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arte passione amore

un vero amore non sa parlare.

 

 

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amore segreto sta un giorno di FESTA

Post n°3377 pubblicato il 11 Novembre 2009 da artfactory
Foto di artfactory

La favola ha superato il mito e l’ha reso sempre più obsoleto.

Il solito bastione eroico di Fuoco che ha cercato di capovolgere la Storia,

 non sapendola trattenere tra le mani

ROBERTO VECCHIONI.ALLUNGA L'ORECCHIO

1- Il serpente che danza (Le serpent qui danse)

Quanto mi piace vedere, cara indolente,
del tuo splendido corpo
come una stoffa ondeggiante
luccicare la pelle

Sulla tua chioma profonda,
dagli acri profumi,
mare odoroso e vagabondo,
dai flutti azzurri e bruni,

come un vascello che si sveglia
al vento del mattino,
la mia anima sognante s'appresta
a un cielo lontano.

I tuoi occhi, nei quali nulla si svela
di dolce o d'amaro,
sono due gioielli freddi in cui si unisce
l'oro col ferro.

A vederti procedere ritmicamente,
bella d'abbandono,
ti si direbbe un serpente che danza
in cima a un bastone.

Sotto il fardello della tua pigrizia
la tua testa di bambina
si dondola con la mollezza
d'un giovane elefante.

E il tuo corpo si piega e s'allunga
come un bel vascello
che bordeggia e tuffa
le sue antenne nell'acqua.

Come un flutto ingrossato dalla fonte
di ghiacciai grondanti,
quando l'acqua della tua bocca risale
al ciglio dei tuoi denti,

mi pare di bere un vino di Boemia
amaro e vittorioso,
un cielo liquido che semina
di stelle il mio cuore!
(Traduzione di Maranza)
Que j'aime voir, chère indolente,
De ton corps si beau,
Comme une étoffe vacillante,
Miroiter la peau!

Sur ta chevelure profonde
Aux àcres parfums,
Mer odorante et vagabonde
Aux flots bleus et bruns,

Comme un navire qui s'éveille
Au vent du matin,
Mon àme rèveuse appareille
Pour un ciel lointain.

Tes yeux, où rien ne se révèle
De doux ni d'amer,
Sont deux bijoux froids où se méle
L'or avec le fer.

A te voir narcher en cadence,
Belle d'abandon,
On dirait un serpent qui danse
Au bout d'un bàton.

Sous le fardeu de ta paresse
Ta téte d'enfant
Se balance avec la mollesse
D'un jeune éléphant,

Et ton corps se penche et s'allonge
Comme un fin vaisseau
Qui roule bord sur bord et plonge
Ses vergues dans l'eau.

Comme un flot grossi par la fonte
Des glaciers grondants,
Quand l'eau de ta bouche remonte
Au bord de tes dents,

Je crois boire un vin de Bohéme,
Amer et vainqueur,
Un ciel liquide qui parsème
D'étoiles mon coeur!

O me giovinetto! Nasco
nell'odore che la pioggia
sospira dai prati
di erba viva… Nasco
nello specchio della roggia.

In quello specchio Casarsa
- come i prati di rugiada -;
trema di tempo antico.
Là sotto io vivo di pietà,
lontano fanciullo peccatore,

in un riso sconsolato.
O me giovinetto, serena
la sera tinge l'ombra
sui vecchi muri: in cielo
la luce acceca.

pasolini

ESSENDO ALL'OPPOSTO  . MANIFESTARE IL MIO AMORE PER I SUOI SCRITTI E FILM

SEI STATO UN GRANDE

E LO SEI

 

