Superiori, oh superiori... 1^ parte

Post n°5 pubblicato il 12 Settembre 2008 da Wolfuccio

Allora, vediamo se la terza volta è quella buona... sono tre volte che tento di scrivere questo post e sono tre volte che non me lo pubblica... secondo me questo sito è allergico a qualche nome che andrò ad inserire... chissà quale!

Eravamo fermi alla mia uscita di scena dalle medie, un'uscita accompagnata da una scheda che citava, testualmente, "si consiglia l'iscrizione ad una scuola professionale", insomma un modo soft per dire "vedi che il ragazzo è parecchio, ma parecchio svogliato!".

Dal momento che tra tutte le materie ce ne era stata una sola che mi aveva un po' attratto, ovvero Educazione Tecnica (anche se il mitico Prof. Babini l'ho fatto parecchio disperare) e soprattutto fin dalla più tenera età ero attratto dall'elettricità in tutte le sue forme, mi parve quantomai logico che, se proprio dovevo fare una scuola professionale, se non altro dovevo scegliere qualcosa che mi attirava (okkio, perché per avere una tale libertà di scelta in casa mia avrei dovuto asspettare altri 11 anni, ovvero quando già da un bel po' avevo lasciato il caldo nido casalingo). Eccomi allora al primo giorno all'Istituto Professionale Statale per l'Industria e l'Artigianato "C. Callegari", dai "normali" chiamato I.P.S.I.A., dai Ravennati e provincia conosciuto semplicemente come il "Callegari", ovvero... un nome, un programma.

Posizionato in una delle più ridenti zone della cittadina romagnola (tra via Tommaso Gulli e Via Trieste, ovvero nel pieno della zona industriale e dei quartieri popolari ravennati) e ad appena 3 Km da casa mia, iniziai rendndomi immediatamente conto che quell'uno o due persone della mia scuola/classe che speravo di incontrare, invece avevano preso per altri lidi. In fondo la Guido Novello, all'epoca, era la scuola media più rinomata, quella cui era destinata la formazione dei futuri quadri dirigenti della città e del paese. Eravamo in pieno boom Montedison, quando Ferruzzi e Gardini erano nomi conosciuti ed invidiati.

Fatto sta che mi trovai in classe, Prima B - sezione "Elettricisti", con persone che, comunque, avrei conosciuto e, per alcuni, anche stimato per gli anni a seguire. Allora avevamo Gabriele Berti, Gabriele Spalazzi (che con me facevano tre Gabrieli nella stessa classe), Devis Ricci, Piero Giannadrea, alcuni cui ricordo solo il nome o il cognome, tipo Cicognani, detto "Cico", oppure un altro ragazzo, Massimiliano, chiamato "Fenicottero", per le lunghissime gambe e il modo dinoccolato di correre. Maurizio Quaglia, oppure Fedele (anche qui il nome è optional) di Porto Fuori, Alessandro Casali o Daniele Venturini.

Il primo anno fu un po' particolare, perché crearono una nuova sezione, chiamata "sperimentale", cui affluirono tutti quelli che avevano fatto domanda e, soprattutto, più portati della scuola, essendo una sezione più "tosta" del normale cui il Callegari era abituata. Vi fu pertanto un mezzo rimescolamento, così vennero da noi anche altri ragazzi, come Stefano Morettini. Per quanto mi riguarda, la Guido Novello, e in particolare la pazienza della Benini, mi portarono a fare un primo anno decisamente ottimo, soprattutto perché le basi portate dalle medie mi permisero di non ammazzarmi più di tanto sui libri.

