La Porta dei Sogni

In viaggio, sempre con la valigia in mano, verso ciò che più non ci aspettiamo...

 

 

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Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l’un l’altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perchè insieme è gioia…

Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

Pablo Neruda

 

Io e Anna


Se già ci apparteniamo poi, dopo che succede?
Vorrei scavarti l'anima, raccontarti che si vede
Non voglio dalla vita una storia qualunque
Ho fatto un paio di progetti, chissà se basta
Comunque ti chiamerò dal traffico, in coda in tangenziale
Per ingannare il tempo, se si potesse fare
Questa città è più grande per chi non sa sognare
E a mezzanotte il bar in piazza sembra un astronave
È questo che vuoi, Anna?
È questo che vuoi, Anna?
Se già ci apparteniamo, se già ti porto dentro
Che differenza fa un appartamento in centro?
Ti ho vista consumarti fino a diventare polvere
Lo so che vuoi lasciarmi perché non lo sai nascondere
Prova a fidarti di me, cosa ci manca?
È questo che vuoi, questo che vuoi
È questo che vuoi, questo che vuoi, Anna?
Anna, Anna
Resto dell'idea che a sedici anni non sai quello che hai davanti
Figuriamoci se amarsi non è facile a trent'anni
Dimmi tu cosa hai preso e io che cosa posso darti
Se non sai tornare indietro, prova a cancellarmi
E prova a dire ancora una parola prima di sparire
Porta via il passato perché ora ti potrà servire
È questo che vuoi, questo che vuoi
È questo che vuoi, questo che vuoi, Anna? Anna
Non sei più Anna, Anna
 

Devo paragonarti a un giorno d'estate?

Tu sei più amabile e moderato:

venti impetuosi scuotono gli incantevoli boccioli di maggio

e il corso dell'estate ha durata troppo breve;

talvolta l'occhio del cielo splende troppo intensamente,

e spesso il suo volto aureo viene oscurato;

e ogni bellezza dalla bellezza talora declina,

sciupata dal caso o dal mutevole corso della natura.

Ma la tua eterna estate non dovrà appassire,

né perdere la bellezza che ti appartiene;

né la morte dovrà vantarsi del tuo vagare nella sua ombra,

poiché crescerai, col passare del tempo, in versi eterni.

Finché ci saranno un respiro e occhi per vedere,

questi versi vivranno e ti manterranno in vita.

W. Shakespeare

 

 

Ti sei accorto anche tu che siamo tutti più soli?

Post n°154 pubblicato il 15 Dicembre 2025 da aLucreziaBorgia
Foto di aLucreziaBorgia

Esiste una solitudine silenziosa, che non nasce dall'assenza degli altri, ma dalla difficoltà di incontrarli davvero. Parliamo molto, ci mostriamo per quello che vorremmo essere, eppure ci tocchiamo poco nell'anima. Probabilmente, siamo più attenti a proteggerci che a comprenderci, o più pronti a raccontarci che ad ascoltare. E così, senza accorgercene, ognuno impara a bastarsi, ma non a sentirsi. La solitudine di oggi non è stare da soli: è stare insieme senza essere visti... davvero...

 
 
 

Dove sei adesso?

Post n°153 pubblicato il 10 Dicembre 2025 da aLucreziaBorgia
Foto di aLucreziaBorgia

A volte crediamo di sapere cosa conta davvero per noi, cosa abbiamo bisogno realmente, cosa sia inestimabilmente necessario per la nostra esistenza. Siamo però dimentichi di quanto il nostro "Io", quello chiuso forzatamente nella più remota stanza, spesso parli con decisione attraverso pensieri distratti e sorpresi. Ci nascondiamo dietro inquietudini che chiamiamo passeggere, ma che in realtà ci segnano da diverso tempo.
Quando la mente inizia a vagare, senza obblighi nè doveri, torna istintivamente a ciò che la nutre, la turba, ci muove. E' proprio in quel perdersi che ci mostriamo per ciò che siamo realmente, perchè il luogo verso cui corrono i nostri pensieri liberi è lo stesso in cui riposa il nostro desiderio più autentico. Ed è qui che si realizza il paradosso: più la nostra mente perde la direzione dei propri pensieri, più il vagare si tramuta in bisogno di chiarezza interiore. 