Pier Paolo Pasolini nasce il 5 marzo del 1922 a Bologna. Primogenito di Carlo Alberto Pasolini, tenente di fanteria, e di Susanna Colussi, maestra elementare. Il padre, di vecchia famiglia ravennate, di cui ha dissipato il patrimonio, sposa Susanna nel dicembre del 1921 a Casarsa. Dopodichè gli sposi si trasferiscono a Bologna.
Lo stesso Pasolini dirà di se stesso: «Sono nato in una famiglia tipicamente rappresentativa della società italiana: un vero prodotto dell'incrocio... Un prodotto dell'unità d'Italia. Mio padre discendeva da un'antica famiglia nobile della Romagna, mia madre, al contrario, da una famiglia di contadini friulani che si sono a poco a poco innalzati, col tempo, alla condizione piccolo-borghese. Dalla parte di mio nonno materno erano del ramo della distilleria. La madre di mia madre era piemontese, ciò non le impedì affatto di avere egualmente legami con la Sicilia e la regione di Roma».
Nel 1925, a Belluno, nasce il secondogenito, Guido. Visti i numerosi spostamenti, l'unico punto di riferimento della famiglia Pasolini rimane Casarsa. Pier Paolo Pasolini vive con la madre un rapporto di simbiosi, mentre si accentuano i contrasti col padre. Guido invece vive in una sorta di venerazione per lui, ammirazione che lo accompagnerà fino al giorno della sua morte.
Nel 1928 l'esordio poetico: Pier Paolo Pasolini annota su un quaderno una serie di poesie accompagnate da disegni. Il quaderno, a cui ne seguirono altri, andrà perduto nel periodo bellico. Ottiene il passaggio dalle elementari al ginnasio che frequenta a Conegliano. Negli anni del liceo dà vita, insieme a Luciano Serra, Franco Farolfi, Ermes Parini e Fabio Mauri, a un gruppo letterario per la discussione di poesie. Conclude gli studi liceali e, a soli 17 anni si iscrive all'Università di Bologna, facoltà di lettere. Collabora a «Il Setaccio», il periodico del GIL bolognese e in questo periodo scrive poesie in friulano e in italiano, che saranno raccolte in un primo volume, «Poesie a Casarsa».
Partecipa inoltre alla realizzazione di un'altra rivista, «Stroligut», con altri amici letterati friulani, con i quali crea l' «Academiuta di lenga frulana». L'uso del dialetto rappresenta in qualche modo un tentativo di privare la Chiesa dell'egemonia culturale sulle masse. Pasolini tenta appunto di portare anche a sinistra un approfondimento, in senso dialettale, della cultura. Scoppia la seconda guerra mondiale, periodo estremamente difficile per lui, come si intuisce dalle sue lettere. Arruolato sotto le armi a Livorno, nel 1943 ma, all'indomani dell'8 settembre disobbedisce all'ordine di consegnare le armi ai tedeschi e fugge. Dopo vari spostamenti in Italia torna a Casarsa. La famiglia Pasolini decide di recarsi a Versuta, al di là del Tagliamento, luogo meno esposto ai bombardamenti alleati e agli assedi tedeschi. Qui insegna ai ragazzi dei primi anni del ginnasio. Ma l'avvenimento che segnerà quegli anni è la morte del fratello Guido, aggregatosi alla divisione partigiana «Osoppo». Nel febbraio del 1945 Guido fu massacrato, insieme al comando della divisione osavana, presso le malghe di Porzus: un centinaio di garibaldini si era avvicinata fingendosi degli sbandati, catturando in seguito quelli della Osoppo e passandoli per le armi. Guido, seppure ferito, riesce a fuggire e una contadina lo ospita. Tuttavia, trovato dai garibaldini e trascinato fuori, sarà massacrato. La famiglia Pasolini saprà della morte e delle circostanze solo a conflitto terminato. La morte di Guido avrà effetti devastanti per la famiglia Pasolini, soprattutto per la madre, distrutta dal dolore. Il rapporto tra Pier Paolo Pasolini e la madre diventa così ancora più stretto, anche a causa del ritorno del padre dalla prigionia in Kenia. Nel 1945 Pasolini si laurea discutendo una tesi intitolata «Antologia della lirica pascoliniana (introduzione e commenti)» e si stabilisce definitivamente in Friuli. Qui trova lavoro come insegnante in una scuola media di Valvassone, in provincia di Udine. In questi anni comincia la sua militanza politica. Nel 1947 si avvicina al PCI, cominciando la collaborazione al settimanale del partito «Lotta e lavoro». Diventa segretario della sezione di San Giovanni