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Giuseppe Santostefano 31/07/1973

Post n°3 pubblicato il 21 Luglio 2006 da Davide_AGL1
Foto di Davide_AGL1

Reggio Calabria è ancora oggi il simbolo dell'unica, autentica e coraggiosa rivolta popolare contro il regime corrotto dei partiti. Una città tradita e abbandonata, come lo sono la maggior parte delle città del Sud, mantenute in uno stato di sudditanza politica e amministrativa dal potere politico-mafioso. Reggio però, nel luglio del 1970, ha il coraggio di ribellarsi e la sua rivolta è tanto clamorosa, quanto corale e durissima. La miccia è innescata dalla designazione di Catanzaro a capoluogo regionale, ma i motivi sono molto più profondi e radicati. La risposta dello Stato alla rivolta è la repressione più dura e spietata. La città viene messa in stato di assedio come se si trattasse di un'enclave nemica. Migliaia di poliziotti, carabinieri e poi anche l'esercito coi blindati, vengono impiegati per sedare i moti popolari.
Il 15 luglio, durante una carica della polizia, muore l'operaio Bruno Labate. Il 17 settembre le Forze dell'ordine assaltano con fucili e mezzi blindati il quartiere Sbarre, roccaforte dei "boia chi molla" capitanati dal sindacalista della Cisnal Ciccio Franco. Un altro reggino, Angelo Campanella, muore colpito da un proiettile. Ciccio Franco viene arrestato e, insieme ai capi della rivolta, deportato a Bari. Solo nel marzo del 1971 i blindati, le centinaia di arresti, i rastrellamenti e le perquisizioni a tappeto riportano "l'ordine" a Reggio.
Se un decimo di queste misure fossero state adottate negli anni successivi, a Milano o a Roma, contro le organizzazioni armate della sinistra, il tragico elenco di morti di queste pagine potrebbe essere ben più corto.
Ma se una rivolta si può sedare la rabbia non si cancella. Così Reggio non dimentica e alle elezioni del 1972 vota in blocco per il MSI ed elegge Ciccio Franco senatore. In tutta la città le sedi dei partiti "romani" sono deserte. Solo i comunisti, abituati alla guerriglia partigiana, mantengono una loro struttura semiclandestina e armata, fungendo così, negli anni a venire, da cavallo di Troia per il ritorno in grande stile della partitocrazia, della corruzione, delle tangenti... Così, a poco più di un anno dalle elezioni che hanno sancito il trionfo del MSI, i comunisti danno "un segnale" della loro presenza politica assassinando uno dei più attivi sindacalisti della Cisnal, Giuseppe Santostefano, di 50 anni. E' il 31 luglio 1973 quando, durante un comizio del Partito comunista, il sindacalista viene aggredito da un gruppo di militanti rossi. Muore poche ore dopo senza riprendere conoscenza. La sua scomparsa e l'impunità dei suoi aggressori sanciscono la definitiva sconfitta di Reggio.

 
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