E ora.. A cosa stai pensando?

 
 
 

Capita, anche quando non lo vuoi..

Post n°152 pubblicato il 06 Dicembre 2025 da aLucreziaBorgia
Foto di aLucreziaBorgia

La dimensione dell'amore è ciò che più sfugge al controllo umano; la completa ingestibilità rende l'uomo più potente un semplice essere fragile e... Sconosciuto, anche a sé stesso. Ma quello che spaventa maggiormente è che l'amore arriva spesso quando le difese sono abbassate, quando al contrario si sta cercando solo protezione, o peggio, quando non lo stai - e non lo vuoi - cercare. Sarebbe scontato affermare che questo brutale e illogico sentimento non è naturalemente frutto di un calcolo; ma è altrettanto brutale ammettere che esso è frutto di una risonanza: qualcosa nell'altro tocca una parte di te che non era pronta, o che non sapevi di avere e.. Accade la magia.. O la follia..
A volte non lo vuoi perchè hai paura, perchè hai sofferto, perchè hai promesso a te stessa di non dipendere più da nessuno, di non fidarti più di nessuno. Eppure accade lo stesso, come una crepa improvvisa nel muro: l'amore non ti chiede il permesso, entra e basta. Il cuore non è razionale, ma reagisce ai piccoli riconoscimenti silenziosi: uno sguardo, una voce, un modo di restare, nonostante tutto. 
Forse l'amore arriva anche quando non lo vuoi per ricordarti che non sei nata solo per resistere, per essere invulnerabile, ma per sentire e farti sentire. E' una lezione di vita: ti insegna che la vulnerabilità, a volte, non è una sconfitta, ma una possibilità.


Non è strategia, è uno squarcio. E anche se spaventa, ti riporta sempre a qualcosa di autentico: alla parte più viva di te.

 
 
 

E ti vengo a cercare...

Post n°151 pubblicato il 03 Dicembre 2025 da aLucreziaBorgia
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Ciò che spesso manca nelle relazioni interpersonali non è il sentimento (di quello ce ne sarebbe abbastanza), ma il coraggio di avvicinarsi. L'orgoglio, i timori, i silenzi, l'ancorarsi alla paura di subire un NO, sono tutti aspetti interiori che ci costringono a rimanere chiusi in una stanza, sapendo che dietro a quella porta c'è un sole caldo ad aspettarci, ma con la stessa paura di "scottarsi" sotto quella calura incontrollabile. Esporsi, compiere il primo passo, significa mettersi a nudo, ammettere la propria vulnerabilità, ma anche scommettere e scommettersi in un gioco che affascina, che inquieta, che vivifica. Sarà proprio questa scommessa a rivelare la propria maturità emotiva, a dirci quanto siamo realmente pronti per cedere al mistero, all'imprevedibile, a ciò che sfugge al nostro reale controllo. "E ti vengo a cercare" può diventare una metafora di un movimento interiore: un moto verso una parte di noi che abbiamo smarrito, trascurato, deluso, dimenticato...

 
 
 

La libertà di essere...

