Nel 1588 Heinrich Bunting (1545-1606) aveva pubblicato un libro di commento alla " Sacra Scrittura" che, fra le altre xilografie, conteneva un'illustrazione molto particolare dell'Europa. Il nostro continente, infatti, raffigurato " in forma virginis" mostrava una figura di fanciulla sovrapposta al contorno delle sue coste. Dove i profili della giovane rimandavano esplicitamente ad una immagine imperiale il cui capo coincideva con la penisola iberica e recava sulla corona la scritta " Hispania". La metafora, comprensibile perfino ai più ingenui, era nostalgica e in profonda sintonia con i tempi e il sentire comune e obbediva alla necessità di una comunicazione sintetica e immediata quale solo quella per immagini e icone può favorire . Si trattava di una riproduzione aggiornata di un altro soggetto allegorico, beneaugurale e propagandistico di un' Europa unita. La figura era stata incisa, molti anni prima, nel 1537 da Johann Putsch in onore del fratello dell' Imperatore Carlo V e recava i tratti inequivocabili della moglie dello stesso imperatore: Isabella di Portogallo. E ancora altri simboli assolvevano il compito di palesare il programma espansionistico imperiale dettato non dall'ambizione personale di Carlo bensì dal bisogno di pace, unità e dall'urgenza di diffondere la fede cattolica: un sogno legittimo e antico di secoli che si perpetuava e trovava nuovo vigore nelle menti e nei cuori delle generazioni successive di sudditi e sovrani. Infatti molteplici erano gli esempi di narrazione dello status politico della geografia del tempo con affreschi belli ed esplicativi come quelli del palazzo di Caprarola o preziosi mappamondi istoriati d'ogni forgia e materia recanti disegni simbolici delle terre allora conosciute e dominate e governate dalle alte maestà europee. Matthias Quad, come Bunting e Putsch, approntò un'immagine fenninile dell'Europa serena " tranquilla e dominante". Questa incisione stamapta a Colonia, nel 1587 era rivolta a Rodolfo II d'Asburgo (1576-1612): un imperatore sensibile e conservatore. Egli non faceva mistero del suo antico sogno di riunire sotto la sua egida il continente finalmente pacificato. Così, artisti e monarchi, con la complicità di una ricca simbologia corredata e sostenuta anche da una raffinata e opulenta letteratura ereditata per lo più dal passato, non mancarono di propagandare le proprie idee sia che fossero conservatrici o innovatrici. E tanto l'arte sacra che civile, nel tempo, hanno sempre accompagnato o rincorso il potere. Le arti grafiche, poi, e la possibilità di replicare a mezzo stampa ogni tipo di testo o di messaggio, hanno aperto l'era dell'acquisizione veloce di quella conoscenza indispensabile al progresso della civiltà e che, seppure con alterne vicende, ha favorito più spesso il potere illuminato, costruttivo e giusto. Cristina Ametrano