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Web, unica trappola?

Post n°61 pubblicato il 17 Gennaio 2010 da appestato.am

Il ridicolo delle università non è mai esaminato, altro che internet

 

Maggiani_manzoni_blog

 

La discussione sull'uso del web procede bene. Oggi Miguel Gotor dell'Università di Torino, ha scritto un bel saggio sul "Sole", "Il filo della Storia smarrito nella Rete". Pone un problema specialistico non secondario: "...chi e come filtra gli archivi che vanno on line?".

Domanda: come si controllano i saggi che docenti universitari dalla molta prosopopea e dalla poca accortezza pubblicano per mantenere la cattedra? Lo dicevo con un insegnante ormai fuori ruolo per età, e con un prestigioso passato. Non ha contestato la mia opinione. Negli Usa la produzione scientifica dei docenti è esaminata di continuo. Da noi non si fa nulla.

Da noi anzi si fa di peggio. Si creano cattedre non per giovani, ma per pensionati che mai hanno insegnato in precedenza neppure in una scuola media. E' un  sistema ridicolo, che umilia la cultura italiana. La cui sorte è affidata agli amministratori privati che finanziano gli atenei di periferia, ricavandone in cambio non effimero prestigio, ma ben precisi favori.
Fermiamoci alla constatazione, senza scendere in dettagli che non tutti possono decifrare non conoscendo i contesti in cui essi fioriscono. Di cose da dire e chiarire ce ne sono parecchie, eccome.

Web e giornali. Anna Masera nella sua odierna rubrica a p. 26 della "Stampa", scrive nel titolo: "Ma la carta resta indispensabile", riprendendo una ricerca americana.
Da cui emerge che si può aggregare soltanto ciò che si stampa. Giusto. Due riflessioni personali (se la definizione non è troppo ambiziosa). C'è  forse più gente che legge a scrocco i giornali al bar, di quanta sfrutti le edizioni on line. Però si vogliono tassare gli strumenti elettronici, e non le consumazioni al caffè.

Giornali stampati. Se un foglio scrive una cosa inesatta, e voi glielo fate osservare con tanto di nome e cognome, vi censurano. Il web avrà commentatori ispidi ed anonimi, ma qualcosa fa.
La "Stampa" non mi pubblicò una lettera sopra un articolo relativo ad un passo di Leopardi, frainteso da Sebastiano Vassalli (2008).

Vorrei scriverne un'altra oggi sopra l'articolo della "Stampa" firmato da Maurizio Maggiani, dove parla della mia terra, la Romagna, delle sue "piade e piadine" (piada è la parola giusta, piadina l'orribile nome industriale che ha corrotto la parola giusta nell'uso comune), la Romagna che ogni anno ricorda la "trafila garibaldina". Dalla quale Maggiani parte per chiedersi chi abbia la colpa di aver rubato agli italiani l'epopea del Risorgimento.

Maggiani pone tra i sospettati anche Manzoni, uno che allora (durante il Risorgimento), "dava alle stampe una storia secentesca sul ruolo della Provvidenza Divina come dispensatrice di Giustizia".
Quella storia, se Maggiani mi perdona l'impertinenza che limito al blog (rinuncio alla lettera che sarebbe cestinata), non è come lui la sintetizza qui. E Manzoni è un gran bell'intellettuale vissuto fra Lumi e conversione. Non lo si può liquidare miserevolmente, come lui ha fatto, inebriato dal ricordo della "piada e piadina" della mia Romagna.

Gianni-riotta Da vecchio manzoniano sono rimasto più amareggiato che stupito. Pazienza, è un'opinione fortunatamente non espressa sul web, altrimenti Gianni Riotta avrebbe fatto faville.

[17.01.2010, anno V, post n. 25 (1116), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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