Creato da Yvaine0 il 07/04/2009

Eva. °w°

« Non esisto realmente. Sono solo il personaggio di una fantasia di un' adolescente un po' stramba ».

EVA.

Allora, prima di tutto le presentazioni.
Sono Eva, l'assistente immaginaria dell' ex padrona di questo blog, gentilmente cedutomi non volendo cancellarlo.
Sono nata qualche mese da una delle sue fanfic che pubblicherà nel tempo, o forse non pubblicherà mai.
Sono uno spoiler ambulante, uscito dalla sua prima storia originale.
Figlia di due personaggi secondari, protagonista del sequel.
Questo sarà l'unico luogo in cui avrò totale libertà, quindi fate attenzione alla vostra salute mentale!
Oh, dimenticavo. Io esisto solo nella mente di Yvaine0 e della persona reale che vi si cela dietro.
Ciò non toglie che io esista.
Io sono una persona.
Io ho un carattere.
Io ho dei sentimenti.
Io sono nata.
Io vivrò la mia storia.
Io scomparirò.
In me vive parte di mia madre e della mia creatrice.
Io, come tutti i personaggi delle storie, esisto veramente.  

Ho delle passioni: il canto e la musica in generale, i miei fratelli, il mio amico Ambri, gli anime.
Conosco Death Note e Host Club.
Sto guardando Full Metal Alchemist, Soul Eater ( finora il mio preferito ), DNAngel, Lucky Star.

Ho finito, gente.
Un bacio,
E. 

 

 

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Buon giorno

Post n°24 pubblicato il 06 Maggio 2009 da Yvaine0

Riscendemmo circa un paio d'ore dopo, il sole ancora non era sorto, ma si vedeva una vaga luminescenza all' orizzonte. Salutai tutti, volevo tornare a casa. I licantropi erano tornati ai loro soliti compiti, chi di ronda e chi a dormire.
- Yvaine, aspetta! - mi chiamò Rosalie mentre stavo per uscire.
- Sì? - Era strano che mi rivolgesse la parola per prima, solitamente ero io a farlo.
- Alice ha detto che dovrei prestarti alcuni libri sui vampiri, li vuoi? -
- Ah, beh ok. Ma perchè? - domandai curiosa.
- Dice che me li avresti chiesti tu, tra qualche giorno, e ha voluto anticipare le cose. Mah, sai com'è fatta. -
-  E' idolare -ridacchiai, sapendo che mi avrebbe sentita - Sui vampiri, hai detto? Sì, va bene, in effetti avevo sul serio intenzione di leggere qualcosa su di voi.. - Sorrisi.
- Va bene, tieni, prendi questi due per ora. - disse prgendomi due libri neri con le pagine rossastre.
- ehm.. grazie Rose. - dissi.
- PRego, ora puoi andare. - mi sorrise raggiante. Com' era bella!
Camminai lungo la strada principale, così che i lampioni mi potessero far luce mentre leggevo. L' aria era ancora fresca, anche se dubitavo che si sarebbe davvero riscaldata. Erano i primi di Maggio, ma a Forks, lo sapevo, non avrebbe mai fatto troppo caldo. Non come in Italia. Arrivata a casa mi sdraiai sul divano e cominciai a leggere. Erano passate due ore, quando arrivò mio padre.
- Yv, tesoro, stai bene! - mi abbracciò. Il libro si richiuse, cadendo sul pavimento.
- Oh, papà! - lo strinsi forte.
- Oh, tesoro, non sai quanto mi sei mancata, quanta paura ho avuto! Mi dispiace di non essere stato là quando ti sei svegliata, mi dispiace tantissimo! Ma ieri abbiamo fatto tardi in officina io e Sam, e avevo bisogno di dormire perchè oggi devo aprire io! Oh, tesoro! Sai che torna la mamma la prossima settimana?? Ehi ma cos'hai fatto ai capelli? Ah, già, per la trasformazione! Ma questa cosa viola non la tagli mai? -
Mio padre diventava logorroico quando era nervoso. Lo strinsi di nuovo forte poi sciolsi l'abbracccio, sorridendo.
- No! Assolutamente no! Con tutto quel che ho fatto per averla "questa cosa viola"! Ehi, pà. Ma dove vuoi andare vestito così? - sembrava un minatore.
- In officina. L' abbiamo aperta venerdì, ma abbiamo già due o tre ragazzi che hanno lasciato le auto da controllare. Vieni con me, Sun? - chiese sorridente.
- Beh... ehm.. - cercavo una scusa, e lui lo sapeva. Poi sorrise raggiante:
- Abbiamo bisogno di volantini per pubblicizzarci un po', magari tu potr.. -
- Aggiudicato! - esclamai al settimo cielo. Dammi da imbrattare un foglio e farò tutto ciò che vuoi, era il mio motto. E mio padre lo sapeva bene.
- E poi ci saranno anche Quil e forse qualche altro dei ragazzotti del branco. Se c'è Jacob potresti ringraziarlo per averti salvata. Che bravo ragazzo, Jacob. Lui e Seth e Leah hanno passato la settimana facendo compagnia a me e aspettando dai Cullen che ti svegliassi. Dovresti proprio ringraarlo. -
- Sì, lo so. Avevo già in mente di farlo. Ti aspetto in macchina, tanto io sono pronta. Ah, papà? - tagliai corto. Non volevo iniziasse a chiaccherare come faceva sempre. Parlai mentre infilavo dei fogli e il kit da disegno in un vecchio zaino. - Oggi pomeriggio devo andare ad organizzare un ballo con Embry e Quil. Mi hanno messo a preparare i cartelloni come "background". C'è il tuo zampino, vero? -
- No! - si affrettò a ribattere - ...l'ha chiesto la mamma, e Seth ha obbedito! -
- Sè vabbè.. -

