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il diario infimo di bartelio

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Post n°89 pubblicato il 18 Luglio 2007 da bartelio
 




Ero sulla barca ma remavo nella direzione sbagliata. Mi stava scoppiando la testa dallo sforzo. Capirete, con la pagaia a mano.
Mio cugino  Bartolomeo mi urlava, "Dai non mollare". E io pagaiavo. Eravamo quasi al centro del fiume. Il fondo della barca era tutto molliccio. C'era un po' d'acqua, anche. Non molta.

Bartolomeo gridava, "cazzo pagaia aspetta, sincrono, non così". Io non avevo esperienze di canoa. Nessuna. Meno che meno su un fiume. In piena, poi. La corrente era forte e noi pagaiavamo. Ogni volta che Barto dava un colpo di taglio con la sua, uno spruzzo mi prendeva in faccia. Lui stava davanti, io dietro.

La gente sulle sponde gridava. Io non capivo una parola. Dev'essere così quando stai su un palco a suonare o parlare. Tu canti suoni parli e la gente ti grida dietro e tu non capisci. Non capisci una mazza e sorridi. Se ti riesce. A me non riusciva.

"Porco cazzo metti dentro la pagaia di taglio porco cazzo Enrico zio porco porcozzio", gridava Bartolomeo. Io non capivo chi ce lo avesse fatto fare. Ma dico. Voglio dire. Metterci in acqua senza esperienza per traversare un fiume bastardo. Perché l'Adda in quel tratto è così. Bastarda. Sembra un'acqua cheta, ma sotto ha i mulinelli. E i cavedani. Mio zio Piero dice che sono le schiene dei cavedani a far muovere l'acqua. Giura che ci sono anche i siluri. Lunghi così.

"Porca troia Enrico così ci fai girare".
"Ma vaffanculo Barto, sei tu che non capisci un cazzo".

Intanto il cartone della barca si sfaldava sempre più. Porcozzio chi ce lo aveva fatto fare. Viaggio premio in Mar Rosso. Per due persone. Io e Bartolomeo? In Mar Rosso? Ma ci vedete? Io avrei preferito andarci con Tania, chiaro. Anche perché come le spiegavo che ci andavo con un uomo. Mio cugino, poi. Era una cosa che non avevamo ancora chiarito, io e Barto.

Dio caro, una barca di cartone e nastro adesivo. Tre rotoli non di più, diceva il bando della gara. La cosa difficile era salirci, attenti che il tutto non si rovesciasse. Poi si trattava di darci dentro. Due e minuti e trentuno, prima sponda raggiunta. Poi ritorno.

"Ziobono non di là" gridava Barto "ci sono le boe, un giro sulle boe". Toccava tornare indietro. Uno sulla riva gridava, "dai marinai che ce la fate". Avrei voluto fargli il dito medio. 

Ritorno ziobono, stavamo tornando, tre minuti e sedici, stavamo tornando verso l'altra riva. Oh non capivo più niente pensavo alla pagaia, la mia e quella di Barto. Sentivo il culo bagnato, i piedi bagnati, merda, mi sembrava di sentire sotto il culo le schiene dei cavadani.

"Ci sono i cavedani in Mar Rosso?"
"Ma che cazzo me ne fotte dei cavedani, porcozzio, pagaia!"

Eravamo quasi a metà. "Fermo fermo", ha gridato Barto, "pagaia senza muovere i piedi o il corpo sennò si sfonda e va tutto a puttane". Non capivo perché dava la colpa a me, come se lui avesse fatto canoa con gli Abbagnale. Ma cazzo, fosse facile pagaiare stando seduti sul niente con l'acqua al culo e nulla su cui far leva. Si fa fatica doppia o almeno credo. Non ho esperienze, dicevo.

A metà fiume lo abbiamo visto. Era come un collo lungo che veniva su dall'acqua. "Cristo che cazzo è" ha gridato Barto.
"Merda puttana non lo so fermo fermo pagaia indietro".

C'era come una specie di pesce enorme con un collo di due metri che emergeva dal fiume. Quasi mi schiantava un ictus. Merda. La gente si era ammutolita sulle rive. Il sole bloccato al centro del cielo. Magari non proprio al centro visto che erano le quattro del pomeriggio. Mi si è asciugato il sudore dalla fronte, anzi: gelato. Il collo lungo si è fermato e ci ha guardato per un momento. Barto si è pisciato addosso. Io ho alzato la pagaia come per darla in testa al coso.

"Cristo cristo gira gira" gridava Barto. Pagaiavamo furiosamente. Ma era tardi. Cristo, con i piedi ho fatto troppa forza. Si è sfrantumato il cristo di fondo barca. Un sacco d'acqua dappertutto. Se fossi stato sullla riva avrei visto due cretini che annaspavano nell'acqua e lentamente si inabissavano.

"Dio ci mangia porco cazzo", gridava Barto che cercava di aggrapparsi al cartone. Io mi sono messo a nuotare come un disperato verso la riva. Nemmeno ho fatto caso se dietro il mostro c'era ancora, se ci stava seguendo o che. Non sapevo, ma aspettavo da un momento all'altro di sentire il morso. Chissà come ci si sente quando ti affondano i denti nella carne, pensavo. Quando ti tranciano le arterie e l'acqua intorno a te si fa tutta rossa. E ce ne vuole a colorare di rosso l'acqua marcia dell'Adda.

Cristo, nuotavo come un disperato. Avrei dovuto aspettare Barto. Forse. Non se l'era cavata mai troppo bene con l'acqua. Ma non ci ho pensato. Ho pensato ai film di Spielberg e ho nuotato come una madonna. Fino alla riva. Se avessi potuto avrei nuotato anche sulla terra.

Ho sbattuto con la mano contro il cemento delle sponde. Mio zio Piero dice che questa cementificazione è una sciagura. Io non so un cazzo, ma quando ho toccato il cemento mi sembrava quasi di aver toccato la più molle delle fiche. Ci avrei affondato la mano.

Ho sentito un sacco di braccia che mi afferravano. Mi tiravano su senza che mi muovessi. Un paio di braccia in canottiera mi schiaffeggiavano. Io non capivo, vedevo il cielo e le teste e queste mani. Un altro ceffone. "Porca troia basta" ho detto e allungato una sberla alla canottiera. Sentivo le voci, tipo "cazzo è sotto shock".
Poi dopo un po' ho visto una specie di sacco di cemento buttato sulla riva. Lo avevano buttato accanto a me bagnandomi con gli schizzi.
"Dio boia basta schizzi di acqua marcia dell'Adda" ho pensato. Ho guardato meglio: non era cemento, era Barto. Era rigido come un baccalà.

Mi sono toccato le gambe, erano ancora al loro posto. Anche Barto era intero. A quanto sembrava. "Cristo ma che è stato" sentivo dire tutt'intorno.

"Barto", ho chiamato, "Barto".

Lui ha girato la testa e mi ha guardato con degli occhi vitrei.

"Mi sa che non ci andiamo a Sharm" gli ho detto.

Barto non mi vedeva, ma ha aperto la bocca e vomitato le alghe dell'Adda. Poi mi ha guardato e ha detto "Capitano Nemo il Nautilus è alla fonda nella baia". Cristo, le allucinazioni. Suo padre gli leggeva sempre Jules Verne, da bambino.

"No niente Sharm quest'anno. Andiamo sul sentiero delle Orobie col CAI", ho pensato prima di perdere conoscenza.

 
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