Il secondo anno, con l'introduzione di materie un po' più toste come Impianti teorici o costruzioni teoriche, con l'introduzione (FINALMENTE!) della lingua inglese, vide diminuire decisamente il numero di ore di laboratorio a vantaggio di quelle di teoria. Anche il numero dei ripetenti che si unirono a noi (Gabriele Libutti - e con lui facemmo 4 Gabrieli nella stessa classe - Pietro Dalla Casa, Maurizio Rossini, Maurizio Lapi, Tiziano Fabbri, Gioele Morelli) avrebbe dovuto farmi capire che le cose stavano LEGGERMENTE cambiando, ma siccome io sono testardo come un mulo e finché non mi ci "scorno" non ottengo nulla, dovetti trovarmi con una pagella del primo quadrimestre disastrosa, per capire che avrei dovuto iniziare ad aprire qualche libro.

Di tutti i nuovi arrivati, mi piace aprire qualche parentesi su alcuni: Pietro Dalla Casa mi diede l'idea (Pie', t'ho copiato, ma tu sei stato GENIALE!) di andare a scuola in 24 ore. Pare assurdo, ma abbandonai lo zainetto e cominciai con la valigetta. Certo, un po' scomoda da portare in bici o in motorino, ma comoda in quanto i libri non subivano manco una piega e avevi sempre tutto in ordine, trovando penne, matite, gomme e quant'altro alla prima "botta".

Maurizio Rossini mi aspetto di vederlo quanto prima candidato onorevole o in piena lotta sindacale, lui che aveva già, a quell'età, piena coscienza politica ed era sempre iper-informato su tutto quello che riguardava la scuola in generale. Grazie a lui, poi, conobbi anche qualche bella donzella, che però, come prassi, neppure mi calcolò. Ripeto di nuovo: aver avuto l'esperienza e il modo di fare di adesso quando avevo 14-15 anni... sai quante ne facevo crepare! Allora avevo anche il fisico dalla mia, ora con la "mega-pancetta" da impiegato, quando vado in spiaggia sembro più una balenottera arenata che un macho.

Tiziano Fabbri mi ha insegnato, invece, cosa vuol dire prepararsi, come si scrive e, soprattutto, di quanto sia importante leggere di tutto, dal romanzo al libro storico, da quello di fantasia alla semplice colonna della cronaca sul quotidiano.

Invece Gioele Morelli fu per me un'autentica spina nel fianco. Prima di tutto non mancava occasione per mettere il dito sul fatto che io fossi di origine romana, ma oltretutto in occasione dell'elezione del Rappresentante di classe, dove io arrivai 1° e lui 2°, cedette la carica al terzo giustificandola con un "non faccio il rappresentante insieme ad un terrone". Non c'è che dire... l'eleganza fatta persona! Caro Gioele, se mai tu leggerai queste righe, evita di arrabbiarti: è cronaca e realtà, non certo frutto della mia fantasia! Anche perché sono felice ed ORGOGLIOSO della mia origine romana, anzi Trasteverina. Capisco che la tua sia una leggera "bottarella d'invidia", ma che vuoi farci...

Gabriele Libutti, invece, a "primo acchitto" (come diremmo a Roma), ti dava l'idea della classica persona che, se incontravi per strada, cambiavi marciapiede. Invece era (e credo lo sia ancora) una persona splendida e buona d'animo. E che mi pregio d'orgoglio per aver conosciuto!

Fatto sta, tornando alla mera cronaca, che il secondo anno fu un po' particolare. Ad esempio fui così emozionato dall'aver finalmente iniziato a studiare l'inglese che al primo compito in classe con la Casemurate presi 4 (leggasi quattro)! Evidentemente mi ero emozionato un po' troppo...

Quello fu l'anno in cui iniziammo lo studio della fisica e, scusate se è poco, con una prof che, come si diceva in istituto, "la prof di Fisica ha fisico"! La mitica Albertini! Che grazie a "Cico", dopo la prima lezione con noi si guardò bene dal ripresentarsi in gonna.

