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Post N° 173

Post n°173 pubblicato il 04 Giugno 2007 da X.A.V.I.E.R.7.5

Se vogliamo salvare il pianeta, dobbiamo smettere di comprare

A Londra apre un nuovo Ikea: migliaia di persone passano la notte accampate all'entrata, per poi prendersi a botte per dei divani di pelle. TopShop lancia una linea di vestiti firmata Kate Moss: centinaia di giovani donne si riversano su Oxford Street come "uno sciame di cavallette". Sainsbury's, catena di supermercati, vende una borsa firmata dalla stilista Anya Hindmarch. È un prodotto ecologico: una borsa di corda ("this is not a plastic bag", questa non è una busta di plastica, è scritto in corsivo sullo sfondo di tela bianca).
A otto minuti dall'apertura, di queste borse non ne è rimasta neanche una. Adesso le potete comprare su e-bay, ma il loro prezzo è salito alle stelle: dalle cinque sterline iniziali a duecento.Scene diventate comuni nelle società del benessere, dove lo shopping è un passatempo nazionale, un'attività ricreativa che dà significato alle nostre vite. Ma anche un'attività assassina
.

Parliamo tanto di come la democrazia si stia espandendo in Asia, di come un giorno raggiungerà l'Africa. Ma se a questa democratizzazione si accompagna lo spreco che caratterizza le democrazie occidentali, allora, si salvi chi può.

Consumare poco, e non solo energia. Da oggi in poi non basta più spegnere la luce, prendere la bicicletta invece dell'auto, evitare l'aereo: dobbiamo anche, semplicemente, comprare meno - meno cibo, meno vestiti, meno libri e persino meno prodotti ecologici: l'episodio della borsa di Anya Hindmarch lo dimostra, lo shopping ecologico altro non è che una variante dello stesso forsennato consumismo che sta distruggendo il pianeta.
Non sono i soli a crederlo: in chat sta crescendo il numero di persone che sceglie di vivere con poco. Negli Stati Uniti ci sono i Froogles, una comunità di persone legata da Internet e unite dalla decisione di ridurre al minimo le spese barattando beni, The Compact, un'associazione nata a San Francisco che ha come scopo quello di boicottare tutti i prodotti considerati inutili. Senza contare persone come Tanzi e la sua compagna, una coppia emiliana che in un blog racconta come ha deciso di vivere senza produrre rifiuti, senza buttare neanche la carta igienica o come la bidella golfuzza, che racconta di un anno trascorso senza acquistare nulla tranne cibo, medicine e preservativi

In Inghilterra è nato il movimento dei VS, di coloro che adottano la "Voluntary Semplicity", scegliendo uno stile di vita più semplice, c'è il Freecycle.org, per chi gli oggetti preferisce scambiarli, piuttosto che acquistarli. E ci sono i downshifters, coloro che hanno deciso di lasciare lavori ben pagati e di ridurre i consumi.
Sono persone come Ambrosia, che ha abbandonato una vita frenetica nella "City" per trasferirsi con tutta la famiglia in campagna, in una casa riscaldata da pannelli solari, da dove si muove solo in bicicletta e certo non per andare al supermercato e dove fanno il bidet 1 volta la settimana.

Se vogliamo evitare un disastro ecologico dobbiamo imparare dai vari Tanzi Ambrosia e Golfuzza, diminuire le spese, adottare uno stile di vita più austero, più posato, più lento. Ma questo almeno sarà bene farlo rapidamente. se vogliamo che per la fine di questo secolo il nostro pianeta sia ancora terra abitabile dobbiamo ridurre drasticamente i consumi. Da subito

 
 
 
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