Post n°150 pubblicato il 01 Dicembre 2025 da aLucreziaBorgia
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Non è facile raccontare sé stessi, scrollarsi di dosso tutti quegli strati che la società ci obbliga ad indossare come un cappotto deforme ed ingobrante, convinti che questo sia l'unico modo per cedere alle lusinghe di un'accettazione sociale sterile e asettica. Quei ruoli imposti, tutte le paure ereditate non fanno altro che distorcere la realtà autentica del nostro io, costringendoci a camuffare la nostra identità per compiacere gli altri, quegli "altri" anch'essi deformi e distorti. Sarebbe tutto più facile se ci smascherassimo tutti, se accettassimo realmente ciò che continuiamo a sotterrare per non sentirci soli, per far parte di quella "inclusione" che in verità esclude la nostra vera natura e ci fa smettere di sognare. Cosa rappresenta, dunque, un sogno? Una ribellione silenziosa, un tacito sussulto, un bene egoisticamente nascosto e gelosamente custodito. La libertà di essere è un movimento, una voce che si schiarisce mentre la si ascolta. La libertà di esserci non è l'assenza di limiti o un ritorno alla natura primordiale di Rousseau; è la capacità di riconoscersi nei propri gesti, nelle proprie scelte, perfino nelle proprie fragilità. Chi siamo davvero quando nessuno ci guarda?

 
 
 

Motivazioni...

Post n°149 pubblicato il 29 Novembre 2025 da aLucreziaBorgia
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Ci sarebbero mille motivi per conoscere una persona: attrazione, curiosità, stima, o semplicemente per quella sottile affinità appena percepita che ti scuote a tal punto da portarti a evadere, ad andare oltre la tua routine che non è banale, anzi, è "piena" di responsabili impegni che ti rendono una persona matura e affidabile, ma che rimane pur sempre una routine. La conoscenza è quella linea trasparente tra la voglia di sorprendere (e sorprendersi) e la conferma di "esserci", di saper rischiare "responsabilmente" con tutte le precauzioni del caso, ma con "quel brivido che sfiora la pelle" nell'attesa di un nuovo sì, di un ciao inaspettato, di una strana curiosità suscitata. Ciò che penso è che il motivo principale resta comunque il bisogno di connessione: la necessità di sentirsi in relazione con un nuovo altro che ti stupisca, che ti destabilizzi dal tuo equilibrio precario, ma soprattutto che ti stordisca tanto quanto basti per non vedere l'ora che sia domani per sorridere davanti al "ciao" nuovo, atteso, sospeso...

 
 
 

Tra amicizia e sorellanza

Post n°148 pubblicato il 30 Maggio 2017 da aLucreziaBorgia
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Susanna è la mia migliore amica. Non gliel'ho mai detto, ma entrambe sappiamo che è così. Ci sembra così riduttivo rinchiudere un sentimento tanto grande in un'etichetta, che abbiamo deciso di contare più sulla sostanza che sulla forma. Ed ecco che le nostre vite si compensano, si svuotano e si riempiono in uno scambio reciproco di esperienze e delusioni e incoraggiamenti che intrecciano ogni giorno i nostri destini. 
Susanna è il mio bicchiere mezzo vuoto: è la parte razionale del mio essere che mi riporta nella retta via quando il mio spirito libero prende il sopravvento. E' un ruolo che ha imparato ad assumere e ad amare col tempo, scoprendo i tanti vizi e difetti che da "brava maestrina" ha dovuto  spesso sopportare. 
Il nostro rapporto di amore/odio tocca le rive dell'adolescenza, dove un perimetro troppo stretto di un banco di scuola ha messo a dura prova il nostro personale livello di tolleranza reciproco. In lei vedevo tutta l'ostentazione di una perfezione irraggiungibile, un decoro quasi forzato di ogni sua capacità intellettuale che però troppo spesso la isolava dalla mediocrità della classe. Il suo rigore era troppo per me, chiusa in un mondo tutto mio e lontano da schemi e regole. La sua postura impeccabile, i suoi libri perfetti, la sua determinazione nel raggiungere ogni obiettivo possibile, gettavano me in un baratro di sregolatezze tale da autoconvincermi che l'olimpo della perfezione apparteneva solo ad una cerchia così ristretta di persone che alla fine avrebbe portato il mondo ad una oligarchia assoluta. 
Solo  anni dopo scoprii che anche lei mi invidiava: il mio carattere ribelle, la sfrontatezza nell'affrontare ogni professore senza timore e molto spesso con fare irriverente, la faceva sperare in un universo completamente diverso, fatto di desideri, avventure ed emozioni tipici di un'adolescenza da lei vissuta solo da lontano.
Col tempo il nostro rapporto è mutato, complici i pomeriggi forzati da mia madre per recuperare un' ostica matematica  incomprensibile e severa. La sua generosità leniva i miei pensieri negativi su di lei, e la mia spensieratezza regalava una boccata di aria nuova alla sua austerità.
 Finito il liceo decidemmo subito di andare a studiare fuori e di prendere casa insieme: sapevamo già cosa volevamo e come. Da allora più che un'amicizia, la nostra divenne una sorellanza, varcando ogni confine di definizione possibile, e stringendo un patto invisibile che ci legava l'una all'altra, per sempre.

