BruttiSporchiCattivi
Una stanza a parte...Un gruppo di amici...Il meglio di digiland
DAL NOSTRO AMATO SINDACO
Il 9 aprile del 2008 è nata la nostra stanza!
Un luogo libero frequentato da gente che sta bene insieme e che crede esista una vita oltre questa magica sfera di cristallo fatta di bit e nulla. E' nata in seguito all'incomprensione tra i nuovi chatleader di "Punto di Partenza", da dove proveniamo ed un consolidato gruppo di utenti. Il comportamento "particolare" di queste persone, le espulsioni e i banning hanno minato la convivenza nella stanza generando un diffuso malcontento e rendendo necessaria la nostra forzosa migrazione dal luogo ove eravamo nati e vissuti per tanto tempo, per poter ancora esprimere la nostra amicizia liberamente. La saggezza dei vertici di Digiland e il nostro buon senso hanno impedito che tale situazione degenerasse, arrivando quindi ad un punto di incontro con la nascita della stanza "Brutti Sporchi e Cattivi". Esistiamo consapevoli del fatto che pur trattandosi di una chat e che i problemi veri siano ben altri, è di queste piccole cose che è fatta una democrazia compiuta e che tali comportamenti siano i geni di adulterazioni della società civile della quale ci vantiamo di appartenere.
Benvenuti a Voi tutti... chiunque voi siate.
Parsifal_67
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Brutti Sporchi e Cattivi (sottotitolo al massimo ci puzzano un pò i piedi)
Post n°3 pubblicato il 10 Aprile 2008 da f1fer
Devo ammettere che il nome scelto per la stanza mi creava inquietudine. Non riuscivo a comprenderne il perché. Forse avevo dimenticato, e sicuramente è così, il celeberrimo film del 76 diretto da Ettore Scola “Brutti, Sporchi e Cattivi”. Il film racconta la vita quotidiana di una famiglia di una baraccopoli romana degli anni 60, una tribù di circa venti persone tra genitori, figli, consorti, amanti, nipoti e nonna. A capo di tutti c'è il vecchio Giacinto, guercio, dispotico e fedifrago. Questi possiede un milione di lire, risarcimento assicurativo per aver perso un occhio, ed è ossessionato dal fatto che i parenti glielo possano rubare. S'innamora ricambiato di una prostituta, con la quale inizia a scialacquare i soldi, e se la porta in casa, attirandosi le ire della moglie. Questa, per lavare l'affronto, organizza con tutti i parenti l'assassinio di Giacinto ma tutto risulterà inutile.. In breve, ecco la trama del film. Di seguito, a firma di Giovanni Grazzini, si riporta uno spezzone della critica al film, pubblicata sul Corriere della Sera. “I poveri sono matti, diceva Zavattini. Poveri ma belli, diceva Dino Risí. No, sono brutti, sporchi e cattivi, ribatte Ettore Scola. Non date retta al Vangelo, che li vuole primi nel Regno dei cieli, lasciate perdere i rivoluzionari, che li credono il sale della terra, e Pasolini la smetta di cantarne le sane virtù. Che carogne possano essere i poveri, quali infamie si compiano nelle baracche, ci dice la storia del vecchio Giacinto, un pugliese che vive accampato in un borghetto di Roma, fra pozze di fango in cui si specchia la cupola di San Pietro, e topi, e immondizie, e rombi d'aereo nel cielo. Perso un occhio in un incidente sul lavoro, Giacinto ha riscosso un milione: somma enorme per quei disgraziati, e dunque appetita da tutta la famiglia che convive nella baracca. Ma l'unico gruzzolo del vecchio, che lo difende con ringhi e fucile, convinto com'è che di notte vogliano derubarlo, a prezzo d'ucciderlo: sono capaci di tutto, quegli avanzi di galera; che vivono di truffe, di scippi, vendendosi sui marciapiedi e impugnando il coltello. Giacinto se li sogna di notte, che per comprarsi elettrodomestici e vivere nel lusso lo accoppano e derubano. E spara su uno dei figli: lui non è impotente come la nonna, che quando finalmente ha avuto la pensione, è stata costretta a dividerla con figli e nipoti. Per affermare la sua autorità, un giorno Giacinto si porta fin dentro il letto un puttanone immenso, la mite Iside napoletana, cui ha dichiarato il grande amore. Poco gli importa che i figli siano i primi a godersela, nel promiscuo cornaio della baracca; gli basta sfidare la famiglia spendendo i suoi soldi per l'intrusa. Allora la moglie che fa? Convince figli e nipoti a esserle complici, e mentre tutti sono riuniti per festeggiare un battesimo somministra al vecchio un gran piatto di maccheroni conditi col veleno dei topi. Senza l'esito invocato, sicché l'immortale, per vendicarsi, prima tenta di dar fuoco alla baracca, poi segretamente la vende a una famiglia di calabresi e si compra una bella automobile.” Cambiate un po’ i nomi, i personaggi e l’ambiente. Lavorate di fantasia. Scoprirete qualcosa di strano. Ho scoperto che il nostro carissimo Ago, non so se volontariamente od involontariamente, ha pensato al nome della stanza con gli stessi riferimenti a cui mi aggrappo. Preferisco pensare di sì. Quanta amara verità si può nascondere negli animi umani. Quanta piccolezza si riesce a sciorinare per un nonnulla. Chiudo l’intervento, altrimenti troppo lungo e faticoso per delle menti piccole (e non mi riferisco ai frequentatori della stanza), mutuando il Sen. Giulio Andreotti, il quale asseriva: “Il potere logora chi non ce l’ha”. Grazie Agostino, con stima ed amicizia. Vincenzo. Del testo che precede me ne assumo le più ampie responsabilità ai sensi delle norme vigenti per la pubblicazione di testi in blog pubblici. |
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