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storie di natale

Post n°19 pubblicato il 22 Novembre 2010 da babbonatale2005

La ragazza è Cristiana. No, non è cristiana realmente, solo di nome.
Una ragazza normalissima, sedici anni,occhi azzurri e capelli neri. Non sarebbe un personaggio molto interessante e niente ci obbligherebbe a seguirlo, se non fosse la protagonista della storia che vi apprestate a leggere.
E lei è proprio in cima a quella scalinata di pietra,con addosso solo una vestaglia. Nient’altro.

Discende i gradini lentamente, tremolante come una foglia. Ad aspettarla in fondo c’è quell’uomo con la tunica nera e il cappuccio che la invita a sdraiarsi. Sull’altare.
E così Cristiana scende,un gradino per volta,attenta,guardando fissa i piedi nudi. L’uomo la prende per mano e l’aiuta a scendere gli ultimi gradini. Le toglie la veste.
Cristiana sente un brivido scenderle lungo la schiena, mentre l’uomo con la tunica la fa sdraiare sull’altare di pietra e la fissa per i polsi e le caviglie.
E così Cristiana si ritrova, senza sapere come, legata, pancia in su, su quell’altare di fredda pietra, completamente nuda. Mentre quell’uomo la guarda,quell’uomo di cui lei non riesce a vedere il volto,nascosto dal cappuccio nero. Non vede neppure le fessure per gli occhi, ammesso che ci siano.
Eccone altri scendere dalla scalinata per venire intorno a lei.
La stanza è enorme, fredda e terribilmente vuota. Sembra una grossa cattedrale.
Uno degli incappucciati prende una specie di pennello e lo porta alla fronte di lei. Cristiana si sente segnare qualcosa che le sembra una croce. Rovesciata.
Chiude gli occhi sperando di non vedere più niente. Sperando di non vedere più quegli orribili incappucciati. Ma è impossibile,li vede lo stesso anche ad occhi chiusi,perché sono nella sua mente. Come se fossero dentro di lei.
Qualcun altro le disegna una linea che parte dalla fronte e scende giù. Scende giù per il collo, nel mezzo al seno e per il ventre. Segue una gamba e scende fino in fondo al piede. Lo stesso per l’altra.
Quando Cristiana trova il coraggio di riaprire di nuovo gli occhi si trova il corpo dipinto pieno di segni e simboli strani. Grida per l’orrore.
Sente un forte dolore al ventre, sempre più forte.
«Il parto sta per avvenire» dice uno degli incappucciati.
“Parto? Ma come ‘parto ’? Come sarebbe?”
Il ventre le si squarcia facendo fuoriuscire fiotti di sangue. Cristiana urla di terrore. Non dolore, terrore. Nel mare di sangue che è il suo addome qualcosa si muove. Una mano.
La creatura esce fuori lentamente, irriconoscibile con tutto quel sangue.
Sta piangendo, quel bel bambino. Sembra deforme, con la testa enorme e il corpo striminzito. E gli occhi neri,grandi e neri.
Sembra un demonio. E infatti ecco che mette fuori un paio d’ali membranose e delle piccole corna sulla sua testa,corna che sembrano farsi sempre più grandi e lunghe.
Cristiana non sa più niente,non appartiene più a questo mondo. Desidera solo chiudere gli occhi e lasciarsi andare al dolce sonno della morte, ed è questo che fa.
Solo che non muore, il Diavolo la tiene sveglia. Il Diavolo,quello con il muso di un caprone e gli zoccoli. Il Diavolo, quello con le corna enormi. Il Diavolo è lì davanti a lei.
Le sorride, con la sua bocca caprina, rivelando gli inquietanti denti aguzzi. Cristiana sente le ginocchia che non la reggono più, e cade a terra sul pavimento di cristallo. Sta nevicando.
La ragazza sente freddo sulla sua pelle nuda, mentre i fiocchi di neve le cadono addosso. Il Diavolo le va vicino, le accarezza i capelli con la sua mano artigliata, le accarezza la pelle candida.
Non è più ferita, non ha più l’orribile squarcio al ventre da cui è fuoriuscita quella creatura, adesso è tutto a posto. Ma lei neppure se ne accorge.
«Alzati» le dice il Diavolo con voce cavernosa. Lei si alza.
Il pavimento è veramente freddo per i suoi piedi nudi.
Il Diavolo la fissa dritta negli occhi e lei fissa Lui, in quegli orrendi bulbi gialli. Lui le mette una mano sotto il mento e l’accarezza dolcemente. Sono in forte contrasto quegli occhi gialli e crudeli con quella mano che coccola teneramente il bel viso di Cristiana.
Il Diavolo parla.
«Come ti chiami?»
La ragazza non sa cosa dire, è troppo estasiata da ciò che sta vivendo. Una specie di sogno.
Alla fine risponde.
«C-Cristiana.»
Il Diavolo continua a carezzarla.
«Hai freddo,Cristiana?»
«Si...si...credo...»
Lui le passa la mano artigliata sul braccio,sente la sua pelle candida e soffice. Cristiana sente i brividi di gelo.
Allora il Diavolo schiocca le dita e magicamente smette i nevicare.
«Chi...Chi sei?»
«Oh, lo sai benissimo chi sono...» risponde il Diavolo. «Ma non preoccuparti,non voglio farti niente.»
Cristiana si sente male. Un forte dolore, un giramento di testa.
«Sai, io non sono così cattivo come mi dipingono.» Solleva l’indice verso l’alto. «E’ solo che lui ha avuto una pubblicità migliore!»
Il dolore aumenta, soprattutto alle tempie. Cade a terra. Allora il Diavolo si china su di lei.
«Sai, mi piaci...sei davvero una bella ragazza.»
Cristiana neppure ascolta quanto il Diavolo le dice, immersa nel suo torpore.
Lui si china ancora di più, le le solleva la testa e la bacia.
La bacia sulle labbra, le sue labbra innocenti. E Cristiana non prova certo ribrezzo al contatto con la bocca del Diavolo,anzi. Prova piacere, un piacere assoluto.
Anche il freddo cessa.
Allora il Diavolo la guarda di nuovo negli occhi. «Tornerò.»