Comunque al secondo quadrimestre iniziai a darci sotto un bel po' di più. L'idea di una bocciaturra mi stressava davvero e anche gli esami di riparazione sarebbero stati un'autentica rottura di scatole. Anche perché (e qui spezzo una lancia a favore della Callegari) per tutta Ravenna si è sempre pensato (anche oggi) che il Callegari sia una scuola dove non si studia e dove finiscono gli "scarti" delle altre scuole di Ravenna e dintorni. Invece al Callegari si studiava, e si studiava parecchio. Certo, il fatto di avere ore di laboratorio aiutava parecchio, ma fare 3-4 ore di impianti al pomeriggio dopo il rientro (avevamo due rientri a settimana) voleva dire comunque stare concentrati su quello che dovevi fare che, di volta in volta, diventava più complicato per l'utilizzo di apparecchiature nuove o, semplicemente, perché dovevi stare attento a quello che facevi. Spalazzi fece saltare due fasi di un motore e quando accade una cosa del genere non è proprio una bella cosa, perché devi ricominciare da capo, magari solo per una semplice cavolatina. Oppure un circuito stampato che hai "impresso" un minuto di meno del previsto e te lo ritrovi che si scioglie nella soda caustica, per cui devi ricominciare tutto da capo, naturalmente con professori che tengono conto dei tuoi errori che vanno a fare media. Diciamo che a me ha sempre detto bene.... anzi no, perché in aggiustaggio, dopo una mesata che stavo dietro ad un pezzo "ad incastro", limai un millimetro di troppo l'ultimo angolo e l'incastro saltò. Quando lo feci vedere al professore, per usare un eufemismo, diciamo che si "inqiuietò non poco"...

Quell'anno l'episodio davvero divertente riguardò il laboratorio di costruzioni. Un giorno arrivò il mitico Prof. Tarozzi - uno che se non stavi attento quando spiegava ti tirava la prima cosa che trovava sotto mano, dal registro al quaderno. Per questo evitavamo accuratamente di lasciargli sulla cattedra oggetti "contundenti" tipo portaceneri o portapenne - dicendo che non avremmo potuto più fare circuiti stampati in quanto l'acqua ossigenata (ad 80°), necessaria per la soluzione di soda che serviva a sciogliere le tracce inutili dalle basette, era finita e l'istituto non poteva più comprarne perché (sparò una cifra) costava 50.000 (dell'epoca) a boccia da 5 litri. Ora, siccome sono figlio di un parrucchiere e ho sempre visto mio padre (ma anche mia madre) con questa benedetta acqua ossigenata a disposizione per fare le tinture, risposi che era una balla, che era possibile trovarla in commercio a poco più di 1.000 lire a litro. Anzi, risposi che la volta seguente l'avrei portata. Cosa che puntualmente feci, sapendo dove stava a Ravenna il negozio che la vendeva alla modica cifra di 1370 lire al litro.

Il prof rimase decisamente di stucco, ma visto che avevo salvato capra e cavoli, mi incaricò di indicare agli altri dove poterla acquistare al fine di poter continuare a lavorare. Purtroppo non facemmo in tempo, perché arrivati al negozio ci dissero che era passato un signore e gliela aveva acquistata tutta: 20 litri finiti subito. Chiedemmo la descrizione dell'uomo e ci rendemmo subito conto di chi fosse: TAROZZI! Il mito d'uomo era andato al negozio e, come ci spiegò, per paura che non la trovassimo l'aveva comperata tutta!

Comunque anche il secondo anno passò, con una buona media e una bella estate da vivere.

Arrivammo al terzo anno, l'anno degli esami. L'inglese diventò "tecnico", la fisica diventò un po' più tosta, aggiustaggio sparì e comparverò quasi tutte materie tecniche. Gli unici laboratori erano "impianti" (mi pare per 6 o 8 ore la settimana) e costruzioni (non ricordo se per 3 o 4 ore la settimana). Anche altre materie "generali" diminuirono, come italiano o matematica, a vantaggio di impianti teorici o costruzioni teoriche, due autentiche "palle"! Ma successivamente sono state due materie che tanto mi hanno aiutato, specialmente nel fai da te.

