Creato da AndyilMatto81 il 25/10/2006
le avventure e la vita di uno qualunque

 

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La Porta dei Sogni

Post n°232 pubblicato il 16 Novembre 2007 da AndyilMatto81
 

Eravamo in tanti, c'è chi diceva che eravamo in fila per 6 col resto di due, chi diceva che eravamo in mille, chi in 300.
C'era un po' di confusione storica, ma eravamo veramente in tanti, più di quello che la nostra mente potesse immaginare.
Eravamo in fila, fermi da ore, mentre il mondo intorno a noi continuava a girare.
Le facce di quelli davanti erano tristi e non si sapeva il perchè, mentre le facce di di quelli che erano dietro erano allegre e spensierate, ma anche per loro non si sapeva il perchè.
Come al solito ero li a farmi troppe domande, ma osservavo attentamente quello che accadeva intorno.
Sapevamo di essere li in attesa di arrivare ad una porta enorme, stile castello di dracula nell'oscura transilvania, ma nessuno di noi sapeva cosa c'era oltre.
Coloro che entravano, dopo non li si vedeva più.
c'era chi diceva che da li non si usciva, chi invece che era una sorta di paradiso in terra.
C'era chi giurava di aver rivisto in giro il vecchio Elvis, anch'egli entrato per quella porta il 16 Agosto 1977, e questo fatto dava speranza ai pessimisti, a coloro che pensavano che oltre la porte ci attendesse la morte.
Mentre eravamo in attesa di non si sa bene che cosa, passava ogni tanto un cameriere che cercava di alleviare lo stress da attesa portandoci da bere.
Intento a sorseggiare il mio Havana 7, non pensando alla stanchezza che iniziava a pesare sulle gambe, la mia attenzione fu rapita dallo sguardo di una ragazza 7 posti avanti a me.
Capelli biondi,occhi verdi, alta 1.70, centimetro più centimetro meno.
Bellissima, enigmatica e un po' misteriosa, sguardo intenso. Doveva avere circa 23 anni.
Volevo raggiungerla ma gli sguardi delle 6 persone che ci separavano lasciavano intendere che non sarei passato di li tanto facilmente.
Rassegnato rimasi al mio posto a fissarla credo 10 minuti o forse un'ora, non saprei dirlo con certezza, la percezione del tempo in quei momenti era alterata dall'estenuante attesa. Finalmente arrivammo alla porta.
Era molto più grande di quello che immaginavo, e più ci avvicinavamo più la tensione saliva.
tra i miei compagni di attesa c'era chi era eccitato per la curiosità e chi piangeva per la paura di qualcosa di sconosciuto.
Poi c'era lei la "mia bella amica sconosciuta", in uno stato di calma almeno apparente, e c'ero io che incurante dell'avvicinarsi del mio turno continuavo imperterrito a fissarla.
Non c'era più tempo per i pensieri, eravamo in fila per due pronti ad entrare.
Era il turno della ragazza misteriosa.
Tirò un sospirò e si girò incrociando il mio sguardo come se avesse saputo che ero rimasto tutto il tempo a fissarla, e abbozzando un sorriso si rigirò per scomparire dietro l'immensa porta.
Toccava a me, ero pronto ad entrare con il mio compagno di fila.
Mi era toccato un uomo di colore avanti con gli anni, poteva essere mio nonno.
Mi guardò con l'aria di chi da li a poco avrebbe voluto attaccar discorso e magari raccontarmi della Seconda Guerra Mondiale o di quando prestava servizio in Vietnam.
Finalmente oltrepassammo la porta e con gran stupore ci ritrovammo in un'enorme sala d'attesa con due sole poltrone.
Ci guardammo in faccia e non avendo altro da fare ci sedemmo.
"Charles Edward Anderson Berry, Nice to meet you." Fu il vecchio a rompere il ghiaccio.
Come immaginavo era statunitense, di St. Louis nel Missouri.
A prima impressione era un tipo invadente, non stava zitto un attimo, irritante, quasi antipatico.
Quasi obbligato rimasi in silenzio ad ascoltarlo raccontare la sua vita.
Da giovane era un ribelle, con una forte tendenza alla delinquenza, tanto da aver passato diverso tempo in riformatorio per una rapina.
Mi raccontò di quando per vivere iniziò a farsi un nome nella musica.
"La vita va avanti. Ottantuno anni sono andati e mi sento ancora bene. Non ci sono parole per descrivere come io sia felice! Ragazzo la cosa che più voglio fare e andare in vacanza, tornare a casa e continuare a suonare perchè e parte della mia anatomia...Nella vita bisogna andare avanti felici".
Mi sorprendeva come quest'uomo a quell'età avesse tutta quella carica, aveva ancora le idee chiare.
Improvvisamente si aprì una porta alle nostre spalle ed una voce ci invitò ad entrare.
La realtà che si presentò ai nostri occhi era quella di un tipico locale anni 60. Tavolini e sedie, opposto al bancone sul fondo del locale, un palco.
Mi si illuminarono gli occhi quando vidi una vecchia chitarra elettrica e un ampli.
Ero pronto a salire per far vedere al nonno che non era l'unico che sapesse suonare, ma la voce del vecchio Charles mi gelò.
"Ora ti facciò sentire io la vera musica!"
Il vecchio salì sul palco ed una voce annunciò:
"Signore e Signori un evento storico, dopo anni di assenza dalle scene live, il Fillmore è lieto di ripresentarvi, il re del Rock and Roll, Mr. Chuuuuuuck Berryyyyyy!!!!!!"
Non potevo crederci, ero stato ore a contatto con la storia della musica e non lo sapevo.
Charles Edward Anderson Berry, Chuck Berry.
Il palco si riempì con i musicisti storici di Berry tra cui il funambolico batterista Fred Below.
Partirono a ripetizione Maybelline, Roll Over Beethoven, Too Much Monkey Business, Thirty Days, No Money Down, Rock And Roll Music, Sweet Little Sixteen, School Day, Almost Grown,
per finire con la celebrazione di se stesso come primo eroe del Rock and Roll in Johnny B. Goode.
"Ragazzo oggi hai visto la musica, oggi hai vissuto la storia"
I miei sensi erano stati rapiti dalla magia che Berry aveva creato con la sua musica.
Avevo anche dimenticato di essere li in attesa di qualcosa di sconosciuto.
"Ora vai...nella vita bisogna andare avanti felici!"
Andai via dal Fillmore, che poi non era il vero Fillmore, dalla stessa porta da cui ero entrato e rimasi stupito quando mi resi conto che fuori era cambiato praticamente tutto.
Non più la stanza bianca con due poltrone ma una stupenda spiaggia bagnata dall'oceano, e un casino di gente felice.
In estasi per un tramonto mai visto prima, una mano afferrò la mia. Era la ragazza della fila.
"Non fare domande" e tenendomi la mano mi portò di nuovo verso il Fillmore.
Era bellissima, una bellezza alla Scarlett Johansoon, era impossibile che stesse tenendo me per mano.
Ci fermammo all'entrata, la porta si spalanco, e lei tenendomi ancora la mano mi sussurrò all'orecchio: "Vieni con me...Nella vita bisogna andare avanti felici!"

 
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Rispondi al commento:
Stella.851
Stella.851 il 16/11/07 alle 16:57 via WEB
Che bello... sei proprio bravo... buon week and luca, io domattina ci sono, magari ci becchiamo su msn ok?! UnBacioneeee
 
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