Creato da: nye.oldham il 19/06/2011
storia, arte, letteratura e scienze

 

 
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Ugo Foscolo, Dell' origine e dell'ufficio della Letteratura

Post n°42 pubblicato il 01 Dicembre 2011 da nye.oldham

Nel 1808 Ugo Foscolo fu nominato alla cattedra di Eloquenza all'Università di Pavia e nel mese di gennaio successivo pronunciò l' Orazione " Dell'origine e dell'ufficio della Letteratura" come prolusione al corso di Eloquenza. Era il 22 gennaio del 1809. E circa dieci mesi dopo la cattedra sarebbe stata soppressa dalle autorità. Per intanto, il poeta che pur nell'indipendenza politica viveva di una profonda ed inesauribile passione civile, con grande veemenza, pronunciò il suo testo esemplare. E se pure già allora avesse avuto certezza dell'incombente rottura e della brevità, dunque, del suo mandato didattico, egli  avrebbe profuso ancor più ardore nel suo eloquio. Perchè la Cultura è attenta ai bisogni del popolo, è consapevole della sua missione e del suo impegno sociale. Perchè Foscolo, esponente di rango del mondo intellettuale, non avrebbe lasciato nulla di intentato per il bene delle giovani generazioni in cui , egli giovane ancora fra i giovani, riponeva fiducia e speranza. Il poeta, cui era chiaro il valore educativo degli esempi di uomini illustri e delle nobili gesta, non mancò di curarne menzione con una prosa sostenuta e magniloquente nei ben 16 capitoli della sua tesi. Una buona parte del discorso è dedicata alla importanza della parola in quanto strumento e veicolo della conoscenza. Solo il sapere prepara l'uomo ad una vita degna: emancipandolo dalla barbarie , dalla ignoranza e dalle superstizioni e aprendolo al vero. E la comunicazione letteraria, fondata su quella linguistica consente un'adeguata codificazione legislativa indispensabile al vivere civile. Il testo non manca di proporre esempi illustri dell'antica oratoria greca e romana e, nella perorazione finale, procede con il ricordo appassionato dei grandi italiani come Dante, Machiavelli, Galileo e Tasso. L'impeto di persuasione, tipico del Foscolo, in questo discorso è rivolto più che mai alle giovani generazioni e alle famiglie. L' autore manifesta la preoccupazione dell'influsso che la Letteratura può avere sulle passioni e sull'opinione dei cittadini e delle famiglie e in particolare sui giovani. Perchè se la natura ed i costumi non riescono a tutelare e preservare la gioventù, la bellezza dall'usura delle passioni è vero però che la Letteratura può nutrire le passioni meno nocive. Essa può, altresì, correggere e ammaestrare con la storia e gli esempi di uomini grandi e di nuclei familiari meritovoli. Quindi, "che i cuori di giovinetti e fanciulle vengano stimolati con le buone letture ed educati a riconoscere i difetti da scongiurare ed il bello, il vero morale da perseguire!" 

 
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