 
 
 

Natale alle porte

Post n°147 pubblicato il 21 Maggio 2017 da aLucreziaBorgia
Foto di aLucreziaBorgia

La strada era grigia e anonima, piena di sconosciuti che la calpestavano freneticamente, indispettiti forse, dal continuo ritardo che attanaglia le loro vite. Per noi erano solo automi senza volto che ci venivano incontro per poi disperdersi in quell’istante metropolitano che ci aveva fatto incontrare per un millesimo di secondo, per poi farci dimenticare nel secondo successivo.
L’aria era  fredda e ci sbatteva contro infilzandoci con gli aculei di ghiaccio di cui era armata, quasi a ricordarci che l’inverno, nonostante il cuore carico di emozioni, non fa sconti a nessuno. Si respirava l'atmosfera natalizia ovunque: i negozi stavano per chiudere data l’ora tarda, ma pur tirando giù le saracinesche, infondevano nel cuore dell’innocuo passante un briciolo di spirito caritatevole che suggeriva di spendere qualcosa in più anche per quel vicino di cui non ricordi neanche che aspetto abbia. Un misto di consumismo e sensi di colpa, padroneggia i giorni precedenti al Natale, costringendoti spesso a fare degli esami di coscienza che troppe volte ti mettono davanti ad un io freddo e insensibile e troppe poche volte ad un io solo ed umiliato. Chissà perché poi, tutto si altera in questo periodo…

 

Procediamo noncuranti di tutto verso una meta che non conosco: Daniele tiene ben salda la mia mano che attratta dal suo calore, la protegge dal gelo. Cerco di osservarlo, ma la nostra veloce andatura non me lo permette.  La mia mente mi permette un attimo di lucidità: da cosa stiamo scappando? Stiamo scappando? Perché? Oddio, ecco che mi sale la paura dentro, come un vortice che parte dallo stomaco e arriva alla testa. Cosa sto facendo? Perché mi trovo qui? Perché la mia razionalità non mi ha bloccata? Sento quel sapore metallico in bocca che precede il panico… E ora?
Abbasso la testa  e guardo le mie scarpe che una davanti all’altra seguono un percorso indefinito. Daniele capisce tutto: si ferma  e automaticamente immobilizza anche me, e con quegli enormi occhi che imprigionano il cielo, imprigiona anche me, ancora una volta. <> E chiude la frase con un enorme sorriso che scioglie gli aculei ghiacciati dell’aria intorno a noi. Poi accosta fugacemente le sue labbra alle mie e si distacca in maniera quasi impercettibile.
Annuisco con la testa e riprendo il mio cammino accanto a lui, litigando con la mia razionalità e omaggiando il mio istinto con una corona d’alloro. E’ pura follia, mi ripeto, mentre guardo ancora le mie scarpe con le mie labbra ancora piene del suo calore e del suo sorriso.

 
 
 

Hai paura di... Volare?

