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Il precariato si può estinguere

Post n°325 pubblicato il 16 Aprile 2008 da witogs
 

L’Italia è un paese di poveri illusi cresciuto sull’assistenzialismo e l'italiano non vuole demordere.

Noi abbiamo tanti precari destinati a sbattere il grugno contro le istituzioni, ma che non hanno nessuna volontà di rimboccarsi le maniche.

Il territorio meridionale è abbandonato a se stesso perché nessuno vuole coltivarlo, per colpa di un’identità smarrita.

In Basilicata, si può acquistare una casa per 15.000 €; nei paesi dell’entroterra le case restano vuote e sfitte. In qualche paese non c'è più vita. 


(Craco: paese abbandonato da decenni. Ogni casa è diroccata)

Ho notato che i prodotti tipici, acquistabili in negozi specializzati, hanno prezzi proibitivi e già il fatto m’induce a pensare che il prodotto genuino è ambito dal consumatore moderno.

Potrei avventurarmi, personalmente, in un’impresa agricola, ma io non ho problemi d’occupazione. Potrei produrre aceto balsamico o raccogliere tartufi con un paio di cani addestrati, oppure produrre fichi secchi, o confetture di frutta, bustine d’origano (cresce spontaneo), di finocchio o peperoni essiccati (un etto € 5, 50), olive sott’olio nonché olio extravergine. Il tutto, non richiede impegno costante ma presenza assidua.

Ben sappiamo che la prelibatezza di prodotti tradizionali comporta il loro posizionamento a tariffe esorbitanti.

Costituire agriturismo è già più impegnativo.
Il mio, è un invito a riconsiderare una realtà evasa che potrebbe fornire non solo impiego e finanziamenti statali; quei paesi stanno scomparendo con la morte dei vecchi occupanti. Intorno a noi, invece si reclama occupazione; le istituzioni, piuttosto che elargire finanziamenti alla rinfusa, potrebbero mirare, con preciso impegno, allo sfruttamento di tali risorse eliminando il precariato, qualora il precario decidesse di rimboccarsi le maniche per qualcosa di proprio.

 
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