Così finalmente vidi l'officina di papà e di Sam. Niente di che, un classico edificio di Forks, perchè ovviamente era in città. Papà aprì la porta con le chiavi ed entrò. Si sentiva un russare venire da sotto una delle tre macchina presenti. Un russare inconfondibile. Ridacchiai.
- Hey ragazzino! Non si dorme sul lavoro! - sbottai, divertita. Quil smise di russare, e si sentì una botta. Poi il ragazzo uscì da sotto la macchina imprecando: aveva sbattuto la testa.
- Hey, Sun! Che ci fai qua? - mi sorrise. Ricambiai.
- Volantini. - esclamai sedendomi ad un tavolo incasinato che doveva essere una scrivania una volta. Presi fuori un foglio e le matite e iniziai a scarabocchiare.
- Come si chiama questo posto? - domandai.
- Sam&Alex's! - esclamò mio  padre allegro. Aveva sempre voluto fare quasto lavoro. Spesso aveva aiutato il nonno di Mike nella sua officina, ma aveva sempre lavorato in un centralino. Annuii e ricominciai a scribacchiare. Mentre Quil e mio padre chiaccheravano allegramente e armeggiavano con auto e attrezzi vari.
Sulle nove e mezza si aprì la porta ed  entrarono Sam ed Embry.
- Hey Yv! - mi salutò quast'ultimo. Risposi con un "ehm sì ciao" appena accennato, concentrata com'ero nei miei disegni.
- Che fai? - il foglio scivolò via da sotto le mie mani e io protestai.
- Hey Embry, ridammelo! Non ho finito! -
- Disegni bene! Seth ha avuto un ottima idea iscrivendoti al comitato del ballo per i murales. - rispose lui restituendomi il foglio. Poi anche loro si misero al lavoro. Quando finii il mio progetto per il volantino lo mostrai a Quil. Ne sembrò soddisfatto.
- Direi che il lavoro è fatto, possiamo pagarla ora! - ridacchiò lui. Io scossi la testa divertita.
- Papà, però è vero: ho finito, io. - gli comunicai.
- Ah, ehm. ... Ahia, maledetto bullone! - imprecò - Vai a far la spesa, i soldi sono nel mio cappotto, Yv! Jacob e Seth hanno svuotato il frigo questa settimana, non che Quil non abbia contribuito! - aggiunse quando il ragazzo iniziò a ridere.
- Ah, beh, va bene! - presi il portafoglio di mio padre e mi avviai alla porta. Guardando verso Quil ed Embry, che già stavano pensando a qualcosa da combinare, dissi, mentre aprivo la porta: - E non toccate la mia roba, voi due! Ah ops! - avevo rimbalzato contro qualcuno. Mi voltai per scusarmi. Era Jacob. Il mio cuore prese il via e iniziò a correre. Ma perchè faceva così? Lui sorrise, divertito dalla mia espressione. - Vai da qualche parte? - chiese sempre sorridendo.
- Ehm, sì. Al supermercato... - avrei dovuto aggiungere "E devo parlarti, vieni per favore?" ma non ci riuscii. Le parole mi moriron in gola.
- Vengo con te, così ti porto le sporte. E poi mi sa che devo parlarti. - aggiunse. Annuii e uscii. Iniziammo a camminare ma nessuno dei due parlava. Sentivo il suo calore sul braccio, anche se non mi stava nemmeno sfiorando. E la cosa faceva marciare il mi cuore ad un passo  ancora più svelto. Che cretino, il mio cuore! Perchè faceva così? Non aveva alcun senso.
Facemmo la spesa e come promesso Jacob mi tenne i sacchetti. Cosa alquanto inutile, visto che ormai era un licantropo e non sarebbero stati troppo pensanti per me. Fuori dal supermercato ci dirigemmo verso il panettiere, l' ultima tappa.
- Ah, ehm... beh io volevo ringraziarti per avermi salvata e.. - mormorai.
- Ferma, ferma! Tu ringrazi me? Da segnare sul calendario! Credevo mi odiassi! - scherzò lui.
- Senti, già è difficile! Se poi mi prendi in giro, mi sa che evito le scuse e la parte della tregua e ti prendo a calci! - sbottai indispettita. Sembrò improvvisamente  interessato, e mi fece cenno di continuare.
- Mi farai finire sta vola senza fare il cretino? - chiesi.
- Lo dici come se fosse possibile! - ridacchiò. Ok, questa era divertente, risi anche io. -Sì, sì ti lascio finire! Ma non ti prometto niente per la parte del cretino! - scherzò. Io alzai gli occhi al cielo e continuai. Era stranamente facile parlare con lui.
- E volevo scusarmi, perchè tutto quel casino non sarebbe successo se fossimo tornati a casa davvero, o se semplicemente non avessi obbligato Mike ad uscire, ma avevo i miei motivi per quest' ultima cosa. Ah, e vorrei proporti una tregua: stop con gli insulti, con le litigate, e le frecciatine. Se dobbiamo convivere e continuiamo così i casi sono due: o ci scanniamo e facciamo impazzire gli altri, perciò opterei per una tregua. - Evitai di nominare Noemi e ciò che era successo, ma lui sembrò comunque sorpreso.
- Ok, ci sto. - acconsentì soddisfatto. A quel punto eravamo arrivati dal panettiere. Quando uscimmo lui sembrava... strano. Pensieroso.
- Ehm, e tu cosa dovevi dirmi, Jacob? - chiesi curiosa, mentre iniziavamo a camminare.
- Beh, sinceramente avevo pensato di lasciar perdere, ma.. dopo quel che mi hai detto... insomma è questo. - mi prese una mano e tirò a sè. Il suo volto era vicinissimo al mio quando mi voltai per protestare, e le sue labbra si posarono sulle mie. Io rimasi con gli occhi sbarrati. Oddio e ora che fa?! Pensai scioccata. Ma non fece niente. Le sue labbra erano ferme, poggiate sulle mie, calde. Un infestazione di farfalle invase il mio stomaco, poi lui sorrise e iniziò a camminare lasciando la mia mano.
- Dai lumaca, muoviti che tuo padre aspetta! - disse. Io ero paralizzata. Avevo quell' immagine di lui chino su di me, con i sacchetti della spesa in una mano e la mia nell'altra. Un bacio innocente, se si poteva addirittura chiamare bacio, ma che aveva provocato il finimondo dentro di me.