Post n°146 pubblicato il 18 Maggio 2017 da aLucreziaBorgia
Foto di aLucreziaBorgia

Per un momento, l'incantesimo si spezza: veniamo travolti da una valanga di gente confusa e distratta che non vede l'ora di raggiungere l'uscita. Cerco rifugio nell'angolo del mio sedile e con la testa cerco di muovermi da una parte e dall'altra per raggiungere nuovamente quegli occhi. La mia vicina mi guarda seccata: sicuramente starà pensando che non bastava la baraonda di gente che scende come una mandria di bisonti a creare scompiglio, dovevo incrementare il caos anch'io con i miei movimenti goffi e apparentemente insensati!
Forse ha ragione... Lui sarà già sceso, e io mi sto affaticando per nulla. Era una sensazione così piacevole... Abbasso gli occhi sconfitta. Basta sognare. Appoggio la testa alla mano e guardo svogliatamente il finestrino. La gente passa davanti, si abbraccia, litiga, corre, si ferma. Ognuno con il proprio disegno quotidiano.

Il treno riparte. L'equilibrio all'interno del vagone si è appena ristabilito, e anche la mia vicina è meno infastidita.
Ma un movimento improvviso mi destabilizza. Qualcuno si siede nel sedile davanti a me: riconosco quegli occhi, quei capelli disordinati... E' lui, sei tu!
Il cuore mi balza in gola e ostento un sorriso spropositato ma così innocente e spontaneo da non poterlo reprimere. Lui se ne accorge, e mi restituisce il sorriso.
<< Scendi alla prossima?>>, mi chiede, sempre con un atteggiamento adorabilmente irriverente.  << Sì>>, rispondo io e mi si stringe il cuore dubitando che la mia risposta sia corretta.
La mia vicina lancia un'occhiata di intesa e complicità che mi rende nervosa. Cosa avrà capito? Perchè si intromette? Poi guarda lui e ancora me. E poi stanca e improvvisamente triste, si lancia in una lettura approfondita del cellulare che tiene immerso tra enormi guanti verdi.
Non so perchè, mi fa pensare ad una triste canzone.
Quei pensieri mi hanno distratta un bel po'. Il treno si ferma ancora. Sono alla mia fermata. E' ora di andare e... Forse di salutare?
Raccolgo tutto ciò che mi appartiene e con occhi bassi cerco di non farmi tentare dal suo sguardo. Non ho il coraggio di dirgli addio.
Ma lui mi precede: Si alza di scatto, mi prende la mano e insieme ci dirigiamo verso l'uscita.
Un nuovo mondo si sta aprendo a me, ne sono sicura. Lo sento dalla presa forte e sicura della sua mano, dal suo essere così irrispettoso ma deciso. Cosa vorrà da me, e cosa io da lui?
Un momento prima di toccare il marciapiede della stazione lui si gira di scatto e mi dice: << Sono Daniele>>. I suoi occhi sono dentro i miei e sono così carichi di mondi, mappe, oceani immensi. Come si fa a racchiudere tanta immensità in due pupille? 
Non ci diciamo più nulla, ma sentiamo che in fondo è il nostro silenzio a parlare. 
Ormai siamo in strada, e non so proprio nulla di ciò che mi sta accadendo, e non sono neanche tanto sicura di volerlo sapere... 

 
 
 

Chi è lui?

Post n°145 pubblicato il 29 Aprile 2017 da aLucreziaBorgia
Foto di aLucreziaBorgia

... Il treno finalmente va, dettando le movenze di tutti i passeggeri. Ad ogni curva i nostri corpi vengono spinti da qualche legge fisica da una parte e dall'altra come dei pendoli, quelli che si trovano in certi studi di avvocati di cui mi sono sempre chiesta l'utilità.
Riesco a malapena a scostarmi dall'abbraccio della mia vicina che noncurante ha gettato il suo cappotto proprio sopra la mia testa... Riesco a togliermi qualcosa, getto la mia sciarpa in fondo alla borsa stracolma di bozze, carte, oggetti abbandonati e dimenticati.
Chissà cos'altro ho lasciato in fondo a quella borsa... Sentimenti, sensazioni, sogni...

