La Pinacoteca di Brera è situata nella località milanese già denominata Brayda(terreno incolto) del Guercio fin dalla antichissima latinità aurea. Occupa, contestualmente all'Accademia di Belle Arti, l' omonimo Palazzo di Brera. L'edificio, gestito per circa quattrocento anni dagli Umiliati, fu destinato nel 1571 a Collegio dai Gesuiti che ne affidarono la ristrutturazione prima all'architetto Martino Bassi (1542-1591) e quindi a Francesco Maria Richini (o Ricchino) (1584-1658) che diede l'impronta definitiva alla struttura sottoposta ad ulteriore ampliamento solo nel XVIII secolo. Infatti il Palazzo, che dal 1773 aveva guadagnato la laicità, fu poi arricchito del portale con colonne doriche sul lato prospettante via Brera. I lavori furono progettati da Giuseppe Piermarini (1734-1808) fra il 1776 e il 1784. Piermarini era considerato uno dei più importanti architetti neoclassici. Sempre nel 1776 ottenne la nomina alla Cattedra di Architettura presso l'Accademia e fu tenace e appassionato divulgatore del gusto neoclassico. Nel 1779 fu incaricato Imperial Regio Architetto mentre già fra il 1776 e il 1778 si uccupò della realizzazione del Teatro alla Scala di Milano. Anche questa opera rivela la " grammatica architettonica" del grande artista che si rifaceva all'antichità classica. E come ogni architetto neoclassico del suo tempo egli stesso si era formato copiando ed emulando dal vero le antiche vestigia romane. Infatti, come sempre è avvenuto per gli operatori tanto delle arti maggiori che di quelle minori è imprenscindibile la pratica e lo studio dei grandi artisti che li hanno preceduti. Bene lo sapeva l' Imperatrice S.R.I. Maria Teresa d' Austria (1717-1780) che volle la Pinacoteca accanto all'Accademia di Belle Arti prescrivendo che le collezioni delle molteplici opere fossero destinate alla preparazione degli studenti. Era il 1776 e alle peculiari finalità didattiche del Museo, che andava acquisendo una sempre maggiore statura internazionale, vennero associate definitivamente quelle caratteristiche espositive tipiche delle grandi strutture museali moderne. Dal 1805 Brera, ormai entità statale, a differenza delle grandi collezioni private del territorio italico, cercò di perseguire anche se con alterna fortuna ma con tenace costanza un sempre maggiore numero di opere che provenivano dai territori conquistati, da istituzioni religiose soppresse o delocalizzate e naturalmente da lasciti e donazioni. Affollano, quindi, le sue gallerie raccolte di dipinti sacri di grandi dimensioni. Giuseppe Bossi, poi, Segretario dell'Accademia dal 1801, operò una continua acquisizione di ritratti e autoritratti e opere diversificate fra cui lo " Sposalizio della Vergine" di Raffaello, la " Crocifissione" del Bramantino. Ma Brera può vantare anche lavori di Van Dyck, Rubens, Rembrandt. O, ancora, regala al visitatore la fruizione di deliziosi affreschi antichi, splendide opere novecentesche fra cui Boccioni, Braque, Carrà, Morandi e dipinti realizzati da allievi della stessa Accademia divenuti professionisti di spessore internazionale che hanno magnificato l'eccellenza dell'Istituto nel mondo.