Jacob

- Ehm, e tu cosa dovevi dirmi, Jacob? - mi chiese lei. Eh? Cosa? Ah. Già Jacob che dovevi dirle? O meglio ccome pensi di dirle che sei cotto di lei? Mi chiesi. Ripensaia ciò che aveva detto della tregua. Dovevo sfuttare l'occasione che non si sarebbe arrabbiata.
- Beh, sinceramente avevo pensato di lasciar perdere, ma.. dopo quel che mi hai detto... insomma è questo. - Incespicai tra le mie parole. Le presi una mano e la tirai a me. Già averla affianco, parlarle senza litigare mi faceva andare il cuore a mille, ma averla così vicino, tenedole la mano.. posai le mie labbra sulle sue. Non volevo fare come con Bella, non volevo obbligarla a baciarmi. Quello non era nemmeno un bacio, era una comunicazione non verbale, un invito a baciarmi lei se avesse voluto. Non mi ero illuse che lo facesse, ovvio. Quando mi accorsi che non si ritraeva rischiai un infarto. Ok, poteva bastare per ora. Le lasciai la mano e inziai a camminare.
- Dai lumava, muoviti che tuo padre aspetta! - dissi divertito. Ero al settimo cielo. Lei invece era lì impalata e mi fissava mentre camminavo.
Oddio, dopo quella "comunicazione" un branco di mega farfalle mi aveva assediato lo stomaco. Che sensazione, essere innamorati, pensai sorridendo.

 
 
 
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