In impianti, quell'anno, iniziai la mia conoscenza del PLC, il processore di porte logiche utilizzato in elettromeccanica. Un buon inizio per il seguente studio dell'elettronica che avrei intrapreso al 4° e 5° anno. E grazie alla programmazione con il PLC compresi l'utilizzo delle porte logiche grazie alla quale me la cavai benissimo alla maturità. Ma questa cosa a suo tempo...

Quell'anno fu anche l'anno del mio amore "adolescenziale", Barbara Boni , per cui mi sa che aprirò un post a parte. Ha significato tanto nella mia vita e, anche se alla fine ci siamo lasciati in un bruttissimo modo, ci sono tante cose che vorrei chiarire con lei. Chissà se l'essere maturati un po' possa aiutare...

Fatto sta che alla fine del primo quadrimestre, come al solito, avevo un disastro di pagella. Lei minacciò di lasciarmi se non avessi migliorato, ed allora eccomi sotto a studiare! Incredibile, alzai mostruosamente la media di materie come costruzioni teoriche, passando dal 4 al 7. Insomma, la dimostrazione che bastava impegnarsi un po' di più. Con Barbara ci lasciammo, ma il gusto dei bei voti e del poter arrivare all'esame facendo una bella figura avevano preso il mio animo.

L'esame fu non proprio difficile, ma il tema di italiano ci frego un po' a tutti. Il titolo, se non ricordo male, era "quale film ti ha maggiormente colpito e perché". Il disastro (PER TUTTI!) fu che il giorno prima vedemmo TUTTI su Rete 4 "Rambo". Questo ci rovinò, perché in blocco sembrava che avessimo fatto scendere un telo sulla nostra memoria. Affrontammo tutti il tema parlando dello stesso film, ovvero Rambo, e delle sue ragioni patriottiche. C'è chi come Rossini lo affrontò con la sua coscienza politica, chi come Fabbri lo affrontò forte delle conoscenze di cronaca e di storia. Chi come me lo affrontò alla bell'e meglio...

E pensare che, benché avessi appena 16 anni, di film di cui parlare che avevano rapito la mia attenzione ce ne erano già un bel po': dalle commedie, come "Non ci resta che piangere", dove avrei potuto affrontare il lato storico medievale, anche se non in programma, a "Qualcuno volò sul nido del cuculo", con tutte le sue varie sfaccettature inerenti la libertà di espressione e le varie problematiche che il film stesso affrontavano, come la pazzia.

L'unico che cercò (devo dire con molto coraggio) di variare fu Dalla Casa che, vinto anche lui da quel velo che avvolse tutti, l'unico film che si ricordava era quello che, durante l'anno, avevamo visto tutti insieme con la scuola, ovvero "Mosca addio" un film con Liv Ullmann di una PALLA mostruosa!

Gli altri esami andarono bene, tranne matematica che, purtroppo per colpa mia, mi abbassò il voto. Uscii però lo stesso con una bella media esatta del 7, ovvero 4 materie con sei, quattro con sette e quattro con otto, tra queste ultime naturalmente i laboratori di impianti e costruzioni.

E con questo bel risultato conclusi il terzo anno. Non posso dire "felicemente", perché già da mesi era pianificato il mio trasferimento. Il mio patrigno, infatti, era stato trasferito a settembre del 1986 a Monaco di Baviera ed era destino che, l'anno successivo, ci trasferissimo tutti quanti. Fu un anno "conclusivo" sia per me che per le mie sorelle: mia sorella grande a luglio del 1987 si sposò, lasciando definitivamente casa; quella piccola finì il 5° anno integrativo dell'artistico e si trasferì a Milano, all'Istituto Europeo di Design; io finii il triennio e avrei, pertanto, iniziato il biennio conclusivo in altro luogo. Dato che la missione del mio patrigno durava tre anni (il primo coincidente con il mio 3° anno di superiori), se non avessi fatto passi falsi (che in casa mia non erano neppure presi in considerazione), avrei concluso i successivi due anni con la maturità e, successivamente, con il rientro in Italia della famiglia.

