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FALLIMENTO

Post n°3352 pubblicato il 01 Novembre 2009 da artfactory
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Nuove Br, Blefari si impicca in carcere: era all'ergastolo per l'omicidio di Biagi

AVEVA PROBLEMI DA TENPO

DOVEVA ESSERE RICOVERATA IN UN CENTRO DI ASSISTENZA MENTALE

ERA UNA MORTE ANNUNCIATA

Roma - La neobrigatista Diana Blefari Melazzi, accusata di concorso nell’omicidio del professor Marco Biagi, si è impiccata ed è morta nel carcere femminile di Rebibbia a Roma. Il 27 ottobre la prima sezione penale della Cassazione aveva confermato la condanna all’ergastolo inflitta dalla Corte d’assise d’appello di Bologna. "Abbiamo fatto tante battaglie - ha commentato l’avvocato Caterina Calia, difensore, insieme all’avocato Valerio Spigarelli, della brigatista - abbiamo cercato in tutti i modi di far riconoscere il profondo disagio di Diana Blefari Melazzi. Ora è troppo tardi". Accuse anche dal garante dei detenuti del Lazio assicura: "Non sono stati colti i segnali d'allarme".

Il suicidio in carcere La Blefari Melazzi si è impiccata ieri sera, attorno alle dieci e mezza, utilizzando lenzuola tagliate e annodate. La donna era in cella da sola, detenuta nel reparto isolamento del carcere Rebibbia femminile. Ad accorgersi quasi subito dell’accaduto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria che avrebbero sciolto con difficoltà i nodi delle lenzuola con cui la neo brigatista si è impiccata in cella e avrebbero provato a rianimarla senza però riuscirvi. L’avvocato Caterina Calia ha ricordato le numerose perizie psichiatriche a cui è stata sottosposta la Blefari Melazzi per verificare la sua capacità di stare in giudizio. Secondo la difesa, Blefari soffriva di una grave patologia psichica e più volte le stesse difese avevano sollecitato il riconoscimento di tale situazione: sia la Corte di Cassazionesia sia il gup del tribunale di Roma avevano respinto tale istanze. Nel 2008 la brigatista in un momento di particolare tensione emotiva aggredì un agente di polizia penitenziaria. Anche in virtù di questo episodio per Blefari venne sollecitata l’ennesima perizia psichiatrica da parte della difesa. Ma il procedimento andò avanti e la brigatista per questo episodio venne rinviata a giudizio dal gup Pierfrancesco De Angelis: il processo sarebbe dovuto cominciare il 23 novembre prossimo.

Il garante: "Nessun segnale d'allarme" "Il sistema carcerario italiano ha dato, ancora una volta, l’ennesima dimostrazione di inumanità e inefficienza non riuscendo a cogliere i segnali di allarme di una situazione da tempo gravissima", ha attaccato il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, ricordando che due anni fa, nel novembre del 2007, aveva già denunciato pubblicamente il caso della Belfari Melazzi soggetto schizofrenico e inabile psichicamente, figlia di madre con la stessa malattia e morta suicida ristretta in regime di 41 bis. "I precedenti familiari della donna - ha spiegato - le sue condizioni psichiche in tutto il periodo di detenzione, il suo comportamento quotidiano, la sua solitudine, il suo rifiuto del cibo, delle medicine e di ogni contatto umano contribuivano a tratteggiare un quadro complessivo che doveva necessariamente far scattare un campanello d’allarme che, evidentemente, non si è attivato in tempo".

La condanna all'ergastolo Martedì sera la Prima sezione penale della Cassazione aveva confermato la condanna all’ergastolo per la neobrigatista, accusata di concorso nell’omicidio del giuslavorista Marco Biagi, avvenuto a Bologna il 19 marzo 2002. Anche la procura della Cassazione aveva chiesto la conferma del verdetto emesso lo scorso 9 gennaio dalla Corte di assise di appello di Bologna che aveva inflitto all’imputata il carcere a vita. Era la seconda volta che la Cassazione si è occupata del processo a Diana Blefari Melazzi: in precedenza aveva ordinato ai giudici di merito di far eseguire una perizia medica sulle condizioni di salute della donna. I suoi legali, infatti, sostenevano che non fosse in grado di presenziare al processo. Senza successo, dinnanzi ai supremi giudici, l’avvocato Valerio Spigarelli - difensore della neobrigatista - aveva cercato di contestare la legittimità della perizia medica eseguita nell’appello bis sostenendo che era di parte in quanto eseguita da un consulente del pm che si era già occupato del caso.

LA VEDO ALL'OPPOSTO DELLE B.R.

NON TRARRE CONCLUSIONI

BISOGNA VIVERLI CERTI MOMENTI....

PERCIO'

SCRIVO

MA STA UN MOMENTO DI RISPETTO E CONDOGLIANZE

LA LOTTA ARMATA NON AVEVA SENSO ....

NE ASSASSINARE MARCO BIAGI

Il rispetto comprende il principio dell'esistenza...............

luciano

 

 
 
 
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ROSSO FOTO di ROSSO VENEXIANO

SENZA FRETTA

LA VITA E' COSI' PICCOLI ISTANTI CHE DANNO ANCORA UN SENSO A QUESTA NOSTRA  FRAGILE  REALTA'LA VITA E' COSI' VIVILA SENPRE E PRIMA O POI  ALL'IMPROVVISO ANCORA TI SORPRENDERA'

SOGNARE E' LECITO 

 

 

 
 

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