di Casarsa, ma non è visto di buon occhio nel partito e, soprattutto, dagli intellettuali comunisti friulani. Le ragioni del contrasto sono linguistiche. Gli intellettuali organici scrivono servendosi della lingua del novecento, mentre Pasolini scrive con la lingua del popolo, senza fra l'altro cimentarsi per forza in soggetti politici. Agli occhi di molti tutto ciò risulta inammissibile: molti comunisti vedono in lui un sospetto disinteresse per il realismo socialista, un certo cosmopolitismo, e un'eccessiva attenzione per la cultura borghese. Questo, di fatto, è l'unico periodo in cui Pasolini si sia impegnato attivamente nella lotta politica, anni in cui scriveva e disegnava manifesti di denuncia contro il costituito potere demoscristiano.
Il 15 ottobre del 1949 è segnalato ai Carabinieri di Cordovado per corruzione di minorenne, avvenuta, secondo l'accusa, nella frazione di Ramuscello: è l'inizio di una delicata e umiliante trafila giudiziaria che cambierà per sempre la sua vita. Dopo questo processo molti altri ne seguirono, ma è lecito pensare che se non vi fosse stato questo primo procedimento gli altri non sarebbero seguiti. È un periodo di contrapposizioni molto aspre tra sinistra e DC e Pasolini, per la sua posizione di intellettuale comunista e anticlericale, rappresenta un bersaglio ideale. La denuncia per i fatti di Ramuscello è ripresa sia dalla destra sia dalla sinistra: prima ancora che si svolga il processo, il 26 ottobre 1949. Pasolini si trova proiettato nel giro di qualche giorno in un baratro apparentemente senza uscita. La risonanza a Casarsa dei fatti di Ramuscello avrà una vasta eco. Davanti ai carabinieri cerca di giustificare quei fatti, intrinsecamente confermando le accuse, come un'esperienza eccezionale, una sorta di sbandamento intellettuale: ciò non fa che peggiorare la sua posizione. Espulso dal PCI, perde il posto di insegnante e si incrina momentaneamente il rapporto con la madre. Decide allora di fuggire da Casarsa, dal suo Friuli spesso mitizzato e insieme alla madre si trasferisce a Roma. I primi anni romani sono dificilissimi, proiettato in una realtà del tutto nuova e inedita quale quella delle borgate romane. Sono tempi d'insicurezza, di povertà, di solitudine.
Pasolini, piuttosto che chiedere aiuto ai letterati che conosce, cerca di trovarsi un lavoro da solo. Tenta la strada del cinema, ottenendo la parte di generico a Cinecittà, fa il correttore di bozze e vende i suoi libri nelle bancarelle rionali. Finalmente, grazie al poeta il lingua abbruzzese Vittori Clemente trova lavoro come insegnante in una scuola di Ciampino. Sono gli anni in cui, nelle sue opere letterarie, trasferisce la mitizzazione delle campagne friulane nella cornice disordinata della borgate romane, viste come centro della storia, da cui prende spunto un doloroso processo di crescita. Nasce insomma il mito del sottoproletariato romano.
Prepara le antologie sulla poesia dialettale; collabora a «Paragone», una rivista di Anna Banti e Roberto Longhi. Proprio su Paragone, pubblica la prima versione del primo capitolo di «Ragazzi di vita». Angioletti lo chiama a far parte della sezione letteraria del giornale radio, accanto a Carlo Emilio Gadda, Leone Piccioni e Giulio Cartaneo. Sono definitivamente alle spalle i difficili primi anni romani.
Nel 1954 abbandona l'insegnamento e si stabilisce a Monteverde Vecchio. Pubblica il suo primo importante volume di poesie dialettali: «La meglio gioventù». Nel 1955 è pubblicato da Garzanti il romanzo «Ragazzi di vita», che ottiene un vasto successo, sia di critica sia di lettori. Il giudizio della cultura ufficiale della sinistra, e in particolare del PCI, è però in gran parte negativo. Il libro sarà definito intriso di «gusto morboso, dello sporco, dell'abbietto, dello scomposto, del torbido...».
La Presidenza del Consiglio (nella persona dell'allora ministro degli interni, Tambroni) promuove un'azione giudiziaria contro Pasolini e Livio Garzanti. Il processo dà luogo all'assoluzione «perché il fatto non costituisce reato». Il libro, per un anno tolto alle librerie, sarà dissequestrato.
