.La droga tra i VIP e soprattutto la cocaina, viaggia come se fosse polvere al vento, trasportata di città in città, di borsa in borsa. Chiunque ha la sua piccola dose, da sniffare al momento del bisogno. Perché i ritmi a cui sono sottoposti alcuni, sono al di sopra di ogni essere umano. Non è il primo VIP che scoprono a far uso di sostenze stupefacenti, e non sarà neanche l’ultimo, se dovessero perquisire tutti gli appartamenti dei VIP, sicuramente non troverebbero solo pochi grammi, ma quantità di chili esagerati. Io che ho sempre odiato la droga, forse perché sono cresciuto in un quartiere di Milano dove la cocaina e l’eroina si vendeva a chili e non a grammi, dove gli unici percorsi di vita erano spacciare e fare soldi. Dove chi voleva lavorare doveva andare fuori dal quartiere, manco fosse il bronx. Dove vedevi i tuoi compagni arricchirsi con questo smercio, dove li vedevi ostentare la ricchezza accumulata sulle vite altrui. Dove tu eri un pezzente, un lavoratore, perché lavorare, se con una semplice giornata,potevi guadagnare quello che un impiegato guadagnava in un mese? A queste domande mi sono sempre risposto che, la mia onestà un giorno avrebbe pagato, e che i soldi non facevano di certo la felicità. Oggi a parecchi anni di distanza posso dire che le mie risposte erano più che esatte. Io che di soldi ne ho avuti e sperperati, ma guadagnati con il lavoro onesto, io che non sono mai stato attaccato ai soldi, alla materialità, a tutto quello che la società ci propina come stereotipo dell’uomo odierno, dico, grazie ma vivo così. Mi godo la mia piccola vita, perché ho saputo superare i momenti dove avrei dovuto forse abbandonare, dove forse mi sarei dovuto far morire, invece ho saputo lottare per raggiungere dei sogni, ho dovuto vendere i beni materiali, per far capire che io ci credevo a quello che sognavo. Oggi ripenso grazie a Paolo Calissano a quei compagni, che grazie ai loro stupidi valori, sono dietro le sbarre, a scontare la loro “felicità” temporale. Io vivo di istanti, belli o brutti che siano………….. ma dell’essere io, quindi solo ed esclusivamente miei.
LA DROGA E LE SUE VITTIME
Quando ho sentito che hanno arrestato Paolo Calissano, la prima cosa che mi sono chiesto è perché gente di quel tipo, a cui non manca nulla, che sono cresciuti in un ambiente ricco e ovattato, possa ridursi in questo stato. Come possa buttare all’aria la sua carriera, ma prima di tutto la sua vita, per rincorrere quella felicità che non ha mai trovato, quell’affetto che nessuno gli ha mai dato. Queste persone che raggiungono il successo e con lui il tipico tenore di vita, consono alle loro entrate, si uccidono giorno dopo giorno, cercando attimi di felicità temporali, solo per il gusto di trasgressione.La droga tra i VIP e soprattutto la cocaina, viaggia come se fosse polvere al vento, trasportata di città in città, di borsa in borsa. Chiunque ha la sua piccola dose, da sniffare al momento del bisogno. Perché i ritmi a cui sono sottoposti alcuni, sono al di sopra di ogni essere umano. Non è il primo VIP che scoprono a far uso di sostenze stupefacenti, e non sarà neanche l’ultimo, se dovessero perquisire tutti gli appartamenti dei VIP, sicuramente non troverebbero solo pochi grammi, ma quantità di chili esagerati. Io che ho sempre odiato la droga, forse perché sono cresciuto in un quartiere di Milano dove la cocaina e l’eroina si vendeva a chili e non a grammi, dove gli unici percorsi di vita erano spacciare e fare soldi. Dove chi voleva lavorare doveva andare fuori dal quartiere, manco fosse il bronx. Dove vedevi i tuoi compagni arricchirsi con questo smercio, dove li vedevi ostentare la ricchezza accumulata sulle vite altrui. Dove tu eri un pezzente, un lavoratore, perché lavorare, se con una semplice giornata,potevi guadagnare quello che un impiegato guadagnava in un mese? A queste domande mi sono sempre risposto che, la mia onestà un giorno avrebbe pagato, e che i soldi non facevano di certo la felicità. Oggi a parecchi anni di distanza posso dire che le mie risposte erano più che esatte. Io che di soldi ne ho avuti e sperperati, ma guadagnati con il lavoro onesto, io che non sono mai stato attaccato ai soldi, alla materialità, a tutto quello che la società ci propina come stereotipo dell’uomo odierno, dico, grazie ma vivo così. Mi godo la mia piccola vita, perché ho saputo superare i momenti dove avrei dovuto forse abbandonare, dove forse mi sarei dovuto far morire, invece ho saputo lottare per raggiungere dei sogni, ho dovuto vendere i beni materiali, per far capire che io ci credevo a quello che sognavo. Oggi ripenso grazie a Paolo Calissano a quei compagni, che grazie ai loro stupidi valori, sono dietro le sbarre, a scontare la loro “felicità” temporale. Io vivo di istanti, belli o brutti che siano………….. ma dell’essere io, quindi solo ed esclusivamente miei.