Cristiana si risveglia nel suo letto.
E la storia potrebbe essere semplicemente finita qui,con il più classico dei luoghi comuni,ma sappiamo benissimo che non è così.
Sappiamo che la storia prosegue e che per la bella Cristiana, sedici anni, non è ancora finita.
E allora Cristiana si alza,ricordando appena del sogno dal quale si è appena destata,scende in salotto e...e guarda l’albero di Natale.
Già,è Natale,ecco spiegato il perché titolo. Manca ormai pochissimo al Natale, solo sei giorni.
Cristiana, a dispetto del nome, non è credente, ma va tutti gli anni alla Messa di Natale, e non intende mancare certo quest’anno. Ormai è come una specie di tradizione.
E così, la sera del 24 dicembre,vigilia di Natale,lei si trova nella chiesa del suo paese. E’ con sua nonna Angela, che l’ha sempre accudita fin da piccola e che le vuole un mondo di bene.
E’ una bella chiesa, ricca, addobbata a festa. Un grosso crocifisso di legno campeggia dietro l’altare.
«Guarda» dice nonna Angela, rivolta alla nipote. «E’ Lui che è morto per noi.»
Nonna Angela è sempre stata una donna molto religiosa. Non si perdeva mai la messa della domenica e faceva il possibile per presenziare anche gli latri giorni della settimana. Forse è la donna più pia che esista.
Quanto aveva fatto per la sua unica nipote! Quanto aveva fatto e quanto avrebbe ancora fatto per lei! Forse sarebbe pronta a morire per proteggerla.
La Messa continua, scocca la mezzanotte, arriva il Natale e, alla fine della celebrazione, la Comunione.
E proprio in questo momento le porte della chiesa si aprono di botto. Entrano due uomini vestiti di nero, con una tonaca e un cappuccio in testa.
Tutti si voltano verso di loro. Cristiana, nel vederli, ha il cuore in gola. Si ricorda di cosa le aveva detto il Diavolo. “Tornerò.”
Il prete è costretto a interrompersi.
Uno dei due estrae una pistola e la punta prima a una parte della folla,poi all’altra. Alcuni si alzano e cercano di andare via, altri lottano con la paura incapaci di muovere un muscolo. Cristiana e nonna Angela sono fra questi.
L’uomo in nero parla.
«Chi tra voi non se la sente di prendere una pallottola in fronte per Lui» e indica il crocifisso, «Se ne vada!»
Parla con voce rude e brusca. Per essere più convincente spara due colpi al soffitto. Alcuni calcinacci cadono.
La folla inizia ad andare via, velocemente, ad aggregarsi alla porta, a spingersi violentemente. Cristiana è tra questi. Non vede l’ora di andarsene da quest’incubo.
Quando la folla è uscita e in chiesa restano in tutto una decina di persone - tra cui nonna Angela - l’uomo parla di nuovo, stavolta rivolto al prete,anch’egli rimasto.
«Bene. Mi sono liberato di tutti gli ipocriti, adesso puoi continuare la tua Messa.»
Detto questo se ne vanno entrambi.


di Cagliostro

 
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