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Creato da LadyXenia il 17/07/2010

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Piccola mia

Post n°51 pubblicato il 29 Settembre 2010 da LadyXenia

Sentivo le sue lacrime scendere sulla mia spalla. La tenevo abbracciata a me. La mia mano posata sulla sua schiena la sentiva scuotersi nei singhiozzi. Piangeva come una bambina.

Non trovavo parole per consolarla, riuscivo solo a tenerla stretta, più stretta che potevo.

Qualcuno tempo fa mi ha detto che non si fa, che se abbracci una persona quando sta male crei una sorta di maniglia negativa, ma come potevo non farlo? Vedevo le lacrime scendere rotonde, a goccioloni, sulle sue guance truccate da donna, i suoi occhi spalancati.

Sentivo la sua voce rotta da un dolore che ho immediatamente riconosciuto, qualcosa che ho vissuto anche io.

Empatia.

Amo la sua ingenuità, amo il suo credere ancora ai sogni e spero per lei che rimanga sempre così, anche se fa male.

Mi ha detto la scorsa settimana: “Io guardo ed imparo” Le ho detto: “Ascoltami,  ti voglio bene, so essere una buona amica ma non devi imparare da me. Sono una cattiva maestra

Accade sempre così. Programmi la tua vita in funzione di qualcuno che prima o poi scivola via, ogni giorno sempre di più, impercettibilmente.

Accade sempre così quando si è giovani ed innamorati e talmente ingenui da credere che tutto ciò che provi in quel momento sia per sempre, che tutto ciò che lui prova in quel momento sia per sempre.

Accade sempre così quando pensi di aver trovato l’altra metà della tua mela, la luce che scalderà la tua vita.

E lui ha lasciato la sua donna per te e tu non pensi che la prossima sarai tu, non è neanche immaginabile, perché tu sei tu e lui è così speciale e ti fa sentire così unica e così irresistibile.

Decoravo un vecchio tavolo in casa mia, lo stavo dipingendo di mille colori, 24 anni.

Lui, amici da almeno un paio d’anni, mi guardava. Quel pomeriggio mi guardava troppo e troppo profondamente e troppo negli occhi.

Un bacio durato un secolo, a tenerci le mani, a divorarci le bocche come se non sentissimo neanche il bisogno di respirare. Ero “l’altra” e lo sapevo, ma andava bene così.

Mille telefonate, i pomeriggi trascorsi a far l’amore con la scusa di dover preparare insieme un esame e lui che mi faceva ascoltare sempre “Sei bellissima” ed i suoi occhi, sempre i suoi occhi che si facevano grandi e luminosi quando mi guardava.

La ONG, la festa cubana. Vendevo dolci dietro un banchetto e lui avrà comprato almeno un centinaio di biscotti prima di afferrarmi per la vita e, ballando, dirmi per la prima volta “Ti amo”.

Una telefonata: “Ho lasciato …

Fuggo, mi spavento, non voglio essere la sua donna, stavo così bene!

Sparisco, ma un mese dopo vivevamo già insieme. Così per sei anni. Sempre un monolocale: era il massimo che potessimo permetterci, 50 mq con un divano-letto, bagno e cucina.

Perfetto o almeno lo è nel mio ricordo. Certo, litigavamo ma non rammento mai di aver pensato di poter fare a meno di lui, semplicemente la mia vita senza di lui non c’era.

Mi chiede di sposarlo. Io prima glisso e poi gli dico no, accampando le scuse più logiche del mondo, aspettiamo, facciamo progetti. Torno nella mia città natale. Ho dovuto.

Mille telefonate, la passione che non veniva mai meno.

Un giorno la sua voce al telefono, diversa, un tono che non conoscevo: “Vengo lì, devo parlarti

E tutto quello che aveva da dirmi era un “Non ti amo più”, però me lo ha detto guardandomi negli occhi…

Lo stesso dolore della mia piccola amica, un dolore squassante. Mi svegliavo con il cuore in gola ed andavo a dormire piangendo. Non esistevano albe o tramonti, fame o sete, solo quel dolore pulsante in mezzo al petto e lacrime, fiumi di lacrime.

E una vita da reinventarmi ancora una volta.

Le vorrei dire ora che non si può costringere qualcuno ad amarti, che l’amore non si compra con nulla, nemmeno con l’amore.

Quello che non le vorrei dire è, invece, che la vita ti rende cinica, disillusa e che alla fine finirai per non credere più a niente.

Tutto quel che non uccide rende solo più forti, è vero, ma ti crea addosso una corazza che ti separa dal mondo, della quale è difficilissimo liberarti.

E non serve nulla. Non servono gli occhi del tuo uomo che ti guarda ancora innamorato, non serve la sua presenza costante al tuo fianco.

Hai comunque bisogno di dimostrare a te stessa che sei più forte tu, che potresti fare a meno di lui.

Tutto questo perché la prima ed unica volta che ti sei fidata prima ti hanno stretta forte, poi ti hanno lasciata andare come una cosa da niente.

Così, piccola mia, tutte queste cose le tengo per me, ma ti stringo forte sul mio cuore e spero che tu davvero non le debba imparare mai.

 

 

 

 
 
 
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