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INDOLE ITALIANA

Post n°218 pubblicato il 30 Gennaio 2008 da witogs
 

INDOLE ITALIANA

A proposito d’identità italiana. Rifletto.

Il mio sentimento, represso in Italia e non all’estero, vive una mutazione incoerente, soffocata da pochi spiriti che non rappresentano né la mia coscienza e neppure quella della maggior parte.

Movimenti pretenziosi manifestano idee e si prodigano affinché io cambi natura.

La chiesa è una fonte di moralità trascurata, giacché conservatrice ma, come in altri paesi, ha dettato linee guida, funzionali, tant’è che siamo ben diversi dai popoli islamici o tribali. Non siamo pronti per abbandonare tali dettami. La nostra variegata maturità è ancora immatura per destinarci ad un preciso orientamento.

Si avalla l’omosessuale a livelli politici, trascurando invece ciò che ne deriva. Concordo sulla libertà di espressione, intesa anche a questi livelli di personalità; fin tanto che si tratta di assecondarne i diritti, sono d’accordo, ma se diventano un modello per le future generazioni, il fatto mi turba. I media forniscono ampio spazio a questi concetti emergenti e li promuovono con l’unico scopo di incrementare l’audience e sono incauti. I media sono i primi fautori che condizionano la nostra cultura ed il loro mercato resta un obiettivo unico; trascurano il resto.

C’è carenza di responsabilità in ogni atteggiamento. Responsabilità di offrire rispetto a coloro che coltivano ancora sani principi. Ciò che intendo, per identità italiana, non consiste nel rimanere conservatore ad oltranza, no! Più semplicemente, aspiro al rispetto di ciò che i nostri padri ci hanno lasciato. Quest’improvvisazione devasta ogni concetto di base, ponendoci in una deriva indefinibile.

L’evoluzione richiede tempo per dedurre e penetrare un orientamento civile, proprio per evitare conflitti e disagio. La nostra realtà politica n’evidenzia il risultato. Non sappiamo che pesci prendere. Una vera fiducia, in ragion di stato, non esiste. Tutto è divenuto subdolo ed offre immagine dell’italiano moderno. (Ci sarebbe di che vergognarsi).

La forma culturale e la stessa dignità, viene posta in discussione con assoluta disinvoltura. L’emigrato, il nostro, ha assimilato la cultura del paese di destinazione; si è integrato e non è più un italiano. La nostra integrazione, in Italia, è disparata, ci si arrangia in tutto, magari con buoni propositi, ma stiamo perdendo ciò che di buono avevamo, per colpa di pochi presuntuosi di perbenismo che a conti fatti non è tale, poiché opprime coloro che lo subiscono; io sono uno di quelli. La corsa è iniziata nel lontano 68. Prima di allora, l’ho intravista, esisteva maggiore omogeneità, solidarietà, dignità, amor proprio, rispetto e minori conflitti; altri tempi. Ben venga il progresso, con tutto ciò che vi è implicato, ma l’indole dell’italiano è andata dispersa e sembra che non importi nessuno. L’italiano si adatta a tutto pur di difendere un suo convincimento, un suo bisogno; è l’unico dato che permane e per ciò, non muterà il suo tifo, pur illogico.

Tale convinzione, paragonabile al tifo per una squadra di calcio, non è altrettanto uniforme nel caso si debba difendere la vera identità. Per contro o per paradosso, un islamico preserva la sua cultura fino al sacrificio totale. Li ospitiamo e sebbene ci abbiano invaso e devastato il territorio, da secoli, con atti barbarici indescrivibili, noi gli concediamo ogni libertà al punto di farci condizionare dalla loro cultura. Il guaio peggiore non è l’immigrato, ma il perbenista ottuso che non mi rispetta come cittadino di un paese fatto di canoni ben rappresentativi e così facendo non rispetta neanche il paese.

L’Italia non è come l’America, territorio libero, conquistato da emigranti; l’Italia è già occupata da fiere persone con tanta storia alle spalle.

Costruire civiltà è un concetto da mettere ancora a fuoco; per definire il destino di una nazione, pochi sbandieratori non sono rappresentativi.

 
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