Pasolini diventa però uno dei bersagli preferiti dai giornali di cronaca nera; accusato di reati al limite del grottesco: favoreggiamento per rissa e furto; rapina a mano armata ai danni di un bar limitrofo a un distributore di benzina a S. Felice Circeo.
La passione per il cinema lo tiene comunque molto impegnato. Nel 1957, insieme a Sergio Citti, collabora al film di Fellini, «Le notti di Cabiria», stendendone i dialoghi nella parlata romana, poi firme sceneggiature insieme a Bolognini, Rosi, Vancini e Lizzani, col quale esordisce come attore nel film «Il gobbo» del 1960.
In quegli anni collabora anche alla rivista «Officina» accanto a Leonetti, Roversi, Fortini, Romanò, Scalia. Nel 1957 pubblica i poemetti «Le ceneri di Gramsci» per Garzanti e, l'anno successivo, per Longanesi, «L'usignolo della Chiesa cattolica». Nel 1960 Garzanti pubblica i saggi «Passione e ideologia», e nel 1961 un altro volume in versi «La religione del mio tempo».
Nel 1961 realizza il suo primo film da regista e soggettista, «Accattone». Il film sarà vietato ai minori di anni 18 e susciterà polemiche alla XXII mostra del cinema di Venezia. Nel 1962 dirige «Mamma Roma». Nel 1963 l'episodio «La ricotta» (inserito nel film a più mani «RoGoPaG»), è sequestrato e Pasolini imputato per reato di vilipendio alla religione dello Stato.
Nel 1964 dirige «Il vangelo secondo Matteo»; nel 1965 «Uccellacci e Uccellini»; nel 1967 «Edipo re»; nel 1968 «Teorema» nel 1969 «Porcile»; nel 1970 «Medea»; tra il 1970 e il 1974 la triologia della vita, o del sesso, ovvero «Il Decameron», «I racconti di Canterbury» e «Il fiore delle mille e una notte»; per concludere col suo ultimo «Salò o le 120 giornate di Sodoma» nel 1975.
Il cinema lo porta a intraprendere numerosi viaggi all'estero: nel 1961 è, con Elsa Morante e Moravia, in India; nel 1962 in Sudan e Kenia; nel 1963 in Ghana, Nigeria, Guinea, Israele e Giordania (da cui trarrà un documentario dal titolo «Sopralluoghi in Palestina»).
Nel 1966, in occasione della presentazione di «Accattone» e «Mamma Roma» al festival di New York, compie il suo primo viaggio negli Stati Uniti; rimane molto colpito, soprattutto da New York.
Nel 1968 è di nuovo in India per girare un documentario.
Nel 1970 torna in Africa: in Uganda e Tanzania, da cui trarrà il documentario «Appunti per un'Orestiade africana».
Nel 1972, presso Garzanti, pubblica i suoi interventi critici, soprattutto di critica cinematografica, nel volume «Empirismo eretico».
Essendo ormai i pieni anni settanta, non bisogna dimenticare il clima che si respirava in quegli anni, ossia quello della contestazione studentesca. Pasolini assume anche in questo caso una posizione originale rispetto al resto della cultura di sinistra. Pur accettando e appoggiando le motivazioni ideologiche degli studenti, ritiene in fondo che questi siano antropologicamente dei borghesi destinati, in quanto tali, a fallire nelle loro aspirazioni rivoluzionarie.
Tornando ai fatti riguardanti la produzione artistica, nel 1968 ritira dalla competizione del Premio Strega il suo romanzo «Teorema» e accetta di partecipare alla XXIX mostra del cinema di Venezia solo dopo che, come garantito, non ci saranno votazioni e premiazioni. Pasolini è tra i maggiori sostenitori della «Associazione Autori Cinematografici» che si batte per ottenere l'autogestione della mostra. Il 4 settembre il film «Teorema» è proiettato per la critica in un clima arroventato.
L'autore intervenì alla proiezione del film ribadendo che il film si trovava alla Mostra solo per volontà del produttore ma, in quanto autore, pregò i critici di abbandonare la sala, richiesta che non fu rispettata. La conseguenza fu che Pasolini si rifiutò di partecipare alla tradizionale conferenza stampa, invitando i giornalisti nel giardino di un albergo per parlare non del film, ma della situazione della Biennale.
Nel 1972 decide di collaborare con i giovani di Lotta Continua, e, insieme ad alcuni di loro, tra cui Bonfanti e Fofi, firma il documentario 12 dicembre.
Nel 1973 comincia la sua collaborazione al «Corriere della sera», con interventi critici sui problemi del paese. Presso Garzanti, pubblica la raccolta di interventi critici «Scritti corsari» e ripropone le poesia friulana in una forma del tutto peculiare sotto il titolo di «La nuova gioventù».