Ad un tratto, qualcosa si muove davanti a me, dentro di me. Due occhi mi stanno fissando: sono occhi gentili, curiosi, forse invadenti, ma piacevoli. Mi osservano, mi scrutano, mi disarmano. Ho quasi paura ad affrontarli, ma come distogliere lo sguardo da quella luce?
Non riesco a muovere le labbra, lo fa lui per me. Mi dice solo "ciao", piccolo, sommesso, quasi sperduto all'interno di quel vagone anonimo e chiassoso. Ognuno dei passeggeri sta affrontando il viaggio perso nel proprio mondo, con le menti lontane da quel contesto così quotidiano, così abitudinario. Nessuno si accorge di quel magnetismo che attraversa un corridoio, che supera l'esigua distanza di due sedili. 
Finalmente apro bocca, riesco a pronunciare una sottoforma di suono sensato, quattro lettere connesse tra loro... "Anna", dico, quasi mimando. "Anna", ripete lui, piegando la testa esprimendo ogni pensiero con il suo sorriso, dolce, smaliziato, irriverente. Poi alza una mano e si spettina un pò i capelli già in disordine. Ha appena scacciato un brutto pensiero? Questo dubbio mi tormenta, anche se per pochi istanti.

Il treno si ferma: ti prego, non scendere... Non adesso, non ora... Non ancora...

 
 
 
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Un blog di: aLucreziaBorgia
Data di creazione: 16/04/2012
 

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E ti vengo a cercare

E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un'immagine divina
di questa realtà.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza.

 

Cara Valentina


Cara Valentina, il tempo non fa il suo dovere
E a volte peggiora le cose
Credimi, pensavo davvero di avere superato
Il momento difficile
Ed ancora adesso non mi è chiaro lo sbaglio che ho fatto
Se il vero sbaglio è stato il mio
Perché dai miei trent'anni ti aspettavi un uomo
Col senso del dovere
Perché chi s'innamora non deve dirlo a nessuno
Nessuno
Oppure un imprudente, enfatica demenza
Nel farti le carezze girata dall'altra parte
Ho la strana sensazione di un amore acceso
Esploso troppo presto fra le mani
E, cara Valentina, che fatica innaturale perdonare a me stesso
Di essere io, di essere fatto così male
Cara Valentina, il tempo non fa il suo dovere
E a volte peggiora le cose
E tu sarai il pretesto per approfondire
Un piccolo problema personale di filosofia
Su come trarre giovamento dal non piacere agli altri
Come, in fondo, ci si aspetta che sia
Per esempio, non è vero
Che poi mi dilungo spesso su un solo argomento
Per esempio, non è vero
Che poi mi dilungo spesso su un solo argomento
Valentina, non è vero
Che poi mi dilungo spesso su un solo argomento
Valentina, non è vero
Che poi mi dilungo spesso su un solo argomento
Per esempio, non è vero
Che poi mi dilungo spesso su un solo argomento
Per esempio, non è vero
Che poi mi dilungo spesso su un solo argomento
Valentina (Valentina)
Valentina (non è vero)
Non è vero (Valentina)
Non è vero
 

Orfeo

Sei venuto a convincermi
o a biasimarmi per ciò che non ho ancora imparato
Sei venuto a riprendermi
Orfeo malato dai forza e coraggio al tuo canto eccelso

Portami con te non voltarti
conducimi alla luce del giorno
Portami con te non lasciarmi
Io sono bendata ma sento già il calore

È il momento di svegliarmi
é tempo di rinascere
Sento addosso le tue mani
ed è un caldo richiamo perché
ho bisogno di svegliarmi
di prendermi cura di te
Ritorno alla vita….
Sei venuto a difendermi
a liberarmi imponendo oltremodo la tua ostinazione
Sei venuto a riprendermi
eroe distratto da voci che inducono in tentazione

Portami con te non ascoltarle
conducimi alla luce del giorno Portami con te non lasciarmi
Il varco è vicino ed io sento già il tepore

È il momento di svegliarmi
é tempo di rinascere
Sento addosso le tue mani
ed è un caldo richiamo perché
ho bisogno di svegliarmi
è il momento di svegliarmi
Ritorno alla vita….
Ritorno alla vita….
Ritorno alla vita….
Ritorno alla vita….

 

 
 

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