Ora voi cercate di immaginare un adolescente, che ha un fiotto di amici (maggior parte della parrocchia) a Ravenna, che ha inziato (seppur con ben poco successo) a giochicchiare a pallone nelle squadre di Ravenna, che ha una ragazza con cui si è lasciato ma che vorrebbe riconquistare. Soprattutto che ha un certo approccio, ormai triennale, con i professori e con la scuola di Ravenna. Ecco, ora che ve lo siete immaginato, immaginate di portargli d'un botto via tutto: amicizie, passioni, abitudini. E chiedetegli di ricomnciare tutto da capo, stavolta non a Ravenna, bensì a BOLZANO! E di farlo stando in un convitto, non certo a casa! Di mettersi a parlare Tedesco (mai parlato fino a quel momento) con persone che, per lavorare, dovevano saperlo come l'italiano. Ecco... secondo voi cosa succede a quell'adolescente??? Ve lo spiego nella seconda parte. Sappiate solo che proprio grazie a certe esperienze ho capito cosa NON FARO' mai vivere ai miei figli.

 
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Eccomi alle scuole medie!!!

Post n°2 pubblicato il 26 Gennaio 2006 da Wolfuccio

Appunto: eccoci alle medie.

Che brutto, il giorno prima ero beatamente in vacanza in Toscana ed il giorno dopo catapultato a Ravenna.

Si, avete capito bene: Ravenna. Per un romano di 10 anni (quasi 11) ritrovarsi a Ravenna fu sconvolgente. Non ero pronto a tutto quello che trovai, soprattutto non ero preparato alle scuole medie.

Vi ho già detto che la mia 5^ elementare fu un po' un disastro: andavo a scuola raramente e alla fine imparai ben poco. Così annaspai davvero come un disperato per cercare di emergere dalla "fogna" in cui mi ero buttato da solo.

Devo tutto ad una persona: la Professoressa Maria Maddalena Baioni Benini (non ridete: si chiamava davvero così!).

Diceva che ero simpatico, impreparato ma simpatico. Già allora feci capire quali fossero i miei interessi: l'unico libro che presi dalla biblioteca scolastica fu un volumone con tutte le prime storie di Batman a fumetti, mentre l'unico voto decente (anzi, buono) lo presi per un tema fatto su Schultz e, in particolare, su Snoopy.

Insomma, i fumetti stavano prepotentemente entrando nella mia vita.

Bando alle ciance, però (di questo avrò modo di parlarne più avanti). Dicevamo le medie.

La prima media fu un massacro. Non sapevo nulla di storia, di geografia, di italiano!!!! (però anche con la matematica avevo dei problemini...).

Soprattutto c'era una materia che odiavo davvero: FRANCESE! (ancora! Già avevo sofferto da morire alle elementari, quando me lo facevano studiare al pomeriggio). Io dico: se avevo chiesto di fare inglese, perché mi ritrovai a fare francese? EKKEPPALLE!!!

Io credo che sia per questo motivo che odio da morire la francia (si, con la MINUSCOLA!) ed i francesi per quanto adoro l'Inghilterra (in particolare una piccola cittadina del nord: York).

Insomma, il primo anno me la scampai per il rotto della cuffia. Promosso con una sufficienza risicata. Il secondo, invece, fu anche peggio!

L'unica cosa di bello che successe quell'anno fu che la nostra classe vinse il Secondo premio al concorso sui giornalini di classe istituito dal settimanale "Il Giornalino".

Io scrissi un articoletto ed una poesiola in stile "Trilussa", che naturalmente passarono inosservati. Ecco una cosa che davvero mi fa incacchiare: che quel che faccio non venga apprezzato. E' un limite del mio carattere, chiedo venia.

Anche quell'anno venni promosso con una sufficienza al limite (qualche compagnuccio cominciava a pensare che avessi qualche Santo in Paradiso. Lo comincio a credere anche io).

Il terzo anno fu quello degli esami. Ormai avevamo cominciato ad intraprendere un discorso legato al giornalismo e così ci ritrovammo, come tema d'esame, un titolo come "Intervista a...".