 La mattina del 2 novembre 1975, sul litorale romano di Ostia, in un campo incolto in via dell'idroscalo, una donna, Maria Teresa Lollobrigida, scopre il cadavere di un uomo: Pier Paolo Pasolini. Nella notte i carabinieri fermano un giovane, Giuseppe Pelosi, detto "Pino la rana" alla guida di una Giulietta 2000 che risulterà di proprietà di Pasolini. Il ragazzo, interrogato dai carabinieri e di fronte all'evidenza dei fatti, confessa l'omicidio.
Racconta di aver incontrato lo scrittore presso la Stazione Termini e che, dopo una cena in un ristorante, si sono appartartati con l'Alfa nel campetto da calcio, vicino alla porta. Tra i due inizia un rapporto essuale che però s'interrompe.
Pino scappa e l'uomo gli corre dietro. Il ragazzo scivola e cade sulla schiena, l'uomo lo raggiunge, e quando lui cerca di divincolarsi lo colpisce alla testa col bastone, Pino scappa ancora e l'uomo lo colpisce di nuovo. Allora il ragazzo vede in terra una tavoletta e la rompe sulla testa dell'uomo, poi gli sferra due calci al basso ventre, lo prende per i capelli e lo colpisce anche in faccia, ma niente, l'uomo barcolla ma non s'arrende, ringhia:
Ti ammazzo...!
Allora Pino perde il controllo e lo colpisce con la tavoletta finché Paolo cade a terra.
Scappa con l'Alfa, si ferma alla fine della strada a una fontanella per sciacquarsi dal sangue, poi riparte.
La gazzella dei carabinieri vede passare l'Alfa 2000, di corsa e contromano, e inizia l'inseguimento. Pier Paolo Passolini è stato ucciso da un ragazzo che aveva adescato per avere un rapporto omosessuale a pagamento.
Il processo che ne segue porta alla luce retroscena inquietanti. Piero Pelosi sarà condannato, unico colpevole, per la morte di Pasolini. Il corpo di Pasolini è sepolto a Casarsa.