Tutti si "arrabbattarono" a fare interviste a grandi personaggi, scienziati, uomini politici, inventando domande e risposte.

Io ebbi, invece, uno dei miei classici "insight": feci, in chiave quasi comica e comunque in stile parodia, un'intervista alla mia Prof di Italiano, la famosa Benini di cui sopra. Lei mi confessò che all'inizio non apprezzò ma che, anzi, voleva bocciarmi. Poi il Presidente esterno della commissione le fece notare che la mia, invece, era stata un'idea geniale. Lei lo rilesse con meno astio e così cambiò idea e mi promosse.

Ma dopo questa sterile cronaca del periodo che va dai miei 10 anni e mezzo ai 13 anni e mezzo, vorrei entrare nello specifico di alcuni episodi.

Prima di tutto i personaggi. Mi ricordo di compagni come Gianluigi Diana, Michele Morigi, Gianluca Gatta, Marco Sale, Daniele Garotti e compagne come Agata Siboni (Agata te lo confesso: sono sempre stato segretamente innamorato di te!), Cristina Pasini, Giovanna Biondi (che mia mamma era convinta che fosse innamorata di me, ma non era vero), Benedetta Vitali, Simona SecchiFrancesca Brandolini, Claudia Muratori e altri ed altre che non mi ricordo proprio. Devo confessare che per vie traverse ho anche perso le foto scolastiche così non ho modo di sapere chi altri c'era.

Ho rivisto successivamente giusto Agata, Gianluca (che stava in parrocchia con me), una volta di sfuggita Diana, ma gli altri non li ho più visti. Invece mi farebbe davvero piacere una mezza rimpatriata. Agata ebbe una bimba appena maggiorenne che, paradossalmente, era amica di mia nipote Arianna.

In prima media quello che mi fece incacchiare davvero fu la mole di compiti che ci davano (che mi annientavano), ma per il resto andò bene. Anche la gita scolastica fu carina, anche se già allora dimostravo tutta la mia imbranataggine (ahh, avessi avuto l'esperienza di ora a 11 anni, sai come le facevo soffrire tutte quelle ragazzine!!! Mi rifarò con mio figlio, a cui darò qualche dritta...), così mentre gli altri miei compagni "pomiciavano" come mandrilli, io stavo al palo seduto accanto alle Professoresse... che sfigato!

In seconda, anno del Giornalino scolastico, quel che mi fece incacchiare fu che, anche se non mi piaceva il francese, c'era la possibilità di segnalarsi per il famoso "amico di penna" straniero. Io lo feci e la risposta della prof (la odiai e la odierò per sempre!) fu "ma se sei così impedito con la lingua!!! Ci faresti fare solo brutta figura!".

Ora, cara prof, che mi scrivo con persone di tutto il mondo, dal Kenya allo Sry Lanka, dagli Stati Uniti ad Hong Kong, beh, ora che mi dice?  Si, sono polemico!

In terza media, invece, ero incacchiato del fatto che ogni volta che si organizzavano partite a pallone o si giocava nell'ora di Educazione Fisica io facevo sempre la riserva delle riserve. Maledetti!

Scoprii poi che i miei compagni mi prendevano in giro per la mia sfrenata fantasia. Giocavo con tutto quello che avevo sotto mano, fossero anche solo le mani! Però, cari compagnucci, la mia fantasia sfrenata mi ha aiutato tanto nella vita, ve lo assicuro. Se non altro alle volte (e lo dice anche mia moglie) trovo soluzioni "fantasiose" a problematiche pratiche e lei stessa non sa da dove mi escano certe idee.

Comunque quel periodo fu abbastanza tranquillo. Si, un po' conflittuale perché mi sentivo un po' discriminato perché romano, ma ripensandoci ora... 'STI CAxxI!!!!! Stavo bene e mi sono divertito, questa è la cosa più importante.