il giorno della mia morete

 

In una città, Trieste o Udine,
per un viale di tigli,
quando di primavera
le foglie mutano colore,
io cadrò morto
sotto il sole che arde,
biondo e alto,
e chiuderò le ciglia
lasciando il cielo al suo splendore.

Sotto un tiglio tiepido di verde,
cadrò nel nero
della mia morte che disperde
i tigli e il sole.
I bei giovinetti
correranno in quella luce
che ho appena perduto,
volando fuori dalle scuole,
coi ricci sulla fronte.

Io sarò ancora giovane,
con una camicia chiara,
e coi dolci capelli che piovono
sull'amara polvere.
Sarò ancora caldo,
e un fanciullo correndo per l'asfalto
tiepido del viale,
mi poserà una mano
sul grembo di cristallo.

IL PIANTO DELLA SCAVATRICE 1

 I -
Solo l'amare, solo il conoscere
conta, non l'aver amato,
non l'aver conosciuto. Dà angoscia

il vivere di un consumato
amore. L'anima non cresce più.
Ecco nel calore incantato

della notte che piena quaggiù
tra le curve del fiume e le sopite
visioni della città sparsa di luci,

scheggia ancora di mille vite,
disamore, mistero, e miseria
dei sensi, mi rendono nemiche

le forme del mondo, che fino a ieri
erano la mia ragione d'esistere.
Annoiato, stanco, rincaso, per neri

piazzali di mercati, tristi
strade intorno al porto fluviale,
tra le baracche e i magazzini misti

agli ultimi prati. Lì mortale
è il silenzio: ma giù, a viale Marconi,
alla stazione di Trastevere, appare

ancora dolce la sera. Ai loro rioni,
alle loro borgate, tornano su motori
leggeri - in tuta o coi calzoni

di lavoro, ma spinti da un festivo ardore
i giovani, coi compagni sui sellini,
ridenti, sporchi. Gli ultimi avventori

chiacchierano in piedi con voci
alte nella notte, qua e là, ai tavolini
dei locali ancora lucenti e semivuoti.

Stupenda e misera città,
che m'hai insegnato ciò che allegri e feroci
gli uomini imparano bambini,

le piccole cose in cui la grandezza
della vita in pace si scopre, come
andare duri e pronti nella ressa

delle strade, rivolgersi a un altro uomo
senza tremare, non vergognarsi
di guardare il denaro contato

con pigre dita dal fattorino
che suda contro le facciate in corsa
in un colore eterno d'estate;

a difendermi, a offendere, ad avere
il mondo davanti agli occhi e non
soltanto in cuore, a capire

che pochi conoscono le passioni
in cui io sono vissuto:
che non mi sono fraterni, eppure sono

fratelli proprio nell'avere
passioni di uomini
che allegri, inconsci, interi

vivono di esperienze
ignote a me. Stupenda e misera
città che mi hai fatto fare

esperienza di quella vita
ignota: fino a farmi scoprire
ciò che, in ognun, era il mondo.

Una luna morente nel silenzio,
che di lei vive, sbianca tra violenti
ardori, che miseramente sulla terra

muta di vita, coi bei viali, le vecchie
viuzze, senza dar luce abbagliano
e, in tutto il mondo, le riflette

lassù, un po' di calda nuvolaglia.
È la notte più bella dell'estate.
Trastevere, in un odore di paglia

di vecchie stalle, di svuotate
osterie, non dorme ancora.
Gli angoli bui, le pareti placide

risuonano d'incantati rumori.
Uomini e ragazzi se ne tornano a casa
- sotto festoni di luci ormai sole -

verso i loro vicoli, che intasano
buio e immondizia, con quel passo blando
da cui più l'anima era invasa

quando veramente amavo, quando
veramente volevo capire.
E, come allora, scompaiono cantando.

 TORNIAMO AL PRESENTE

 

AGGIUNGERE ,SONO STATO LUNGO..... FOLLE....

MA RIGUARDATEVI STO VIDEO

http://www.youtube.com/watch?v=ET-fpHjwRwg&feature=related

luciano

STA UN GIORNO DI FESTA.....

IL POST ARRIVERA'''''''''

RICUARDA QUEL VIDEO

http://www.youtube.com/watch?v=ET-fpHjwRwg&feature=related

E IDEM

PER VOI...........

'

Non c'è figlia della Bellezza
d'un incanto simile al tuo;
come musica sulle acque
la tua voce è dolce per me:
quando, come se avesse posa
l'oceano ammaliato a quel suono,
scintillano calme le onde,
placati i venti sembrano sognare:
e la luna di mezzanotte
tesse una trama lucente sul mare
che lieve solleva il suo petto
come un fanciullo addormentato:
così l'anima a te s'inchina
per ascoltare ed adorarti,
con emozione profonda e soave
come d'estate l'onda dell'oceano.

George Byron
E tutto insieme, tutte le voci,
tutte le mete, tutti i desideri,

tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male,
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita.

Siddharta Hermann Hesse


 
 
 
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ROSSO FOTO di ROSSO VENEXIANO

SENZA FRETTA

LA VITA E' COSI' PICCOLI ISTANTI CHE DANNO ANCORA UN SENSO A QUESTA NOSTRA  FRAGILE  REALTA'LA VITA E' COSI' VIVILA SENPRE E PRIMA O POI  ALL'IMPROVVISO ANCORA TI SORPRENDERA'

SOGNARE E' LECITO 

 

 

 
 

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