Però per colpa di mia mamma e della Benini che le disse che facevo il lavativo a scuola mi persi un po' di cose, tipo la festa di compleanno di Agata (quanto piansi quel giorno dove, mentre i miei amichetti si divertivano, io stavo a casa a fare "narrativa") e la gita scolastica.

Anche perché, come dice mia sorella, "quando non ci stai tu è sempre la volta in cui succedono le cose più belle e divertenti"; che verità!!!

Vabbé, ora vi lascio. alla prox con le superiori (poco da ridere ma tanto da sognare con il primo vero amore).

Wolf

 
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Ricordi di prima e seconda (ma anche terza...) infanzia!

Post n°1 pubblicato il 13 Gennaio 2006 da Wolfuccio

Allora, si inizia? dunque... che mi ricordo... ah si, la scuola! Anzi, iniziamo dal principio: l'asilo.

E' lì che comparve nella mia vita il mio primo autentico terrore: la Signora Marcotulli, maestra d'asilo che mi sognavo anche la notte quando, sonnambulo, correvo verso la finestra del terrazzo gridando: "No, Signora Marcotulli, NO!".

Mia madre capì che c'era qualcosa che non andava.

Mi ricordo di quel periodo solo due cose: due miei compagnucci, Paolo Paolucci (scusate la cacofonia) e Federica Gallucci, che rimase il mio primo amore inespresso; la seconda cosa, invece, fu più traumatica: quando tutti gli altri bambini (chissà perché) decisero di vedere che succedeva a spargermi il vinavil in testa.

E' proprio vero, i bambini sono una specie assai curiosa...

E questo vabbè...

Ah, a proposito: l'asilo l'ho fatto alla "Giardinieri" di Roma, vicino alle Terme di Caracalla, in una struttura prefabbricata che, debbo essere sincero, alcune volte ho avuto la tentazione di andare a vedere se ancora stava in piedi.

Poi le elementari, sempre alla Giardinieri, fino alla terza elementare.

Lì stavo sempre con due bambini, Paolo Paolucci (sempre lui!) e Graziano Santoro. Ci davamo tutti dei soprannomi, io ero "GaGa" (l'idiozia dei bambini arriva a livelli stratosferici).

C'era anche Federica Gallucci (ancora lei), che se la faceva con un certo Adriano della classe accanto, così io mi buttai su un'altra bambina (già allora desideravo sposarmi ed avere dei figli. Precoce, eh?!?!?!): Barbara Crociani.

Lì conobbi anche il bimbo così simpatico che mi cambiò la vita (sto pensando se rintracciarlo e citarlo per danni morali: da allora sono stato per almeno un decennio MOLTO complessato): Manuel (il cognome non lo ricordo, ma il nome chi se lo scorda!). Tale bimbo il primo giorno che entro nella nostra classe pensò bene di darmi una bella spinta alle spalle (per carità! Non che io fossi innocente: ve l'ho detto, i bimbi a quell'età sono idioti), sbattermi di faccia su un banco e rompermi (per il primo di una lunga serie di episodi analoghi) il mio bellissimo nasino: 4 punti e un bello spavento per le maestre.

In terza cambiai totalmente zona: trasferimento con mia mamma sulla Cassia (Via Marano Equo a Grottarossa) e cambio di scuola: Fosso del Fontaniletto, a Via Fosso del Fontaniletto (che fantasia!).

Anche lì, per continuare le mie solite abitudini, giravo sempre con due bambini: Marco Vita Carino (figlio di un Carabiniere) e Stefano Santoro (omonimo del Graziano di cui sopra ma con questi per nulla imparentato).

Il buon Stefano lo chiamavano "Santorino" per distinguerlo dal fratello più grande che faceva una classe (o due, non lo ricordo...) superiore alla nostra.

Il pomeriggio, poi, tutti al doposcuola, dove c'era il mio incubo: Igor (il nome è tutto un programma), che insieme alla sorella più grande (mi sembra si chiamasse Laura) letteralmente CI MASSACRAVA di botte, benché più piccolo di noi.

L'ultimo anno mi innamorai (e che amore...): Gloria Balzerano. Ero davvero preso da quella bambina. Ultimamente ho conosciuto una ragazza che la conosce. Devo essere sincero, mi piacerebbe rivederla, perché è stato il mio primo vero amore.

Si dice che una persona abbia nella vita tre grandi amori: uno legato all'infanzia, uno legato all'adolescenza, uno legato per tutta la vita.

Il mio amore infantile era, appunto, Gloria; quello adolescenziale Barbara Boni, quello attuale è mia moglie. E il nostro bimbo è il sigillo di questo amore.

Dicevo, Gloria... Me la sono portata dietro per un bel po'. Specie il 5° anno elementare, che frequentai per modo di dire (stavo un po' troppo spesso a casa). Il 5° anno, appunto, fu strano: si riempì la classe di bambini nuovi.

Mi ricordo solo due o tre di quei bambini: Dario Gasperoni, a cui invidiavo la sua collezione di Lego; Fabio (il cognome non lo ricordo ma abitava nello stesso palazzo di Dario); Giacomo (anche di questo non ricordo il cognome, ma ricordo che aveva una sorella che si chiamava Selvaggia - un nome così chi lo scorda!).

Dario fu anche artefice della divisione tra me ed un altro bambino che abitava vicino casa mia: Edoardo. A lui, invece, invidiavo la collezione di Playmobil.

In quel periodo invidiavo un bel po' di cose a tutti. A casa avevamo ben poco, e quel poco non era "ludico".

Dicevo, il 5° anno... Mamma mia! Imparai ben poco, ma per colpa mia! Lo ammetto, se potessi tornare indietro andrei a scuola anche di notte e, soprattutto, sarei così appassionato a tutto quello che facevamo.

Avevo un maestro (l'unico della scuola), che imitava Jerry Lewis e ci insegnava in modo simpatico e divertente. Il pomeriggio, invece, facevamo "Drammatizzazione" e "Francese".

Allora, premettiamo che l'unica lingua che a me piace (e che parlo spesso con i miei amici in giro per il mondo) è l'Inglese, mi fate capire a che serviva "Drammatizzazione"? Non era già un dramma l'aver a che fare con Igor o Edoardo che mi faceva le boccacce di nascosto?

Mi ricordo una festa a casa di Dario: lì ho capito che quando i bambini vogliono farti male, nella loro ingenuità sono dei diavoletti.

Innanzitutto, Dario ed Edoardo che si misero a giocare ai Lego lasciando fuori dai loro giochi TUTTI gli altri. Soprattutto il fatto che mi venne a chiamare Giacomo per avvertirmi di questa festa ma, appena arrivai, capii che non ero proprio graditissimo...

In più una delle nostre compagnucce portò delle caramelle. Le offrì a tutti e quando gliene chiesi una io rimase schifata nel vedere le mia mani che erano LURIDE! Lo ammetto, allora non ero proprio attento alla pulizia. Pensare che ora mi lavo le mani ogni secondo e mi faccio la doccia anche due volte al giorno!

Insomma, me le andai a lavare e tornai per scoprire che le aveva finite (Stronza!).

Poi scendemmo in cortile e ci presi una "frastagnata" di botte da uno dei ragazzi del quartiere che conoscevo come autentico terrore dei bambini più piccoli.

Insomma, fu un disastro!

Che altro ricordo? spezzai il cuore ad una povera bambina, Gabriella Menna, che era innamorata di me e che abitava anche vicino casa mia. Ma io avevo in testa Gloria...

Poi ricordo le interviste al Supermercato "Alas", di quando rimasi chiuso nell'ascensore del palazzo di Gabriella e vennero i vigili del fuoco a tirarmi fuori.

Insomma, di cose ne ricordo tante. Farò mente locale e scriverò qualcos'altro.

Un besos a tutti. E se qualcuno ha notizie di qualcuna delle persone da me citate, fatemi sapere!!!!

Wolf

 
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